“Se i gatti sapessero parlare“

© Rosa Maria Corti

Ginevra della Valle Bianca

Quante volte avevo compulsato la pagina di face book alla voce gattile nella speranza di trovare un micio o una micia con cui condividere gioie e crucci, cose meravigliose e anche misteriose? Davvero tante! Purtroppo le gentili signore contattate per avere notizie dei piccolini che avevano attirato la mia attenzione mi avevano fornito più volte la stessa risposta: “Il piccolo è già stato affidato”! “Possibile – mi chiedevo – che siano tutti così veloci nello scorrere gli annunci e nell’ottenere informazioni?”. A dire la verità, tutta la verità, una risposta affermativa l’avevo avuta, ma le caratteristiche del leopardo in miniatura che aveva catturato la mia attenzione mi avevano lasciato un po’ perplessa. Il Bengala, infatti, ha ereditato dai suoi antenati selvatici uno splendido mantello brillante con “rosette” marmorizzate …. ma anche l’abitudine alla caccia, specialmente notturna. Ecco, l’idea di essere svegliata nel cuore della notte da rumorosi miagolii invitanti a partecipare alla sua attività preferita, la caccia appunto, con agili e atletici balzi e corse all’impazzata sulle tracce di prede immaginarie, mi lasciava alquanto perplessa. Eh, eh, non sono più una ragazzina…

Poi, un giorno, per caso mi sono imbattuta nell’annuncio di un’allevatrice neppure molto distate da casa, giusto una quarantina di chilometri, e, che dire? Colpo di fulmine! Quella gattina dagli occhi color zaffiro che cercava una famiglia che la potesse amare e coccolare per tutta la vita, sembrava dirmi: “ Forza, non indugiare! Io ti sto aspettando da cinque mesi!”. Mia madre avrebbe detto che se è destino non c’è niente da fare. Giorni, anni, non importa, quello che deve accadere accadrà.  E così Ginevra, una dolcissima birmana dal musetto bruno e zampine candide, è entrata nella mia vita conquistando subito anche il mio amato consorte. Una leggenda della Birmania dice che Tsun-Kyanksé, dea della trasmutazione delle anime, aveva il potere di reincarnare i monaci a lei fedeli in un animale sacro prima di riprendere le loro sembianze in un corpo Aura, corpo della perfezione totale. Così accadde al più santo di tutti i monaci, il Kittah Mun-Hà. Quest’ultimo, vittima di un attacco di predoni penetrati nel suo monastero, si accasciò morente ai piedi della dea. Il suo fedele gatto bianco Sinh iniziò a fissare gli occhi della dea come per chiederle aiuto e, improvvisamente, il suo mantello divenne dorato come la pelle della dea; le zampe, il muso, le orecchie e la sua coda maestosa assunsero il colore della terra e diventarono brune. La Dea donò poi a Sinh ciò che aveva di più bello: i suoi occhi mutarono in un blu zaffiro intenso e profondo; solo i piedi di Sinh posati sul corpo del monaco, rimasero di un bianco candido, simbolo di purezza. Da cattolica, non dovrei credere alla teoria della reincarnazione o “trasmigrazione delle anime”- la metempsicosi dei greci- che fu condannata nel lontano 553 durante il Concilio ecumenico di Costantinopoli indetto da Giustiniano, ma questa gatta ha qualcosa di monacale, di severo e saggio contemporaneamente, quantomeno si direbbe una maestra zen di cui sto diventando discepola devota.

Intendiamoci però, per ora alla pratica della meditazione ci dedichiamo per poco tempo! Dobbiamo imparare a conoscerci reciprocamente e Ginevra si deve abituare alla sua nuova casa. Se sentiamo un rumore, non riusciamo a non pensare a esso, il nostro respiro accelera anziché rallentare…

Le scrivanie, al momento, sembrano essere la sua passione e sugli schermi del computer e del tablet la piccola mostra di apprezzare lo scorrere delle immagini dei suoi simili, dei fiori e degli alberi; naturalmente non manca di esprime le sue preferenze toccando il soggetto prediletto con la zampina Inoltre, non dimentichiamo che è cucciola e come tale adora il gioco, la caccia al topo soprattutto. Il topo è un fermacapelli di visone appartenuto alla nonna al quale abbiamo attaccato una lunga coda-cordoncino color vinaccia che Ginevra in una sorta di danza sfrenata fa saltare in aria per afferrarlo in seguito con balzi e avvitamenti perfetti. Poi lo rilascia, lo studia, si avvicina lentamente a piccoli passi furtivi, strisciando un poco sulla pancia e, infine, lo cattura nuovamente. In confidenza vi dico che tutti questi assalti anziché indebolire il topo, mettono a dura prova la sottoscritta che cerca di partecipare alla singolar tenzone con l’obiettivo fotografico sentendosi un po’ Walter Chandoha alla ricerca di qualche scatto fatto sì con gli occhi ma per il cuore…

Natale con Ginevra

Primo Natale con Ginevra. Un’antichissima leggenda dice che nella grotta di Betlemme, mentre nasceva Gesù Bambino, sulla paglia accanto a lui una gatta dava alla luce i suoi piccoli. Per noi è stata una vera gioia l’arrivo della piccola Dea della Valle Bianca, Ginevra, dal mantello simile a quello del suo babbo, Gic Wladimir, un maschio seal point, che è un vero campione.  In poche ore la piccola ha rivoluzionato la nostra vita; la dolce compostezza, ereditata dalla mamma Tahobis Elouera, infatti, lascia il posto alla sfrenatezza nei momenti di gioco. E, allora, sono corse pazze che vedono lei nella parte della cacciatrice e la sottoscritta nella parte della preda che si nasconde dietro le tende fino a quando viene scovata. Cosa che avviene molto presto! Il batticuore che ci aveva accomunate durante il tragitto verso la sua nuova casa, ha lasciato ben presto spazio a un’intesa speciale e la mattina di Natale è stato dolcissimo essere risvegliata con leccatine sul viso, testatine, dolci morsetti alle dita, tiratine al polsino svolazzante della camicia da notte e fusa a profusione! Un vero diesel ha commentato Giorgio, mio marito, che comunque è stato gratificato d’identico trattamento, come espressione di grande senso di appartenenza al gruppo. Quelle fusa ci hanno comunicato un grande senso di pacificazione e questo stato d’animo ci ha accompagnato per tutta la giornata natalizia.

Prima settimana di Gennaio.

