La vita interiore dei gatti: cosa pensano davvero i nostri amici felini di abbracci, felicità e umani

Fanno quello che vogliono, sempre e possono insegnarci molto su come vivere nel presente, essere contenti e imparare dalla nostra esperienza

Ritratto ravvicinato di un gatto nero con gli occhi verdi

IO

Volevo sapere l’esatta quantità di tempo che trascorro a rimuginare sulla vita interiore dei miei gatti, quindi ho fatto quello che fa la maggior parte delle persone nei momenti di dubbio e ho consultato Google. Secondo la mia cronologia di ricerca, nei due anni da quando sono diventato proprietario di un gatto ho cercato su Google variazioni di “gatto mi ama – come faccio a dirlo?” e “il mio gatto è felice” 17 volte. Mi sono anche inavvertitamente iscritto agli aggiornamenti relativi ai gatti dal sito Web Quora, che mi invia un’e-mail con un riepilogo giornaliero. (Esempio: i gatti possono essere arrabbiati o delusi dal loro proprietario? )

Come amo i miei gatti? Lasciatemi contare i modi. Lo schiocco netto della mascella di Larry di tre anni mentre mi contempla con curiosità distaccata è il mio suono preferito al mondo. Amo il tenore e la cadenza dei miagolii del mio gattino di sei mesi Kedi mentre mi segue in giro per casa. (Gli squittii acuti e indignati significano che vuole del cibo; i trilli più bassi suggeriscono che gli piacerebbe giocare.) Amo il peso di Larry sui miei piedi di notte e la carezza graffiante della lingua di Kedi sulla mia palpebra al mattino.

Ma come faccio a sapere cosa pensano e provano davvero questi piccoli ragazzi? Temo che gli autori di elenchi online scritti in caratteri corsivi difficilmente mi forniranno le ultime ricerche scientifiche – e probabilmente stanno solo dicendo quello che pensano che io voglia sentire. Per viaggiare veramente nell’anima felina, dovrò andare alla fonte.

Nonostante il fatto che i gatti siano l’animale domestico più comune nelle famiglie del Regno Unito dopo i cani, ne sappiamo relativamente poco. Ciò, afferma il dottor Carlo Siracusa della School of Veterinary Medicine dell’Università della Pennsylvania, “è in parte dovuto a problemi pratici”.

I cani sono facili da studiare: puoi portarli in un laboratorio e saranno contenti. Ma i gatti sono creature intensamente territoriali. “Il comportamento di un gatto è così modificato dal suo ambiente che se lo sposti in un laboratorio”, dice Siracusa, “quello che vedrai non riflette davvero il normale comportamento del gatto”.

Ma c’è un’altra ragione per cui i gatti sono poco studiati. “C’è uno stigma”, dice Siracusa. I gatti sono stati ingiustamente diffamati per gran parte della storia umana. Nel Medioevo, i gatti erano considerati i compagni delle streghe e talvolta torturati e bruciati. “Sono stati stigmatizzati come malvagi perché ritenuti amorali”, afferma il filosofo e scrittore John Gray, autore di Feline Philosophy: Cats and the Meaning of Life . “Che in un certo senso sono i gatti: vogliono solo seguire la propria natura”.

Quello che sappiamo sulla vita interiore dei gatti domestici è di solito determinato dagli scienziati che conducono studi nelle loro case. Non sorprende che molti di questi scienziati siano proprietari di gatti. “Certo che sono un amante dei gatti”, afferma il dottor Saho Takagi dell’Università di Kyoto . “Quando ho iniziato ad allevare gatti, ero attratto dalla loro misteriosità. Cosa stanno pensando questi gatti? Come percepiscono il mondo? Queste sono le domande che mi motivano nella mia ricerca”. Takagi tiene in mano un gatto nella sua foto sulla rete professionale per scienziati, ResearchGate .

È co-autrice di un articolo, pubblicato il mese scorso, che ha scoperto che i gatti seguono mentalmente le posizioni dei loro proprietari con la loro voce , anche quando non possono vederli. Ai gatti partecipanti allo studio è stato riprodotto l’audio dei loro proprietari che chiamavano i loro nomi. Quando la fonte della voce del loro proprietario si mosse, apparvero i più sorpresi. “Questi risultati suggeriscono che i gatti sono piuttosto preoccupati per i loro proprietari”, afferma. “Potrebbero osservare attentamente ogni azione del loro proprietario, pensando a cosa accadrà dopo”.

