Pene più severe per chi compie reati contro gli animali: la discussione al Senato

reati animali

Nuove tutele per gli animali nel Codice penale: ecco cosa sta succedendo nella Commissione Giustizia del Senato.

Nuove tutele per gli animali nel Codice penale: è questo che potrebbe succedere se arrivasse a buon fine l’esame di nove disegni di legge attualmente in discussione al Senato.

I disegni di legge (ddl) sono all’esame della Commissione giustizia del Senato e la maggior parte di essi ha l’obiettivo di modificare il  Codice penale rafforzando le disposizioni in materia di reati contro gli animali. A questo scopo la Commissione ha fatto ripartire un iter avviato nel 2019 dalla senatrice del Partito democratico Monica Cirinnà.

Oggetto dell’esame è anche il ddl “Proteggi Animali” del senatore Gianluca Perilli, testo molto corposo, composto da 12 articoli, che mira a introdurre una maggiore severità delle pene e delle sanzioni amministrative nei casi di illeciti nei confronti degli animali.

Tra le novità messe in rilievo dall’esponente del Movimento 5 stelle c’è anche la necessità di ostacolare il traffico di cuccioli attraverso l’interdizione per il medico veterinario responsabile del reato. Come è emerso in relazione al sistema milionario dietro al traffico dall’est-Europa, i cuccioli nati all’interno delle Puppy mills per riuscire ad essere movimentati nell’Europa occidentale hanno bisogno di un passaporto, creato con il supporto di veterinari e ufficiali sanitari compiacenti

Il pentastellato Perilli, inoltre, nel presentare il testo alla Commissione ha segnalato come il maltrattamento animale sia connesso alla pericolosità sociale, citando il noto antropologo Arnold Arluke: «Le persone che commettono un singolo atto di violenza sugli animali sono più portate a commettere altri reati rispetto a coloro che non hanno abusato di animali. Come segnale di un potenziale comportamento antisociale – che include ma non si limita alla violenza – atti isolati di crudeltà nei confronti degli animali non devono essere ignorati dai giudici, psichiatri, assistenti sociali, veterinari, poliziotti e tutti coloro che incappano in abusi sugli animali durante il proprio lavoro».

Contrasto alla zoomafia nel Codice penale

Il disegno di legge più recente risale al 2020 ed è stato presentato dalla senatrice Assuntela Messina, la quale ha messo in luce le difficoltà d’azione delle Forze di polizia nel perseguire i reati contro gli animali, sottolineando come queste «rifiutano a volte di intervenire dichia­rando che ciò non rientra nella loro compe­tenza e che il richiedente si deve rivolgere a un altro organo di polizia, magari “specia­lizzato”», uno stato di cose che «determina la mancata o rallentata applicazione delle norme vigenti».

Tra le soluzioni, Messina propone di inserire una spe­cifica norma nel codice di procedura penale e modificare la normativa relativa al­ l’utilizzo degli agenti sotto copertura inse­rendo tra i reati per i quali è possibile il loro utilizzo anche quelli relativi ai reati zoomafiosi quali ma­nifestazioni vietate, scommesse clande­stine, combattimenti tra animali, corse clandestine di cavalli, oltre alla normativa per il contrasto al traffico illecito di cuccioli.

Non solo, Messina chiede di introdurre la zoopornografia come nuova fattispecie di reato, punendo «chiunque compie atti sessuali su animali» o «controlli lo sfruttamento sessuale di animali» con pene che contemplano la reclusione da uno a tre anni e con la multa da 50.000 a 160.000 euro.

Tra i disegni di legge figura però anche uno del senatore leghista Francesco Bruzzone che nella sua proposta di modifica al Codice penale chiede di introdurre il reato di “Associazione con finalità di eco-terrorismo” e con lo scopo di punire «con la reclusione chiunque, assumendo di perseguire finalità di protezione dell’ambiente o degli animali, promuove, costituisce, organizza, dirige o finanzia un’associazione allo scopo di commettere minacce o atti di violenza, con finalità di terrorismo, contro istituzioni o imprese pubbliche o private o contro persone che collaborano con esse».

Il riferimento è chiaramente volto a perseguire le associazioni animaliste che si rendono protagoniste di atti di protesta come quella messa in atto da Greenpeace a Ravenna, con la quale sono stati denunciati gli abusi dell’industria della soia in Italia e nel mondo. In quell’occasione gli attivisti si arrampicarono sui silos di una multinazionale per appendere uno striscione dedicato agli animali in fuga dalla deforestazione.

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