Ginevra cresce in fretta, si fa più sicura di sé; il suo aspetto, nel breve volgere di due settimane mi sembra diventato più imponente. La osservo quando mi viene incontro e mi sfiora delicatamente le gambe con la coda ritta come un pennacchio che si muove come se tremasse al soffio leggero del vento e mi fa pensare alla piumosa e soffice salvastrella dei boschi orobici. Tiene la testa sollevata e, più che con la voce, mi parla con il corpo, soprattutto con gli occhi. Ha uno sguardo profondo ed espressivo, accentuato da stupendi occhi blu intenso, che mi fissano attentamente, cosa insolita per tutti gli altri felini e mostrano interesse non solo alle novità ma anche al funzionamento delle cose. Quando alzo le tapparelle osserva lo scorrere della cinghia, quando gioca con il suo pescetto sembra capire che le mosse del tapino dipendono dal movimento del cordino legato a sua volta con bel nodino a una bacchetta di legno. Sa muoversi leggera ed elegante ma diventa addirittura irruente quando, premiata con goloso croccantino al formaggio, per aver eseguito, ad esempio, alcuni palleggi fantastici con la sua pallina di stagnola, ripete agilmente il gioco.  A proposito di agilità, se prima Ginevra utilizzava diversi piani di appoggio per giungere all’altezza desiderata, ora spicca eleganti balzi per arrivare sul letto, per rincorrere le piume–uccello sulla testata della poltrona, per risalire l’armadio quattro stagioni ricoperto con pannofix adesivo marrone che lo rende molto simile a un albero.  In quest’ultimo caso ho cercato di dissuaderla, ma la birbante se la ride, mi guarda con i suoi occhioni spalancati e un’espressione furba, finge noncuranza per qualche istante poi parte come un razzo fino a un’altezza di circa un metro e ottanta. L’armadioalbero ne fa le spese, mi sono però pentita d’aver redarguito Ginevra, in fondo è cucciola e femmina, e anche se la sua personalità si sta rivelando forte e spiccata, chiede soprattutto coccole e tanto affetto. I rimproveri alla fine sono serviti solo a mortificare la sottoscritta.  Se rido quando balza sul letto, si diverte a inscenare scatti con fuga per poi tornare a ripetere la messa in scena e poi andare a riposarsi in salotto sulla sua poltrona preferita nella posizione della Sfinge con le zampine stese in avanti che mettono in mostra i suoi candidi guanti. A proposito, il suo soffice e setoso mantello mi sembra diventato più spesso. Saranno i golosi premietti che il mio consorte, suo adoratore-schiavo, le concede a mia insaputa (almeno così crede lui… ah, ah, ah), o il gene Hymalaiano che vien fuori con la crescita?

L’Epifania tutte le feste porta via

 La Befana ha dimenticato sul nostro tavolo le sue calze rosse. Ginevra si è avvicinata ad esse con circospezione e le ha annusate senza osare toccarle; forse ha pensato che la Befana sarebbe tornata a riprendersele. Invece la vecchina non solo ha dimenticato le calze manon si è portata via nemmeno il virus, anzi durante le vacanze natalizie quest’ultimo si è diffuso fra studenti, e anche ministri e virologi. Il tasso di positività è schizzato oltre il 19% e si sono registrati più di 200000 nuovi contagi in un giorno. Sono numeri che preoccupano Presidi e Presidenti di alcune regioni che chiedono a gran voce la didattica a distanza. L’obbligo alla vaccinazione per chi ha più di cinquant’anni non risolve il problema della scuola, con i ragazzi che spesso utilizzano i mezzi pubblici stipati come sardine nelle scatolette. Accanto a genitori che temono una sorta di lockdown scolastico, molti addetti alla sanità temono che non sarà possibile sostenere i ritmi dei tamponi agli studenti nei prossimi giorni… Ginevra viene a strofinarsi silenziosamente e delicatamente sulle mie gambe con un accenno di fusa. Sembra voler dire “Non ti preoccupare, guarda c’è il sole che splende là fuori e sono sbocciati i ciclamini!”. Allora usciamo sul balcone e Ginevra, che tengo in braccio perché non abbiamo ancora provveduto alla necessaria recinzione-protezione, annusa un ciuffetto di gerani rossi che hanno aperto le loro corolle fuori stagione e sembrano offrirle un festoso benvenuto.  In lontananza, sul Monte Legnone, qualcosa che brilla in mezzo alla neve pare farci l’occhiolino.

Domenica 9  gennaio. In attesa di nuove regole

Dopo la consueta mattinata di coccole con tanto di riporto nel lettone di “topo-topo” (per intenderci quello fatto con il fermacapelli di visone e coda-cordino color vinaccia, non quell’altro acquistato in negozio, un topino bianco con la boccuccia rossa al quale Ginevra fa spiccare balzi prodigiosi fino a quando riesce a sciogliere il nodino dell’elastico che lo tiene agganciato al pomello di un’anta) e la sessione di gioco, nel pomeriggio Ginevra si è acciambella sulla scrivania davanti al computer. Sembra pensierosa e ascolta mio marito che mi espone le ultime novità sulla scuola la cui ripresa si prospetta complicata. Ci sono studenti positivi – mi dice- studenti in quarantena o in sorveglianza, studenti impossibilitati a recarsi a scuola, studenti che hanno fatto il tampone di controllo ma non hanno ancora comunicato il risultato. Anche fra i docenti e il personale ATA c’è qualche assente. Ginevra aguzza le sue orecchiette piccole, con le punte arrotondate poi, ci mostra il suo profilo alla romana, si accomoda meglio ed emette un sospiro. Eh, sì, non c’è da stare allegri, tant’è che alcuni giornalisti oggi scrivono che ci saranno classi con più banchi vuoti di quelli occupati dagli studenti e che i numeri dei positivi schizzano man mano che i presidi aggiornano i dati. A questo punto Ginevra si alza, fa la gobba, si stiracchia, agita la sua morbidissima coda a pennacchio, che con il riflesso del sole ha qualcosa di magico, poi mi guarda e sembra volermi dire di non essere pessimista.  Di certo ha ragione Ginevra, alla fine si trova sempre una soluzione.  Una professoressa di Lodi nel periodo buio del Covid, quando sembrava che il mondo fosse impazzito con i vicini che si spiavano vicendevolmente, i fratelli che iniziavano a litigare fra loro e i figli che si allontanavano dai genitori, aveva proposto ai suoi studenti di raccontarsi storie come fecero i protagonisti del Decameron durante la peste del 1348. Se si dovesse ricominciare con la didattica a distanza si potrebbe prendere spunto da quell’idea, e se class room fosse ancora complicata per qualcuno, ci sono pur sempre i messaggi vocali e Whatsapp. Raccontarsi storie, scrivere poesie!  Beh, si può tentare. Ci provo anch’io con un testo dedicato alla mia piccola Ginevra intitolato:

  Ho veduto”.