Una critica comune rivolta ai gatti è che queste piccole creature capricciose usano gli umani solo per letti caldi e una fonte affidabile di proteine. Ma “i gatti si affezionano alle persone”, dice Siracusa. “Si affezionano anche ad altri animali”. Spiega che i gatti spesso mostrano affetto per vicinanza, se non per interazione fisica, “essendo nella tua stessa stanza o fisicamente vicino a te”. I gatti più espansivi dormiranno sopra o vicino ai loro proprietari o ad altri gatti. “I gatti che sono cresciuti insieme hanno maggiori probabilità di essere compagni preferiti”, dice. “Ma come regola generale ai gatti non piace essere presi in braccio, abbracciati e baciati. Alla grande maggioranza dei gatti questo non piace”.

Questo equivoco sul fatto che i gatti non si preoccupino dei loro proprietari viene in genere da umani che sono delusi che i loro gatti non si comportino come gli altri umani, o per lo meno, come i cani. “I gatti non sono persone”, sospira Siracusa, “e non sono cani. Gli umani si abbracciano e si baciano. I cani diventano molto eccitati e saltano. I gatti non fanno niente del genere. Sono molto più eleganti. Si avvicinano a noi. Sbattono la testa. Poi hanno qualche contatto con noi e se ne vanno”.

Questo perché discendono dal gatto selvatico africano, una creatura solitaria. “I gatti non sono socievoli”, afferma la veterinaria clinica Karen Hiestand dell’Università del Sussex. “Non hanno bisogno di amici”. Anche se, nelle famiglie con più gatti, i gatti possono scegliere di mostrare affetto facendo l’allogrooming – leccandosi a vicenda. Guardare Larry e Kedi che si sposano di solito è il momento clou della mia giornata.

I gatti possono sentirsi depressi, dice Hiestand. Basta non chiamarla depressione. “Ci sono problemi nell’usare la terminologia della salute mentale su specie non umane”, dice. “Ho le mie opinioni: se sembra un cavallo e suona come un cavallo, allora chiamalo cavallo”. Il problema quando si tratta di individuare gatti depressi, afferma Hiestand, “è che il comportamento del gatto è incredibilmente sottile. Non notiamo quando i gatti sono infelici perché un gatto infelice sta fermo e non fa molto. Pensiamo che, se sono infelici, sibileranno e lotteranno. Ma questa è un’azione di ultima istanza per loro. C’è un mondo di miseria prima di allora. Semplicemente non ce ne accorgiamo”. I cambiamenti nel comportamento possono essere un segno di disagio del gatto: quando Siracusa ha iniziato a lavorare da casa a causa della pandemia, la sua gatta, Elsa, era disorientata e turbata dall’inaspettato cambiamento nel suo comportamento. (Fai attenzione ai cambiamenti nelle loro abitudini igieniche o nel consumo di cibo.) In modo affascinante, quando Siracusa ha somministrato a Elsa i probiotici, questo sembrava migliorare il suo umore. “I disturbi comportamentali sono influenzati dal sistema immunitario e il sistema immunitario è influenzato dall’intestino”, afferma.

Anche i gatti conservano dei ricordi: l’ho visto personalmente. Quando Larry si è bruciato la zampa sul mio piano cottura a induzione l’anno scorso, ha smesso di camminare sui mobili della mia cucina per mesi. Se lo prendevo e lo mettevo sul piano di lavoro, saltava giù, associando la zona al ricordo del dolore. “I ricordi legati alle emozioni”, spiega Siracusa, “e i ricordi che provocano un sentimento negativo sono particolarmente buoni per la nostra sopravvivenza. I gatti imparano dall’esperienza e conservano le informazioni che li terranno lontani dai guai o li aiuteranno a ottenere un vantaggio”.

I gatti conservano anche ricordi più prosaici. Takagi ha condotto esperimenti in cui i gatti vengono nutriti utilizzando più ciotole di cibo per un periodo di tempo. I ricercatori hanno appreso quali tipi di cibo piacevano di più ai gatti e li hanno serviti in una ciotola specifica (permettendo loro di creare ricordi di cosa è stato servito e quando), quindi in seguito hanno cambiato le ciotole. Hanno scoperto che i gatti potevano ricordare se avevano precedentemente cercato una determinata ciotola quando cercavano un particolare trattamento e le circostanze in cui si era verificato. “Questo ha dimostrato che si trattava di un’esperienza unica che poteva essere utilizzata e recuperata in seguito”, afferma Takagi. “Questo tipo di memoria si chiama memoria episodica ed è equivalente ai ricordi negli esseri umani”.

Sognano persino. “In pratica”, afferma Hiestand, “ci sono alcuni agenti anestetici che usiamo quando operiamo sui gatti che sono allucinogeni. Penso sempre, che cosa ha le allucinazioni del gatto? Sono topi giganti? A volte vedi i loro piedi pedalare, come se stessero correndo nei loro sogni”. Crede che questi sogni non siano così dissimili dall’esperienza umana del sogno: “Ripercorrere gli eventi della giornata e archiviare le cose nei loro banchi di memoria”, afferma Hiestand. “Non c’è motivo di pensare che il loro cervello funzionerebbe in modo così diverso dal nostro in questo senso”.

