SALVIAMO L’ORSO DEL TRENTINO

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Il Presidente della provincia di Trento Maurizio Fugatti ha firmato un’ordinanza che condanna a morte un altro orso in Trentino. Incredibilmente questa condanna è stata emessa senza un “processo” visto che ancora non sono chiare le dinamiche che hanno portato l’orso a ferire due persone (erano presenti cuccioli?).
Non è il primo orso che viene condannato a morte in Trentino.Per questo vanno fermati gli abbattimenti “automatici” di tutti gli orsi coinvolti in incontri ravvicinati o incidenti, modificando il testo del Piano D’Azione per la Conservazione dell’Orso sulle Alpi (PACOBACE), che prevede la possibilità di abbattimento anche in caso di orsi che hanno semplicemente fatto ciò che la natura gli ha insegnato.La montagna è la casa degli orsi, con cui si può convivere conoscendo e seguendo semplici regole, come: restare sui sentieri; parlare a voce alta; tenere il proprio cane al guinzaglio;non avvicinarsi alla fauna selvatica;restare fermi e non colpire gli animali in caso dei rari incontri ravvicinati.Queste precauzioni sono tanto più valide quando ci si trova in aree di femmine con piccoli, come la zona dov’è accaduto l’ultimo incidente (dati Provincia Autonoma di Trento, Servizio Foreste e Fauna), e sono l’unico modo per garantire la sicurezza di chi frequenta la montagna.Noi stiamo dalla parte delle persone ma anche dell’orso, per questo vi chiediamo di stare con noi per fare in modo che possa continuare a vivere, libero, nella sua casa, ossia la montagna.Per questo chiediamo al presidente della provincia autonoma di Trento di ritirare immediatamente l’ordinanza che porterebbe alla morte dell’orso.
Per approfondire: “Orsi e coesistenza, una sfida che non si può vincere con gli abbattimenti”.
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Io cane, so riconoscerti anche da una foto

Uno studio dell’Università di Padova ha dimostrato che i cani sono in grado di riconoscere il volto del padrone in fotografia

«Molti pensano che i cani usino prevalentemente l’olfatto per riconoscere persone o altri animali. Eppure, le informazioni visive sono altrettanto, se non più importanti dell’olfatto – spiega il prof. Paolo Mongillo, professore di Fiosiologia ed Etologia Veterinaria all’Università di Padova, tra gli autori dello studio -. Per gli amanti dei cani sembrerà un risultato scontato, ma si tratta delle prime conferme che i cani usino informazioni relative al nostro volto per riconoscerci.
Per gli umani il volto contiene informazioni speciali, elaborate da meccanismi specifici e dedicati del nostro sistema nervoso. Questi studi pongono le basi per capire se anche i cani utilizzino gli stessi meccanismi di elaborazione visiva.»

Nello studio appena pubblicato sulla prestigiosa rivista «Animal Cognition», i cani venivano temporaneamente separati dal loro proprietario. Per ritrovarlo, gli veniva mostrata una fotografia del volto dello stesso e una fotografia del volto di una persona estranea, in due punti diversi di una stanza. La maggior parte dei cani si è avvicinata alla fotografia del loro padrone, invece che all’altra, dimostrando così di avere riconosciuto la persona.

Il Prof Paolo Mongillo coordina il laboratorio DogUP dell’Università degli Studi di Padova, un centro di studio del comportamento, della percezione e delle capacità cognitive dei cani affermato a livello internazionale.

Fonte: Università di Padova