Ho veduto vibrare
le tue labbra nel sonno
forse rincorrevi gli uccelli
che hai udito cantare
nella realtà virtuale.
Ho veduto l’ombra
di un sorriso beato,
specchio di un sonno fidato
che appaga come una carezza.
Per non risvegliarti
a labbra chiuse ti ho ringraziato.

 10 gennaio

Questa mattina Ginevra ha deciso di anticipare la sveglia alle cinque con doppia dose di fusa, testatine e leccatine; evidentemente l’istinto felino le ha fatto capire che sono terminate le vacanze natalizie e per mio marito oggi riprendono le lezioni. Detto addio al sonno, eccomi lì’ a leggere due pagine, poi doccia e pettinata veloce con l’orecchio alla radio dove un tizio sta parlando di pesci con la pancia piena di mozziconi di sigarette, di montagne fatte di abiti usati, ma anche nuovi, con tanto di cartellino, che giacciono nel deserto di Atacama, un’enorme discarica frequentata da donne con bambini che cercano qualcosa per sé o da poter vendere. Il tale che sta parlando alla radio aggiunge qualcosa a proposito del Leviatano. Penso subito al gigantesco e voracissimo mostro acquatico della tradizione biblica, ma tizio, che si esprime per metafore, allude all’onnipotenza dello Stato nei confronti dell’individuo e lamenta la mancanza di comunicazione da parte di chi invece dovrebbe metterci la faccia su provvedimenti come quello dell’ obbligo vaccinale per chi ha più di cinquant’anni, sulla situazione della scuola, sull’aumento delle bollette, ecc, ecc. A questo punto spengo la radio, esco dal bagno e accompagnata dal miagolio dolce e sommesso di Ginevra, mi reco in cucina per darle un po’ di tonno e gamberetti di cui sembra molto golosa, preparo la terza pallina di carta stagnola- è  stata abilissima nel nascondere le altre due – e gioco un poco con lei.  Per la verità oggi Ginevra fa tutto da sola: lancia la pallina con la zampetta, la rincorre, palleggia, poi la riporta stringendola in  bocca e si sdraia sul tappeto per riprendere fiato. So che le basterà poco tempo, ma ne approfitto comunque per sbrigare le faccende di casa; c’è da  sparecchiare il letto, passare l’aspirapolvere, pulire la sua lettiera e preparare un po’ di verdura come accompagnamento al pollo arrosto.

11 gennaio

“I professori ci sono tutti, mancano invece un po’ di alunni”, mi informa Giorgio al suo ritorno da scuola. Lo stile è telegrafico, evidentemente oggi non ci sono grosse novità e poi, intuisco, vuole sapere di Ginevra. Lo prevengo raccontandogli che durante la mattinata si è mostrata interessata alle verdure che stavo affettando per la preparazione del minestrone, a verze e porri, in particolare, che ha annusato con il suo simpatico tartufino scuro; ha annusato anche il vento attraverso la portafinestra a vasistas che dà sul terrazzo dove sono fioriti i ciclamini rosa e premono gonfie le rosette delle Kalanchoe. É un vento che spazza il cielo e rischiara il paesaggio facendo sognare la primavera, che trasporta per sentieri conosciuti in angoli remoti dove dimenticare per qualche istante distanziamento e isolamento. Il virus imperversa ancora, nonostante tutto, e mi fa sentire prigioniera, chiusa in una bolla, come la “Tusa del canatori”, nume tutelare, protettrice del focolare domestico, che mi è stata regalata a Natale dall’amica Rina.  Se guardo la “tusa”, questa piccina con le treccine, simbolo del faticoso lavoro minorile, che, insieme alle sue coetanee in Valle Intelvi, ma non solo, faticava per trasferire il filo di seta dalle matasse del bozzolo ai rocchetti della filatura, non posso non ricordare che gli incannatoi, quelli sì che potevano diventare una prigione! Quando si hanno nove, dieci, undici anni, si dovrebbe poter giocare all’aria aperta e non lavorare notte e giorno in un ambiente non sempre sicuro; così poco sicuro che, quella notte del 1930, due giovani di Schignano perirono nell’incendio del “canatori” di Dizzascodopo aver tentato inutilmente di scappare dalle finestre cinte di robuste grate. Lo stare insieme, tanto agognato in tempo di lockdown, certo loro era concesso, unicamente perché stando sedute molto vicine le une alle altre potevano meglio essere controllate dai direttori. “Controllare, testare, tamponare, chiudere, isolare”, riusciremo mai a dimenticare queste parole? Per ora credo di no, ci sentiamo ancora fragili come l’esercito di terracotta cinese, quello della città di Xian dove, da prima di Natale, è scoppiato il più grave focolaio dai tempi di Wuhan. Ginevra a questo punto sbadiglia, sembra dirmi che l’ho fatta un po’ troppo lunga e che è disposta a scusarmi solo in cambio di un goloso croccantino.  Direi che se lo è meritato e così, mentre lei sgranocchia il suo premietto al formaggio, io leggo un Haiku che ho improvvisato in suo onore:

 “Scende la sera./ Risplende il cielo/ nei tuoi occhi”.   

Ginevra mi propone le sue considerazioni feline sotto forma di fusa. Pare che l’Haiku le sia piaciuto! Forse è stata solleticata nella sua vanità femminile o forse ha colto il sincero stupore, uno stupore quasi infantile, che mi prende talvolta osservandola, oppure, terza ipotesi, ama la poesia come la gatta certosina dell’amico Wolfango, artista e poeta. Allora decido di leggerle un antico Hokku del maestro Matsuo Basho:

Al vecchio stagno
una rana salta dentro.
Suono dell’acqua.

Il tuo gatto è sociopatico?

Se il tuo gatto ha comportamenti strani, potrebbe avere problemi di personalità: uno studio ha sviluppato un test per scoprirlo.

fonte FOCUS.IT

Esiste un test che si chiama CAT-Tri+ composto da 46 affermazioni che i padroni dei gatti devono valutare per arrivare a capire se il loro amico è più o meno sociopatico (perché un po’ lo è sempre). Real Moment/Shutterstock

È possibile applicare le stesse categorie psicologiche che usiamo per gli esseri umani anche ad altri animali, nello specifico a un certo animale domestico che ha la fama (spesso immeritata, ma questo è un altro discorso) di essere scostante, imprevedibile e in certi casi completamente fuori di testa? Stiamo parlando del gatto, soggetto di uno studio (e di un sondaggio al quale potete partecipare anche voi) condotto dall’università di Liverpool il cui scopo è cercare di capire se, come noi umani, anche i gatti possono mostrare segni di sociopatia. Lo studio è pubblicato su Journal of Research in Personality, mentre per il sondaggio dovete pazientare ancora un istante, perché dobbiamo spiegarvi un paio di cose.