Quello che i gatti non possono fare, invece, è proiettarsi nel futuro, perché i loro lobi frontali non sono sviluppati. “I gatti non possono fare piani a lungo termine”, dice Siracusa. “Alcune persone pensano che [quando] escono di casa e il loro gatto fa la cacca sul divano, è così che quando torno ho una brutta esperienza. Ma i gatti non hanno la capacità di pianificare in anticipo in questo modo”. Ciò significa che Kedi non sta cercando di infastidirmi quando fa cadere il mio stendibiancheria: non riesce a concettualizzare che potrei rispondere negativamente alla vista del bucato fresco sparso sul pavimento.Annuncio pubblicitario

Allora, cosa sta succedendo in quei cervelli dispettosi? “Questa è una domanda difficile”, dice Siracusa. “Penso che la maggior parte dei loro pensieri riguardi come stare al sicuro. Stai lontano dai predatori. Fai cose interessanti, come mangiare un topo succoso. Poiché vivono in un mondo umano, molto probabilmente hanno pensieri legati a noi. La nuova asciugatrice che abbiamo comprato fa un rumore terribile. Ma la maggior parte dei loro pensieri sono legati alla sicurezza e alla felicità”. Fa una pausa e poi ride: “Ma suppongo che quelli siano i miei pensieri interiori, proiettati sui pensieri interiori di un gatto”.

Nel corso della settimana che mi occorre per ricercare e scrivere questo articolo, divento ossessionato, anche più di prima, dalla felicità e dal benessere dei miei figli. Osservo attentamente i loro faccini appuntiti, attento a qualsiasi barlume di emozione dietro i loro occhi ambrati traslucidi. Mando persino video di loro alla comportamentista felina Anita Kelsey, autrice di Let’s Talk About Cats “È entusiasta di vederti”, dice in risposta a un video di Kedi che si avvicina a me la mattina. “Sa che il suo cibo arriverà presto. C’è un’esplosione di energia poco dopo il risveglio. È un comportamento tipico”.

Non è abbastanza. Certo, posso vedere cosa stanno facendo davanti a me: leccandosi il sedere, saltando alle mosche, dormendo adorabilmente sulla schiena, pance soffici che gridano per essere solleticate. Ma le vite che conducono quando non ci sono rimangono un mistero. Si struggono per me o sono irremovibili? La risposta, ovviamente, è spiarli. La società di sicurezza domestica, Canary, mi fornisce telecamere di sicurezza interne attivate dal movimento. Cosa rivelano? I gatti fanno cadere le penne dalla mia scrivania. Strappano pezzi dalla mia sedia da ufficio ergonomica troppo costosa. Bevono da bicchieri d’acqua abbandonati. Esistono allegramente, indifferenti, indifferenti alla mia assenza fisica.

La maggior parte dei gatti non desidera ardentemente i loro padroni assenti, non più di quanto non vadano a prendere una palla a comando o abbraccino il veganismo. Sono gatti. Fanno quello che vogliono, sempre. “I gatti sono una finestra al di fuori del mondo umano”, dice Gray, “Sono se stessi e rimangono se stessi. Si adattano ai modi umani. Ma non adottano modi umani”.Annuncio pubblicitariohttps://78b9206e9578d0eebab6e4b7c9f62485.safeframe.googlesyndication.com/safeframe/1-0-38/html/container.html

In altre parole, dovremmo smettere di provare a proiettare attributi umani su queste imperscrutabili creature. “I gatti sono gatti e gli umani sono umani e non possiamo diventare gatti”, dice Gray. “Penso che la domanda dovrebbe essere davvero, possiamo imparare qualcosa da loro che è vantaggioso per noi? Penso che possiamo. Guardando qualcosa di così diverso da noi, che vive accanto a noi, possiamo scuotere le abitudini più dannose che accompagnano l’essere umani. Come preoccuparsi per il futuro e non vivere abbastanza nel presente, o essere contenti della vita che abbiamo”. Inoltre, dormire molto.

Mi colpisce, parlando con Gray, che gli antichi egizi avessero ragione. Adoravano i gatti: la loro divinità Mut, la dea madre, era spesso raffigurata come un gatto. “È perché sono così padrone di sé e imperioso”, dice Gray. “Fanno quello che vogliono fare. E vivono nel modo in cui vogliono vivere”. Forse una migliore relazione tra uomo e gatto si avvicinerebbe a questi antichi modi. Dopotutto, non è necessario capire i modi in cui un gatto lo adora.

Il mio viaggio di una settimana nell’anima felina si conclude con lo scollegamento delle macchine fotografiche e il ritorno di Larry e Kedi a un’esistenza non monitorata. Prima di farlo, accendo la telecamera e guardo il filmato un’ultima volta. Vedo un gattino che tende la zampa verso l’occhio onniveggente di un intruso tecnologico. E io, dietro la macchina da presa, a lottare per la felicità che arriva così facilmente ai nostri amici felini.

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CANI E GATTI: aumentano i cibi di qualita’

Potrebbe essere un'immagine raffigurante cane

Il cibo ecologico per animali domestici è in aumento man mano che i proprietari di cani e gatti diventano più consapevoli dell’impatto della dieta del loro amato animale domestico.

Nuovi dati rilasciati in esclusiva al Guardian mostrano che il numero di alimenti per animali domestici contenenti prodotti ittici sostenibili certificati dal Marine Stewardship Council (MSC) è cresciuto del 57% nel Regno Unito negli ultimi cinque anni, da 49 a 77. Solo nell’ultimo anno i consumatori hanno acquistato più di 7 milioni di lattine, buste e confezioni di cibo per animali certificato MSC.

A livello globale, gli animali domestici consumano circa il 20% della carne e del pesce del mondo, un numero destinato a crescere con la tendenza dei consumatori a dar loro da mangiare carne di qualità umana. Ogni anno, un’area grande il doppio del Regno Unito viene utilizzata per produrre cibo secco per cani e gatti, mentre ogni anno nel Regno Unito vengono utilizzati circa 3 milioni di tonnellate di pesce nel cibo per animali domestici. Si stima che il cibo per animali sia responsabile di un quarto degli impatti ambientali della produzione di carne, come il rilascio di gas serra, fosfati e pesticidi.

Ma ora è disponibile un numero crescente di alternative rispettose dell’ambiente. Il cibo per cani contenente insetti è stato messo in vendita per la prima volta nel 2019 e può essere acquistato nei negozi di alimenti per animali delle strade principali e i marchi vegani stanno aumentando di popolarità. Il mercato continua a crescere poiché le persone si rendono conto che il cibo che mangiano i loro animali domestici potrebbe aumentare le loro emissioni di carbonio e contenere carne di animali tenuti in condizioni di scarso benessere.

Uno studio recente ha scoperto che il cibo per animali vegano è buono per cani e gatti quanto la carne. Tuttavia, la British Veterinary Association non consiglia ancora di nutrire il tuo animale domestico con una dieta a base vegetale. L’Animal Welfare Act 2006 penalizza anche i proprietari di animali domestici se non seguono una “dieta adeguata” che soddisfi le esigenze nutrizionali del loro cane: potrebbe derivarne una multa di £ 20.000 o una condanna a 51 settimane di carcere.

Andrew Knight, professore di benessere animale ed etica presso l’Università di Winchester, ha affermato all’epoca che la sua ricerca ha dimostrato che cani e gatti hanno avuto risultati di salute buoni o migliori con diete a base vegetale come hanno fatto quando sono stati nutriti con alimenti a base di carne, purché questi siano stati accuratamente formulati con ulteriori nutrienti sintetici.

In generale, il pesce ha un’impronta di carbonio inferiore rispetto alla carne, secondo una ricerca pubblicata sulla rivista Nature Climate Change, che ha rilevato che per ogni chilogrammo di pesce catturato vengono prodotti tra uno e cinque chilogrammi di carbonio mentre la produzione di carne rossa produce tra 50 e 750 kg. di carbonio per ogni chilogrammo di carne.

Tuttavia, è fondamentale che i proprietari di animali domestici scelgano alimenti contenenti pesce che non sia sovrasfruttato, comprese le sardine della Cornovaglia. Sono state sollevate anche preoccupazioni riguardo al salmone dopo che le indagini hanno rivelato l’ impatto ambientale dell’allevamento del salmone. E recentemente la mancanza di supervisione negli allevamenti ittici del Regno Unito è stata rivelata da Animal Equality.

Il salmone è la specie più popolare per il cibo sostenibile certificato MSC contenente pesce, seguito da merluzzo, tonno, sardine e merluzzo carbonaro. Le gamme di alimenti per animali domestici lanciate di recente includono un prodotto alimentare per animali domestici con gamberi di McAdams, sardine della Cornovaglia di Aldi e un prodotto a base di pesce rosso dorato di Woofs.