Psicogatto

Ad alcuni proprio non piace, ma sono molti di più coloro che lo amano. Si calcola che in tutto il mondo ci siano ben 600 milioni di gatti domestici: quasi il doppio degli abitanti degli Stati Uniti! Insomma, è il più diffuso animale da compagnia, eppure su questo felino persiste tuttora un alone di mistero che avvolge l’origine del rapporto con l’uomo, tanto che ancora oggi alcuni studiosi ritengono che questo animale non abbia mai per davvero completato il passaggio da felino selvatico a gatto domestico.

Negli ultimi anni, però, nuovi dati provenienti dalle indagini genetiche e dai ritrovamenti archeologici stanno aiutando a chiarire alcuni dubbi che riguardano la storia di questo affascinante animale:

  • nuovi studi sono in corso sulla genetica dei gatti;
  • il rapporto con l’uomo è cominciato con la nascita dei primi villaggi;
  • Egizi e Fenici li hanno diffusi in tutto il Mediterraneo;
  • i gatti si sono incrociati di continuo con gli esemplari selvatici.

I PRIMI GATTI SELVATICI. Prove anatomiche e genetiche hanno accertato che l’antenato selvatico del gatto domestico è il Felis libycao, gatto selvatico fulvo (o libico), specie distribuita in ampi territori e che ha almeno tre sottospecie attualmente riconosciute. Confrontando il Dna mitocondriale (di origine solo femminile, ossia matrilineare) e brevi sequenze di Dna nucleare (le microstelliti) delle specie di gatti selvatici eurasiatici e mediorientali del genere Felis (F. silvestrisF. bietiF. libyca ornataF. libyca cafraF. libyca libyca) con il Dna di 979 esemplari di gatti domestici di tutto il mondo si è scoperto che gli esemplari addomesticati condividono tutti lo stesso Dna, e che quest’ultimo è praticamente indistinguibile da quello dei gatti selvatici mediorientali (Felis libyca), una delle tre sottospecie del gatto selvatico fulvo. Ciò dimostra non solo che il gatto domestico (Felis catus) deriva dai gatti selvatici mediorientali, ma anche che la prima domesticazione è avvenuta proprio in questa regione.

I 50 migliori film del 2021 nel Regno Unito, No 1: The Power of the Dog

Con Benedict Cumberbatch nei panni di un cowboy beffardamente malizioso nel Montana degli anni ’20, il teso psicodramma western di Jane Campion, il suo primo lungometraggio in oltre un decennio, è il nostro miglior film del 2021

Il cavallo oscuro... Phil, il malvagio allevatore del Montana di Benedict Cumberbatch, prende una svolta a sorpresa in The Power of the Dog.
Dark Horse … Phil. Il malvagio allevatore del Montana di Benedict Cumberbatch. Fotografia: Netflix/AP

TIl miglior film dell’anno è un western, basato su un romanzo degli anni ’60 (di Thomas Savage) quando il western era un genere popolare più accettato sia nei film che nei libri di quanto lo sia ora. Ma modifica quel genere, creando qualcosa di più sfuggente e ingestibile: lo psicodramma western? gotico occidentale? E affronta questioni riguardanti la politica sessuale, la mascolinità tossica e le disfunzioni familiari in un modo molto contemporaneo.

Jane Campion fotografata da Grant Matthews.

The Power of the Dog è il primo lungometraggio di Jane Campion in oltre un decennio, gli ultimi 10 anni sono stati per lo più occupati dalla sua serie TV in streaming di successo, Top of the Lake, con Elisabeth Moss . Forse quel progetto ha influenzato l’elemento del mistero dell’omicidio in questo ultimo film, il cui titolo è tratto da Salmi 22:20: “Libera la mia anima dalla spada, la mia preziosa vita dal potere del cane!”

Benedict Cumberbatch e Jesse Plemons interpretano due fratelli, Phil e George, che gestiscono un ranch nel Montana degli anni ’20. Phil è un ruffiano sudato: un prepotente istintivo e feroce che chiama suo fratello “cicciotto”, incoraggia i braccianti del ranch a deriderlo e deride le pretese di George di vestiti e cappelli stravaganti. Nel suo modo presuntuoso e autocelebrativo, Phil è ossessionato dal fatto che è lui quello con il know-how pratico per far funzionare il ranch, a differenza di suo fratello milksop, perché ha imparato queste abilità da un veterano allevatore , ora morto, chiamato Bronco Henry. Ma Phil è anche represso e dipende completamente da George emotivamente: questi due uomini adulti condividono una camera da letto nella loro grande casa come bambini piccoli.https://www.youtube-nocookie.com/embed/ELvKuuXdfCU?wmode=opaque&feature=oembed

Ma quale di questi due si sta dando delle arie? Chi sta mettendo in scena? I due fratelli vengono dal denaro: i loro genitori ricchi, sofisticati e politicamente ben collegati li hanno messi in gioco negli affari. C’è una scena straziante quando la coppia di anziani viene a cena: George insiste per vestirsi in smoking. Ma Phil mette tutti in imbarazzo presentandosi sudato e sporco.

Le tensioni esistenti tra i fratelli esplodono allo scoperto quando George rivela a Phil di essersi sposato, a Rose ( Kirsten Dunst ) la vedova che gestisce il caffè in città e ha un sensibile figlio adolescente Peter ( Kodi Smit-McPhee ), ora essere il figliastro ed erede di George. Rose sta per trasferirsi come padrona di casa e Phil avverte l’immediata perdita del proprio status: sottopone Rose a un’odiosa campagna di molestie e rende Peter oggetto di bullismo omofobico. Ma poi avviene una strana inversione di tendenza: fa amicizia con il giovane Peter e dichiara che lo porterà a cavalcare nelle remote colline dove lo istruirà sui modi di allevare e di essere un uomo, come gli ha insegnato Bronco Henry.