George Clark, direttore del programma MSC per il Regno Unito e l’Irlanda, ha dichiarato: “I proprietari di animali domestici del Regno Unito comprendono sempre più che prendersi cura dei propri amici pelosi significa anche prendersi cura dell’ambiente in generale. Le specie ittiche e la fauna marina di tutto il mondo sono a rischio poiché la pesca eccessiva minaccia i nostri oceani. Sappiamo anche che i prodotti ittici hanno spesso un’impronta di carbonio significativamente inferiore rispetto alla carne, quindi acquistare prodotti ittici sostenibili è una delle scelte più positive che i proprietari di animali domestici possono fare per invertire questa preoccupante tendenza.

“Il Marine Stewardship Council ha recentemente introdotto per la prima volta il premio Pet Food Brand of the Year in occasione dei suoi premi annuali di quest’anno, una risposta alla crescente importanza della sostenibilità per i consumatori di prodotti alimentari per animali domestici sostenibili”.

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Il Lock down è stato psicololgicamente devastante, sarebbe stato diverso con un animale domestico?

animali domestici lockdown vuoto da contatto

 La risposta è si.Gli animali avrebbero potuto rappresentare un valido aiuto durante il difficile periodo del lockdown. A sottolinearlo in un articolo pubblicato sul Journal of Behavioral Economics for Policy (JBEP) gli esperti dell’Università dell’Australia del Sud, che hanno stimato che attualmente oltre la metà della popolazione mondiale condivide la propria vita con uno o più animali domestici.

“Uno degli effetti proibitivi della pandemia riguarda la negazione del contatto fisico – afferma Janette Young dell’Università dell’Australia del Sud – l’impossibilità di toccarsi e abbracciarsi, per questo un animale domestico potrebbe aiutare a superare questo disagio”.

Il team ha intervistato 32 persone, scoprendo che il 90 per cento dei partecipanti riferiva una sensazione positiva acquisita dal contatto con il proprio animale domestico. “Per riempire il vuoto della solitudine – continua l’esperta – c’è stato un aumento globale delle persone che hanno adottato cani e gatti durante i lockdown.

La spesa per animali domestici stava già raggiungendo livelli record, superando i 13 miliardi di dollari in Australia e i 260 miliardi di dollari a livello globale, ma si tratta di valori che saranno superati”. La scienziata sottolinea che i benefici per la salute derivanti dalla compagnia di un animale domestico sono stati riportati ampiamente, ma esistono pochi dati sugli effetti specifici derivanti dal contatto con i nostri amici pelosi.

Gli animali domestici sembrano essere particolarmente importanti quando le persone sono socialmente isolate o escluse, fornendo conforto, compagnia e aumentando il senso di autostima – aggiunge la ricercatrice – il tatto è uno dei sensi meno approfonditi, ma la letteratura esistente suggerisce che si tratta di un elemento fondamentale per la crescita, lo sviluppo e la salute dell’organismo, regolando i livello di cortisolo”. Gli intervistati hanno menzionato uccelli, pecore, cavalli e persino rettili che sembravano beneficiare del contatto umano.

“Il feedback che abbiamo ricevuto – sostiene Young – è che gli animali domestici sembrano trarre altrettanto piacere dall’interazione tattile. Anche se dal punto di vista culturale, i nostri amici a quattro zampe occupano un livello diverso rispetto alle persone, essi sono percepiti come esseri senzienti, capaci di gestire simpatie e antipatie”.

Gli autori aggiungono che in tempo di pandemia, la possibilita’ di toccare e interagire con un animale potrebbe portare a notevoli benefici. “Gli esseri umani hanno un innato bisogno di contatto – conclude Young – e gli animali domestici stanno aiutando a colmare il vuoto derivato dall’impossibilità di mantenere rapporti fisici. I nostri amici a quattro (ma non solo) zampe potrebbero portare benefici in una serie di situazioni, credo che siano fondamentali anche per l’assistenza agli anziani.

Se un numero maggiore di animali domestici avesse abitato con gli umani al momento dei lockdown, le conseguenze psicologiche derivate dal trauma del distanziamento sociale sarebbero state completamente diverse”. 

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Animali in casa: il padrone può sfrattare l’inquilino con animali?

Animali/ Rischio sfratto per gatti largo Argentina a Roma - La Nuova  Provincia

Quando si va in affitto, l’inquilino deve seguire alcune regole, soprattutto per quanto riguarda gli animali in casa. Ma il padrone di casa può sfrattare l’inquilino con animali? Vediamo cosa dice la legge.


Animali in casa: la convivenza fra animali e condomini può essere spesso difficile, soprattutto per certi temi, come i rumori molesti e la pulizia.

Ma cosa succede quando si è in affitto e il padrone di casa non accetta animali domestici? Oppure, il padrone di casa può sfrattare un inquilino che ha adottato animali?

Vediamo cosa dice la legge.