Cumberbatch rende Phil un mostro vivido e orribile, tanto più inquietante per i suoi lampi di intelligenza e astuzia. Quando Rose porta il suo pianoforte nella grande casa (un’eco irresistibile del precedente classico di Campion ) e tenta di suonarci la Marcia Radetzky di Strauss, Phil si unisce maliziosamente al suo banjo a cinque corde, allontanando la povera Rose dal suo colpo e rivelando che lui è, infatti, un po’ più talentuoso musicalmente di lei. Ma la performance di Kodi Smit-McPhee nei panni di Peter eguaglia lui in presenza e potenza, e la storia non va affatto dove pensi. È un film dal morso letale.

LEGGE DI BILANCIO: FACCIAMO SUL SERIO PER GLI ANIMALI! GLI EMENDAMENTI DA SOSTENERE O DA BLOCCARE

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Comunicazione della Lav

Domani entra nel vivo la discussione della manovra proposta dal Governo, con la votazione in Commissione Bilancio del Senato degli emendamenti segnalati dai gruppi parlamentari (690 proposte prioritarie su circa 6.200 emendamenti presentati), in attesa del preannunciato “maxiemendamento” da parte del Governo stesso.  

Alcuni emendamenti sono positivi per gli animali e vanno sostenuti, con la concretezza del voto, anche per le loro famiglie e per la società tutta. La sofferenza degli animali ha un costo in primis per quelli coinvolti e per la collettività in termini sia economici e sia ambientali. 

Tra le 690 proposte prioritarie, alcune delle quali fortemente volute da LAV che da anni si batte per la riduzione fiscale che grava sugli animali, per il loro diritto a essere curati e per la promozione delle adozioni, chiediamo il voto sugli emendamenti positivi come la diminuzione dell’IVA sulle prestazioni veterinarie (4.0.6 – Perilli – M5S e altri), farmaci generici veterinari meno costosi (96.0.14 – Unterberger – SVP- Autonomie e altri), più fondi per campagne di sensibilizzazione per gli animali d’affezione (88.0.5 – Giannuzzi – Gruppo Misto e altri) e per la messa a norma o la realizzazione di canili di proprietà di Enti in stato di predissesto o dissesto finanziario (51.0.92 – Russo – M5S e altri; proprio in queste settimane il fondo stanziato lo scorso anno è stato assegnato dal Ministero dell’Interno ai comuni che si sono candidati). 

Sì anche all’istituzione del fondo nazionale per l’assistenza veterinaria, per promuovere l’accesso alle cure degli animali familiari sulla base di fasce di reddito ISEE (102.0.6 – Cirinnà – PD), al fondo per la sterilizzazione dei cani di proprietà, ahinoi non anche dei gatti, però ( 102.0.7 – Rufa – Lega – e altri), e al rifinanziamento del fondo per prevenire in maniera incruenta e con efficacia la proliferazione di alcune specie di fauna (157.0.1 – De Petris – LEU e altri). Indispensabile anche il voto a favore del divieto di allevamento, di riproduzione in cattività, di cattura e uccisione di visoni, di cani procione, di cincillà, e di animali di qualsiasi specie perla finalità di ricavarne pelliccia (157.0.4 – De Petris – LEU e altri).  

No, invece, al fondo per le imprese di pesca (164.0.1 – Mollame – Lega – e altri) e all’Iva leggera per le cessioni di polli, conigli domestici, lepri e altri animali vivi, destinati alla alimentazione umana, tacchini e uova di volatili (163.5 Bergesio – Lega – e altri). Puntiamo piuttosto in futuro sulla competitività dei nostri prodotti vegetali per un’alimentazione libera da crudeltà e sana. 

Per non tornare come prima e per una società inclusiva anche degli animali.

La vita interiore dei gatti: cosa pensano davvero i nostri amici felini di abbracci, felicità e umani

Fanno quello che vogliono, sempre e possono insegnarci molto su come vivere nel presente, essere contenti e imparare dalla nostra esperienza

Ritratto ravvicinato di un gatto nero con gli occhi verdi

IO

Volevo sapere l’esatta quantità di tempo che trascorro a rimuginare sulla vita interiore dei miei gatti, quindi ho fatto quello che fa la maggior parte delle persone nei momenti di dubbio e ho consultato Google. Secondo la mia cronologia di ricerca, nei due anni da quando sono diventato proprietario di un gatto ho cercato su Google variazioni di “gatto mi ama – come faccio a dirlo?” e “il mio gatto è felice” 17 volte. Mi sono anche inavvertitamente iscritto agli aggiornamenti relativi ai gatti dal sito Web Quora, che mi invia un’e-mail con un riepilogo giornaliero. (Esempio: i gatti possono essere arrabbiati o delusi dal loro proprietario? )

Come amo i miei gatti? Lasciatemi contare i modi. Lo schiocco netto della mascella di Larry di tre anni mentre mi contempla con curiosità distaccata è il mio suono preferito al mondo. Amo il tenore e la cadenza dei miagolii del mio gattino di sei mesi Kedi mentre mi segue in giro per casa. (Gli squittii acuti e indignati significano che vuole del cibo; i trilli più bassi suggeriscono che gli piacerebbe giocare.) Amo il peso di Larry sui miei piedi di notte e la carezza graffiante della lingua di Kedi sulla mia palpebra al mattino.

Ma come faccio a sapere cosa pensano e provano davvero questi piccoli ragazzi? Temo che gli autori di elenchi online scritti in caratteri corsivi difficilmente mi forniranno le ultime ricerche scientifiche – e probabilmente stanno solo dicendo quello che pensano che io voglia sentire. Per viaggiare veramente nell’anima felina, dovrò andare alla fonte.

Nonostante il fatto che i gatti siano l’animale domestico più comune nelle famiglie del Regno Unito dopo i cani, ne sappiamo relativamente poco. Ciò, afferma il dottor Carlo Siracusa della School of Veterinary Medicine dell’Università della Pennsylvania, “è in parte dovuto a problemi pratici”.

I cani sono facili da studiare: puoi portarli in un laboratorio e saranno contenti. Ma i gatti sono creature intensamente territoriali. “Il comportamento di un gatto è così modificato dal suo ambiente che se lo sposti in un laboratorio”, dice Siracusa, “quello che vedrai non riflette davvero il normale comportamento del gatto”.

Ma c’è un’altra ragione per cui i gatti sono poco studiati. “C’è uno stigma”, dice Siracusa. I gatti sono stati ingiustamente diffamati per gran parte della storia umana. Nel Medioevo, i gatti erano considerati i compagni delle streghe e talvolta torturati e bruciati. “Sono stati stigmatizzati come malvagi perché ritenuti amorali”, afferma il filosofo e scrittore John Gray, autore di Feline Philosophy: Cats and the Meaning of Life . “Che in un certo senso sono i gatti: vogliono solo seguire la propria natura”.

Quello che sappiamo sulla vita interiore dei gatti domestici è di solito determinato dagli scienziati che conducono studi nelle loro case. Non sorprende che molti di questi scienziati siano proprietari di gatti. “Certo che sono un amante dei gatti”, afferma il dottor Saho Takagi dell’Università di Kyoto . “Quando ho iniziato ad allevare gatti, ero attratto dalla loro misteriosità. Cosa stanno pensando questi gatti? Come percepiscono il mondo? Queste sono le domande che mi motivano nella mia ricerca”. Takagi tiene in mano un gatto nella sua foto sulla rete professionale per scienziati, ResearchGate .

È co-autrice di un articolo, pubblicato il mese scorso, che ha scoperto che i gatti seguono mentalmente le posizioni dei loro proprietari con la loro voce , anche quando non possono vederli. Ai gatti partecipanti allo studio è stato riprodotto l’audio dei loro proprietari che chiamavano i loro nomi. Quando la fonte della voce del loro proprietario si mosse, apparvero i più sorpresi. “Questi risultati suggeriscono che i gatti sono piuttosto preoccupati per i loro proprietari”, afferma. “Potrebbero osservare attentamente ogni azione del loro proprietario, pensando a cosa accadrà dopo”.

Una critica comune rivolta ai gatti è che queste piccole creature capricciose usano gli umani solo per letti caldi e una fonte affidabile di proteine. Ma “i gatti si affezionano alle persone”, dice Siracusa. “Si affezionano anche ad altri animali”. Spiega che i gatti spesso mostrano affetto per vicinanza, se non per interazione fisica, “essendo nella tua stessa stanza o fisicamente vicino a te”. I gatti più espansivi dormiranno sopra o vicino ai loro proprietari o ad altri gatti. “I gatti che sono cresciuti insieme hanno maggiori probabilità di essere compagni preferiti”, dice. “Ma come regola generale ai gatti non piace essere presi in braccio, abbracciati e baciati. Alla grande maggioranza dei gatti questo non piace”.

Questo equivoco sul fatto che i gatti non si preoccupino dei loro proprietari viene in genere da umani che sono delusi che i loro gatti non si comportino come gli altri umani, o per lo meno, come i cani. “I gatti non sono persone”, sospira Siracusa, “e non sono cani. Gli umani si abbracciano e si baciano. I cani diventano molto eccitati e saltano. I gatti non fanno niente del genere. Sono molto più eleganti. Si avvicinano a noi. Sbattono la testa. Poi hanno qualche contatto con noi e se ne vanno”.

Questo perché discendono dal gatto selvatico africano, una creatura solitaria. “I gatti non sono socievoli”, afferma la veterinaria clinica Karen Hiestand dell’Università del Sussex. “Non hanno bisogno di amici”. Anche se, nelle famiglie con più gatti, i gatti possono scegliere di mostrare affetto facendo l’allogrooming – leccandosi a vicenda. Guardare Larry e Kedi che si sposano di solito è il momento clou della mia giornata.

I gatti possono sentirsi depressi, dice Hiestand. Basta non chiamarla depressione. “Ci sono problemi nell’usare la terminologia della salute mentale su specie non umane”, dice. “Ho le mie opinioni: se sembra un cavallo e suona come un cavallo, allora chiamalo cavallo”. Il problema quando si tratta di individuare gatti depressi, afferma Hiestand, “è che il comportamento del gatto è incredibilmente sottile. Non notiamo quando i gatti sono infelici perché un gatto infelice sta fermo e non fa molto. Pensiamo che, se sono infelici, sibileranno e lotteranno. Ma questa è un’azione di ultima istanza per loro. C’è un mondo di miseria prima di allora. Semplicemente non ce ne accorgiamo”. I cambiamenti nel comportamento possono essere un segno di disagio del gatto: quando Siracusa ha iniziato a lavorare da casa a causa della pandemia, la sua gatta, Elsa, era disorientata e turbata dall’inaspettato cambiamento nel suo comportamento. (Fai attenzione ai cambiamenti nelle loro abitudini igieniche o nel consumo di cibo.) In modo affascinante, quando Siracusa ha somministrato a Elsa i probiotici, questo sembrava migliorare il suo umore. “I disturbi comportamentali sono influenzati dal sistema immunitario e il sistema immunitario è influenzato dall’intestino”, afferma.

Anche i gatti conservano dei ricordi: l’ho visto personalmente. Quando Larry si è bruciato la zampa sul mio piano cottura a induzione l’anno scorso, ha smesso di camminare sui mobili della mia cucina per mesi. Se lo prendevo e lo mettevo sul piano di lavoro, saltava giù, associando la zona al ricordo del dolore. “I ricordi legati alle emozioni”, spiega Siracusa, “e i ricordi che provocano un sentimento negativo sono particolarmente buoni per la nostra sopravvivenza. I gatti imparano dall’esperienza e conservano le informazioni che li terranno lontani dai guai o li aiuteranno a ottenere un vantaggio”.

I gatti conservano anche ricordi più prosaici. Takagi ha condotto esperimenti in cui i gatti vengono nutriti utilizzando più ciotole di cibo per un periodo di tempo. I ricercatori hanno appreso quali tipi di cibo piacevano di più ai gatti e li hanno serviti in una ciotola specifica (permettendo loro di creare ricordi di cosa è stato servito e quando), quindi in seguito hanno cambiato le ciotole. Hanno scoperto che i gatti potevano ricordare se avevano precedentemente cercato una determinata ciotola quando cercavano un particolare trattamento e le circostanze in cui si era verificato. “Questo ha dimostrato che si trattava di un’esperienza unica che poteva essere utilizzata e recuperata in seguito”, afferma Takagi. “Questo tipo di memoria si chiama memoria episodica ed è equivalente ai ricordi negli esseri umani”.

Sognano persino. “In pratica”, afferma Hiestand, “ci sono alcuni agenti anestetici che usiamo quando operiamo sui gatti che sono allucinogeni. Penso sempre, che cosa ha le allucinazioni del gatto? Sono topi giganti? A volte vedi i loro piedi pedalare, come se stessero correndo nei loro sogni”. Crede che questi sogni non siano così dissimili dall’esperienza umana del sogno: “Ripercorrere gli eventi della giornata e archiviare le cose nei loro banchi di memoria”, afferma Hiestand. “Non c’è motivo di pensare che il loro cervello funzionerebbe in modo così diverso dal nostro in questo senso”.