Animali in casa: le regole sul condominio e nei contratti di affitto

Come detto, la convivenza fra animali e condomini può non essere facile, soprattutto per quanto riguarda rumori molesti (anche a tarda notte) e la pulizia degli spazi comuni.

Per quanto riguarda il condominio, esiste la Legge 220/120, nella quale si dice che un condominio non può vietare la presenza e il possesso di animali domestici. Questo perché cani e gatti vengono considerati come parte del nucleo famigliare e vietarne la presenza significherebbe ledere i diritti personali e individuali dei proprietari.

Anche se tutti i condomini approvassero all’unanimità il divieto di possesso di animali, la clausola potrebbe essere annullata con facilità, come chiarito dal Tribunale di Cagliari nell’ordinanza n°7170/2014 del 22/07/2016.

Lo stesso, però, non vale nei rapporti tra affittuario e padrone di casa. Quest’ultimo, infatti, ha la facoltà di impedire all’inquilino di ospitare un animale domestico. Il divieto, però, deve essere esplicitato nel contratto d’affitto (che deve essere registrato).

È superfluo dire, infatti, che se siamo di fronte ad un affitto non registrato (il cosiddetto “affitto in nero”), le clausole su un eventuale divieto di possesso di animali domestici non hanno effetto e l’inquilino non è tenuto a rispettarle.

Animali in casa: l’inquilino può rischiare lo sfratto?

Lo sfratto può avvenire solamente per un grave inadempimento del contratto, che deve trovare fondamento in una clausola scritta espressa.

Se la clausola sul divieto di possesso di un animale domestico fosse presente in un contratto registrato e l’inquilino portasse un animale in casa, allora rischierebbe sicuramente lo sfratto.

Lo sfratto avverrebbe con la procedura abbreviata, prevista per chi non paga il canone o per chi resta nell’appartamento, nonostante la scadenza del contratto.

Questo caso specifico può sussistere solamente nel caso che la clausola sia presente fin dall’inizio. Infatti, il contratto di affitto, una volta che viene stipulato, non può essere modificato.

In parole povere, il padrone di casa non può aggiungere “in corso d’opera” una clausola relativa al possesso di animali in casa. Per poter aggiungere qualsiasi clausola, bisognerebbe risolvere il precedente contratto e stipularne un altro, che andrebbe, ovviamente, registrato nuovamente.

Animali in casa: gli obblighi dell’inquilino

Anche se nel contratto non sono presenti clausole che vietano il possesso di animali domestici, l’inquilino sarà comunque obbligato a seguire alcune regole.

Oltre alle regole del condominio (la pulizia degli spazi in comune e il contenimento dei rumori), sarà obbligato a mantenere l’appartamento in buono stato e di restituirlo nelle stesse condizioni in cui è stato consegnato.

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BONUS ANIMALI DOMESTICI

Milano: padroni e animali tumulati nella stessa tomba

Bonus animali per tutti coloro che ne hanno uno in casa. Con la legge di Bilancio 2021, infatti, è stato riconfermato il bonus animali domestici e con gli italiani sempre più un popolo di ‘pet friendly’, testimoniato dal boom di adozioni di cani nella fase post lockdown, ecco che si tratta di un’agevolazione molto gradita. Se in una famiglia ci sono due o più animali domestici, il bonus potrà essere richiesto una sola volta.

Bonus animali domestici, cosa è

Il bonus animali domestici consiste in una detrazione fiscale del 19% sulle spese veterinarie, a patto però che i pagamenti siano tracciabili.
Rispetto al 2020, quest’anno c’è un innalzamento della soglia massima della spesa detraibile; passa infatti da 500 a 550 euro complessivi. Nessuna variazione invece per la franchigia, che è sempre pari a 129,11 euro. Le spese veterinarie sono detraibili fino ad un tetto massimo del 19% e quindi, considerando la franchigia fissata, ne consegue che il rimborso massimo è di 80 euro. Esempio: se una famiglia ha sostenuto un costo complessivo annuo di 550 euro per le visite veterinarie, va sottratta la franchigia di 129,11 euro. Sulla differenza che è di 420,89 euro va calcolata la detrazione fiscale del 19% (rimborso Irpef) e si arriva così ad una somma di 79,96 euro, che è il rimborso massimo previsto dal bonus.

Bonus animali domestici 2021, le spese detraibili

Le spese detraibili riguardano le visite specialistiche e veterinarie, gli interventi di chirurgia; gli esami in laboratorio; l’acquisto di farmaci specifici.

Bonus animali domestici, a chi spetta

Per accedere al bonus animali domestici, occorre essere cittadini residenti sul territorio italiano e aver sostenuto le spese con un mezzo di pagamento tracciabile. I richiedenti devono comunque dimostrare di essere i proprietari legali dell’animale. Per quanto riguarda i proprietari di cani, bisogna presentare i documenti della sua iscrizione all’Anagrafe Canina e quelli relativi al microchip, mentre chi ha un gatto potrà o fornire i documenti d’acquisto oppure quelli relativi ai microchip (se impiantati).