Quello che i gatti non possono fare, invece, è proiettarsi nel futuro, perché i loro lobi frontali non sono sviluppati. “I gatti non possono fare piani a lungo termine”, dice Siracusa. “Alcune persone pensano che [quando] escono di casa e il loro gatto fa la cacca sul divano, è così che quando torno ho una brutta esperienza. Ma i gatti non hanno la capacità di pianificare in anticipo in questo modo”. Ciò significa che Kedi non sta cercando di infastidirmi quando fa cadere il mio stendibiancheria: non riesce a concettualizzare che potrei rispondere negativamente alla vista del bucato fresco sparso sul pavimento.Annuncio pubblicitario

Allora, cosa sta succedendo in quei cervelli dispettosi? “Questa è una domanda difficile”, dice Siracusa. “Penso che la maggior parte dei loro pensieri riguardi come stare al sicuro. Stai lontano dai predatori. Fai cose interessanti, come mangiare un topo succoso. Poiché vivono in un mondo umano, molto probabilmente hanno pensieri legati a noi. La nuova asciugatrice che abbiamo comprato fa un rumore terribile. Ma la maggior parte dei loro pensieri sono legati alla sicurezza e alla felicità”. Fa una pausa e poi ride: “Ma suppongo che quelli siano i miei pensieri interiori, proiettati sui pensieri interiori di un gatto”.

Nel corso della settimana che mi occorre per ricercare e scrivere questo articolo, divento ossessionato, anche più di prima, dalla felicità e dal benessere dei miei figli. Osservo attentamente i loro faccini appuntiti, attento a qualsiasi barlume di emozione dietro i loro occhi ambrati traslucidi. Mando persino video di loro alla comportamentista felina Anita Kelsey, autrice di Let’s Talk About Cats “È entusiasta di vederti”, dice in risposta a un video di Kedi che si avvicina a me la mattina. “Sa che il suo cibo arriverà presto. C’è un’esplosione di energia poco dopo il risveglio. È un comportamento tipico”.

Non è abbastanza. Certo, posso vedere cosa stanno facendo davanti a me: leccandosi il sedere, saltando alle mosche, dormendo adorabilmente sulla schiena, pance soffici che gridano per essere solleticate. Ma le vite che conducono quando non ci sono rimangono un mistero. Si struggono per me o sono irremovibili? La risposta, ovviamente, è spiarli. La società di sicurezza domestica, Canary, mi fornisce telecamere di sicurezza interne attivate dal movimento. Cosa rivelano? I gatti fanno cadere le penne dalla mia scrivania. Strappano pezzi dalla mia sedia da ufficio ergonomica troppo costosa. Bevono da bicchieri d’acqua abbandonati. Esistono allegramente, indifferenti, indifferenti alla mia assenza fisica.

La maggior parte dei gatti non desidera ardentemente i loro padroni assenti, non più di quanto non vadano a prendere una palla a comando o abbraccino il veganismo. Sono gatti. Fanno quello che vogliono, sempre. “I gatti sono una finestra al di fuori del mondo umano”, dice Gray, “Sono se stessi e rimangono se stessi. Si adattano ai modi umani. Ma non adottano modi umani”.Annuncio pubblicitariohttps://78b9206e9578d0eebab6e4b7c9f62485.safeframe.googlesyndication.com/safeframe/1-0-38/html/container.html

In altre parole, dovremmo smettere di provare a proiettare attributi umani su queste imperscrutabili creature. “I gatti sono gatti e gli umani sono umani e non possiamo diventare gatti”, dice Gray. “Penso che la domanda dovrebbe essere davvero, possiamo imparare qualcosa da loro che è vantaggioso per noi? Penso che possiamo. Guardando qualcosa di così diverso da noi, che vive accanto a noi, possiamo scuotere le abitudini più dannose che accompagnano l’essere umani. Come preoccuparsi per il futuro e non vivere abbastanza nel presente, o essere contenti della vita che abbiamo”. Inoltre, dormire molto.

Mi colpisce, parlando con Gray, che gli antichi egizi avessero ragione. Adoravano i gatti: la loro divinità Mut, la dea madre, era spesso raffigurata come un gatto. “È perché sono così padrone di sé e imperioso”, dice Gray. “Fanno quello che vogliono fare. E vivono nel modo in cui vogliono vivere”. Forse una migliore relazione tra uomo e gatto si avvicinerebbe a questi antichi modi. Dopotutto, non è necessario capire i modi in cui un gatto lo adora.

Il mio viaggio di una settimana nell’anima felina si conclude con lo scollegamento delle macchine fotografiche e il ritorno di Larry e Kedi a un’esistenza non monitorata. Prima di farlo, accendo la telecamera e guardo il filmato un’ultima volta. Vedo un gattino che tende la zampa verso l’occhio onniveggente di un intruso tecnologico. E io, dietro la macchina da presa, a lottare per la felicità che arriva così facilmente ai nostri amici felini.

FONTE

CANI E GATTI: aumentano i cibi di qualita’

Potrebbe essere un'immagine raffigurante cane

Il cibo ecologico per animali domestici è in aumento man mano che i proprietari di cani e gatti diventano più consapevoli dell’impatto della dieta del loro amato animale domestico.

Nuovi dati rilasciati in esclusiva al Guardian mostrano che il numero di alimenti per animali domestici contenenti prodotti ittici sostenibili certificati dal Marine Stewardship Council (MSC) è cresciuto del 57% nel Regno Unito negli ultimi cinque anni, da 49 a 77. Solo nell’ultimo anno i consumatori hanno acquistato più di 7 milioni di lattine, buste e confezioni di cibo per animali certificato MSC.

A livello globale, gli animali domestici consumano circa il 20% della carne e del pesce del mondo, un numero destinato a crescere con la tendenza dei consumatori a dar loro da mangiare carne di qualità umana. Ogni anno, un’area grande il doppio del Regno Unito viene utilizzata per produrre cibo secco per cani e gatti, mentre ogni anno nel Regno Unito vengono utilizzati circa 3 milioni di tonnellate di pesce nel cibo per animali domestici. Si stima che il cibo per animali sia responsabile di un quarto degli impatti ambientali della produzione di carne, come il rilascio di gas serra, fosfati e pesticidi.

Ma ora è disponibile un numero crescente di alternative rispettose dell’ambiente. Il cibo per cani contenente insetti è stato messo in vendita per la prima volta nel 2019 e può essere acquistato nei negozi di alimenti per animali delle strade principali e i marchi vegani stanno aumentando di popolarità. Il mercato continua a crescere poiché le persone si rendono conto che il cibo che mangiano i loro animali domestici potrebbe aumentare le loro emissioni di carbonio e contenere carne di animali tenuti in condizioni di scarso benessere.

Uno studio recente ha scoperto che il cibo per animali vegano è buono per cani e gatti quanto la carne. Tuttavia, la British Veterinary Association non consiglia ancora di nutrire il tuo animale domestico con una dieta a base vegetale. L’Animal Welfare Act 2006 penalizza anche i proprietari di animali domestici se non seguono una “dieta adeguata” che soddisfi le esigenze nutrizionali del loro cane: potrebbe derivarne una multa di £ 20.000 o una condanna a 51 settimane di carcere.

Andrew Knight, professore di benessere animale ed etica presso l’Università di Winchester, ha affermato all’epoca che la sua ricerca ha dimostrato che cani e gatti hanno avuto risultati di salute buoni o migliori con diete a base vegetale come hanno fatto quando sono stati nutriti con alimenti a base di carne, purché questi siano stati accuratamente formulati con ulteriori nutrienti sintetici.

In generale, il pesce ha un’impronta di carbonio inferiore rispetto alla carne, secondo una ricerca pubblicata sulla rivista Nature Climate Change, che ha rilevato che per ogni chilogrammo di pesce catturato vengono prodotti tra uno e cinque chilogrammi di carbonio mentre la produzione di carne rossa produce tra 50 e 750 kg. di carbonio per ogni chilogrammo di carne.

Tuttavia, è fondamentale che i proprietari di animali domestici scelgano alimenti contenenti pesce che non sia sovrasfruttato, comprese le sardine della Cornovaglia. Sono state sollevate anche preoccupazioni riguardo al salmone dopo che le indagini hanno rivelato l’ impatto ambientale dell’allevamento del salmone. E recentemente la mancanza di supervisione negli allevamenti ittici del Regno Unito è stata rivelata da Animal Equality.

Il salmone è la specie più popolare per il cibo sostenibile certificato MSC contenente pesce, seguito da merluzzo, tonno, sardine e merluzzo carbonaro. Le gamme di alimenti per animali domestici lanciate di recente includono un prodotto alimentare per animali domestici con gamberi di McAdams, sardine della Cornovaglia di Aldi e un prodotto a base di pesce rosso dorato di Woofs.

George Clark, direttore del programma MSC per il Regno Unito e l’Irlanda, ha dichiarato: “I proprietari di animali domestici del Regno Unito comprendono sempre più che prendersi cura dei propri amici pelosi significa anche prendersi cura dell’ambiente in generale. Le specie ittiche e la fauna marina di tutto il mondo sono a rischio poiché la pesca eccessiva minaccia i nostri oceani. Sappiamo anche che i prodotti ittici hanno spesso un’impronta di carbonio significativamente inferiore rispetto alla carne, quindi acquistare prodotti ittici sostenibili è una delle scelte più positive che i proprietari di animali domestici possono fare per invertire questa preoccupante tendenza.

“Il Marine Stewardship Council ha recentemente introdotto per la prima volta il premio Pet Food Brand of the Year in occasione dei suoi premi annuali di quest’anno, una risposta alla crescente importanza della sostenibilità per i consumatori di prodotti alimentari per animali domestici sostenibili”.

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Il Lock down è stato psicololgicamente devastante, sarebbe stato diverso con un animale domestico?

animali domestici lockdown vuoto da contatto

 La risposta è si.Gli animali avrebbero potuto rappresentare un valido aiuto durante il difficile periodo del lockdown. A sottolinearlo in un articolo pubblicato sul Journal of Behavioral Economics for Policy (JBEP) gli esperti dell’Università dell’Australia del Sud, che hanno stimato che attualmente oltre la metà della popolazione mondiale condivide la propria vita con uno o più animali domestici.

“Uno degli effetti proibitivi della pandemia riguarda la negazione del contatto fisico – afferma Janette Young dell’Università dell’Australia del Sud – l’impossibilità di toccarsi e abbracciarsi, per questo un animale domestico potrebbe aiutare a superare questo disagio”.

Il team ha intervistato 32 persone, scoprendo che il 90 per cento dei partecipanti riferiva una sensazione positiva acquisita dal contatto con il proprio animale domestico. “Per riempire il vuoto della solitudine – continua l’esperta – c’è stato un aumento globale delle persone che hanno adottato cani e gatti durante i lockdown.

La spesa per animali domestici stava già raggiungendo livelli record, superando i 13 miliardi di dollari in Australia e i 260 miliardi di dollari a livello globale, ma si tratta di valori che saranno superati”. La scienziata sottolinea che i benefici per la salute derivanti dalla compagnia di un animale domestico sono stati riportati ampiamente, ma esistono pochi dati sugli effetti specifici derivanti dal contatto con i nostri amici pelosi.

Gli animali domestici sembrano essere particolarmente importanti quando le persone sono socialmente isolate o escluse, fornendo conforto, compagnia e aumentando il senso di autostima – aggiunge la ricercatrice – il tatto è uno dei sensi meno approfonditi, ma la letteratura esistente suggerisce che si tratta di un elemento fondamentale per la crescita, lo sviluppo e la salute dell’organismo, regolando i livello di cortisolo”. Gli intervistati hanno menzionato uccelli, pecore, cavalli e persino rettili che sembravano beneficiare del contatto umano.

“Il feedback che abbiamo ricevuto – sostiene Young – è che gli animali domestici sembrano trarre altrettanto piacere dall’interazione tattile. Anche se dal punto di vista culturale, i nostri amici a quattro zampe occupano un livello diverso rispetto alle persone, essi sono percepiti come esseri senzienti, capaci di gestire simpatie e antipatie”.

Gli autori aggiungono che in tempo di pandemia, la possibilita’ di toccare e interagire con un animale potrebbe portare a notevoli benefici. “Gli esseri umani hanno un innato bisogno di contatto – conclude Young – e gli animali domestici stanno aiutando a colmare il vuoto derivato dall’impossibilità di mantenere rapporti fisici. I nostri amici a quattro (ma non solo) zampe potrebbero portare benefici in una serie di situazioni, credo che siano fondamentali anche per l’assistenza agli anziani.

Se un numero maggiore di animali domestici avesse abitato con gli umani al momento dei lockdown, le conseguenze psicologiche derivate dal trauma del distanziamento sociale sarebbero state completamente diverse”. 

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