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GLI ANIMALI DI MARIO RIGONI STERN IN MOSTRA A PALAZZO DELLE ALBERE

Presentata oggi a Palazzo delle Albere la nuova esposizione firmata dal Mart di Rovereto e il Muse di Trento.
“Selvatici e Salvifici. Gli animali di Mario Rigoni Stern” è un omaggio allo scrittore in occasione del centesimo anniversario della sua nascita.

https://www.radioetv.it/Fluidstream/player_vod.php?video=581403&spot=spot4.mp4&splash=https://www.radioetv.it/wp-content/uploads/2021/10/thumb_581403.jpg&titolo=0

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Il senso dei numeri negli animali

I cani sanno contare? - Petformance

Gli animali, di varie classi e specie, durante le loro attività vitali eseguono costantemente calcoli di ogni tipo.

Sono tanti i fenomeni in natura che avvengono costantemente sotto i nostri occhi, senza che ne abbiamo consapevolezza. Ad esempio, potremmo non aver mai prestato attenzione al fatto che gli animali, di varie classi e specie, durante le loro attività vitali eseguono costantemente calcoli di ogni tipo. Essi stimano durate, quantità e grandezze; sono in grado di rappresentarsi e maneggiare grandezze discrete (es. le numerosità) e continue (come spazio e tempo); sono capaci di sommare e sottrarre, calcolando rapporti e probabilità. Allo stesso modo, mostrano di poter valutare la bontà di una fonte di cibo semplicemente stimando il rapporto tra la sua quantità e il tempo speso per ottenerlo. Questa abilità permette agli animali di prendere decisioni in ogni ambito, dalla riproduzione, al procacciamento del cibo, alla caccia, alla difesa del territorio; basti pensare, ad esempio, a tutti quei contesti in cui contarsi è cruciale per decidere se provare o meno un attacco di gruppo contro una preda, o contro un branco alla ricerca di nuovi spazi in cui insediarsi.

Intelligenza degli animali: gli animali sanno contare? - Focus.it

Finora gli studiosi hanno potuto osservare e analizzare le “prodezze aritmetiche” degli animali, sia in natura che in cattività (in condizioni, quindi, altamente controllate), in alcune specie: polpi e calamari, api e vespe, rane e polli, piccioni e pappagalli, topi, orsi e leoni, cetacei e scimmie. Ma con il progredire delle ricerche, ovviamente, i membri del club degli “animali calcolatori” è destinato ad aumentare. Certamente, un dato interessante che salta all’occhio degli studiosi è il fatto che si tratta di specie filogeneticamente molto distanti tra loro, che si sono evolute in parallelo in modo indipendente l’una dall’altra.

Dunque, l’elemento comune a tutte esse – esseri umani inclusi – è la presenza del cosiddetto “senso del numero” (“number sense” o “approximate number system”), ovvero la capacità di rappresentare e confrontare numerosità approssimative e di eseguire calcoli aritmetici con esse. Questa abilità entra in gioco ogni volta che osserviamo rapidamente un insieme di oggetti e riusciamo a stimare la sua numerosità a occhio, senza contare, e a distinguere il maggiore tra due insiemi. Tale capacità di rappresentazione non simbolica dei numeri è un meccanismo altamente conservato nell’evoluzione, con alcune caratteristiche tipiche, come l’essere più preciso all’aumentare della differenza delle numerosità (effetto della distanza) e al diminuire delle grandezze (effetto grandezza). Inoltre, funziona in modo indipendente dalla modalità sensoriale coinvolta. Per un leone nella savana, ad esempio, vedere tre sagome o sentire tre ruggiti di altrettanti leoni non fa alcuna differenza per le decisioni da prendere: nella sua percezione, sempre di tre leoni si tratta!

Di fronte a questa stupefacente capacità del regno animale, gli studiosi continuano ad interrogarsi su quali siano le sue reali basi neurobiologiche; ne è esempio una recente revisione (pubblicata su “Frontiers in Psychology”) ad opera di Elena Lorenzi, Matilde Perrino e Giorgio Vallortigara dell’Università di Trento.
Ancora una volta, i ricercatori evidenziano come la presenza negli animali del senso del numero (su cui si basa il nostro linguaggio matematico formale e simbolico) sia fondamentale in termini di vantaggi di sopravvivenza e di riproduzione, entrambe garanzie per la continuità della specie. Al tempo stesso, però, sorge un grande interrogativo sulle sue basi biologiche. Le api, per esempio, mostrano di poter sommare e sottrarre (oltre ad avere il concetto di zero) punti di riferimento che incontrano sulla strada verso il polline, per poi tornare con sicurezza all’alveare. Il punto è che, se l’ultimo antenato comune a uccelli e mammiferi risale a 320 milioni anni fa, per trovare quello in comune con le api bisogna risalite addirittura a 600 milioni di anni fa. “I cervelli di queste specie così lontanamente imparentate differiscono radicalmente nella loro complessità, nei loro meccanismi e nella loro organizzazione. Quindi – si chiede Andreas Nieder, neurofisiologo dell’Università di Tubinga, in una revisione degli studi sull’argomento apparsa su “Trends in Ecology and Evolution” – come è possibile che tutti questi cervelli diversi possano dare origine a un simile senso del numero?”.

Un’ipotesi avanzata dagli studiosi è che potrebbe trattarsi di un tratto omologo: il senso del numero e le relative capacità potrebbero essere stati presenti nell’antenato comune a tutti e, in questo caso, ci si dovrebbe attendere la presenza in tutte le specie delle stesse strutture cerebrali da cui sono emerse le competenze numeriche. Oppure, in alternativa, potrebbe trattarsi della cosiddetta convergenza evolutiva, che è la comparsa di un tratto in modo indipendente in specie diverse sotto la pressione di spinte evolutive simili. A favore di questa seconda ipotesi si schiera Vallortigara: “Sembra probabile che si tratti di convergenza evolutiva perché alcune delle aree del cervello implicate nella cognizione del numero, per esempio il nidopallio caudolaterale nei corvi, sono un equivalente della corteccia prefrontale dei mammiferi, ma non un suo omologo, cioè una struttura ereditata da un antenato comune a mammiferi e uccelli”.

In ogni caso, “quello che dobbiamo capire – aggiunge Vallortigara – è come, a partire dai segnali fisici rilevati dagli organi di senso, unità distinte che si segregano nel campo percettivo, come una manciata di puntini sullo schermo di un calcolatore, venga costruita quella nozione astratta che chiamiamo numero”.
Quello che al momento appare chiaro ai ricercatori è che non serve ragionare su reti complesse o cervelli sofisticati per maneggiare le numerosità. Una manciata di neuroni può bastare, come confermano anche gli studi con le reti neuronali artificiali.

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Animali e ambiente entrano nella Costituzione italiana: il sì del Senato alla loro tutela

FONTE Benessere Animale

Fin dagli anni ’90 si parla di inserire questa modifica nella Costituzione, e ora la Commissione Affari Costituzionali del Senato ha votato favorevolmente: la tutela degli animali, dell’ambiente e degli ecosistemi entrano nella Costituzione. Resta ancora da chiarire cosa cambierà concretamente.

Una notizia celebrata dalle associazioni animaliste, e che rappresenta un passo avanti per la tutela degli animali e dell’ambiente in Italia. Il tutto è in linea con il Green Deal europeo, l’insieme di azioni messe in atto per raggiungere la neutralità climatica in Europa entro il 2050.

Con la modifica dell’articolo, di fatto la tutela degli animali, dell’ambiente e degli ecosistemi verrà inserita nella Carta fondamentale; l’approvazione dovrebbe arrivare entro la fine della legislatura, così entro maggio del 2022 l’Italia potrebbe finalmente raggiungere questo traguardo, in linea con il sentiment comune. Secondo un sondaggio Ipsos, ben il 91% degli italiani è d’accordo con questa modifica, e ciò dimostra quanto la sensibilità verso queste tematiche stia cambiando.“Come relatrice – dichiara Alessandra Maiorino (M5S) sulla sua pagina Facebook – sono felice del grande risultato odierno: la commissione Affari Costituzionali, all’unanimità dei presenti, ha approvato il testo di legge per la modifica costituzionale. Ora è importante che approdi in aula al più presto, perché ogni modifica costituzionale richiede quattro letture (2 Camera e 2 Senato), e il tempo comincia a stringere”.Restiamo in attesa di capire che cosa cambierà esattamentee in che modo gli animali e l’ambiente potranno essere maggiormente tutelati. Questo, nell’ottica di una serie di contraddizioni da parte dell’Europa, che da una parte promuove politiche “green” e dall’altra il consumo di prodotti di origine animale. Così anche l’Italia, dove il Ministro della Transizione Ecologica sottolinea la necessità di “diminuire la quantità di proteine animali sostituendole con quelle vegetali”, mentre i dati relativi ai danni ambientali e sanitari provocati  dal consumo di carne e derivati rimangono allarmanti. Che cosa dobbiamo aspettarci, quindi, da questa modifica della Costituzione?