In epoca covid abbiamo registrato un boom di animali domestici, perchè?

L’ultima scoperta scientifica ci dice che gli animali domestici migliorano l’autostima ed è assolutamente vero perchè per il vostro animale voi siete il massimo di tutto: dell’affidabilità e dell’affetto, procurate il cibo e gli dimostrate l’affetto che lui desidera. Ovviamente per quanto riguarda l’affetto lui fa lo stesso con voi.

cucciolo cieco cerca famiglia
(Foto Facebook)

Perchè questo rapporto si migliori e diventi veramente fantastico dovreste dedicare ai vostri cani/gatti almeno una mezz’ora di coccole (che saranno di sicuro reciproche).

Dopo esservi presi questi momenti tutti per voi due, vi sentirete molto più rilassati, lo stress se ne sarà andato, provare per credere.. Lo studio è stato condotto da Mia Cobb, ricercatrice dell’Università australiana di Monash.

La ricercatrice afferma che tutto ciò è dovuto al rilascio dell’Ossitocina, ovvero l’ormone della felicità, che non può far altro che rendervi felici.

Buone feste a tutti, animali domestici compresi.

Mvg

Il vostro cane vi vuole accanto, soprattutto quando se ne va

Sopprimere il cane malato o lasciarlo morire lentamente? | Tutto Zampe
Con lui fino alla fine

Chi di voi ha voluto essere accanto al proprio cane per tenergli la zampa e fargli sentire la sua vicinanza mentre il veterinario praticava l’eutanasia, di certo si è chiesto se l’animale ha capito ciò che stava accadendo.

Una ricerca da parte di veterinari USA ci ha svelato che cosa pensano e cosa fanno gli animali in fin di vita.

Il cane sente che la fine è prossima, sa che qualche cosa sta accadendo, se è sofferente si augura che il suo padrone lo aiuti e cerca il suo sguardo. Se non vede il padrone è terribilmente impaurito e di sicuro lo studio del veterinario non lo tranquillizzerà.

Il cane non è codardo, ma di sicuro vorrebbe avere vicino il suo padrone nel momento in cui avverte di doverlo lasciare per sempre. Alcuni padroni non vorranno assistere alla morte del loro amico, tuteleranno loro stessi e all’ultimo momento lasceranno il cane da solo, questo per il cane è devastante.

Il cane ha solo il suo padrone, ama solo lui e quindi perchè lasciarlo morire da solo, magari dopo dieci anni di fedele amicizia? Quello che è certo è che lui non lo farebbe mai.

Rifletteteci e fatevi coraggio, non lasciate solo il vostro cane ad affrontare l’ultima prova, la più difficile.

Quali sono i nostri animali domestici e quanto ci costano

PERCHÈ AVERE ANIMALI DOMESTICI | Il Mondo degli Animali

Gli animali domestici sono i ‘migliori amici’ dell’uomo e sono moltissime le famiglie italiane che se ne prendono cura all’interno delle proprie case: non solo cani e gatti, ma anche pesci, tartarughe, uccelli e conigli, tanto che secondo l’indagine commissionata da Facile.it all’istituto di ricerca Emg Acqua, quasi 1 italiano su 2 (46,8%) dichiara di avere un animale domestico, ma appena il 15,3% dei proprietari, ovvero 3.122.096 milioni di individui, lo assicurano o lo hanno assicurato in passato. Eppure, sono ben di più (addirittura il 62%, pari a 12.651.630 di italiani) i proprietari che conoscono l’esistenza di polizze specifiche per animali.

Ma quali sono gli animali da compagnia più diffusi in Italia? Il 56,2% di coloro che possiedono un animale domestico ha dichiarato di prendersi cura di un cane, il 55,7% di un gatto e il 9,3% di un pesce. Le tartarughe sono scelte come animale da compagnia dal 5,2% dei proprietari, seguite dagli uccelli (4,5%) e dai conigli (3,7%). Non mancano in classifica anche criceti, tartarughe d’acque e rettili.

Ad esclusione del cibo, quanto costa mediamente mantenere un animale ogni anno? Secondo i dati emersi dall’indagine, chi si prende cura di un cane spende, in media, 193,94 euro all’anno, mentre i proprietari di gatti mettono a budget circa 161,20 euro. Mantenere uccelli, invece, comporta, mediamente, un costo di 155,33 euro all’anno; più economico prendersi cura dei pesci: si parla di 137,80 euro ogni anno.

E assicurare un animale, invece, costa poco, soprattutto se si paragonano i costi ai benefici. Eppure analizzando i dati della ricerca emerge che oggi quasi la metà dei possessori di animali (44,9%) non è intenzionato ad assicurarli; il 40,3% non ha le idee chiare sulla questione e appena il 14,9% dei possessori di animali è invece propenso a sottoscrivere una polizza dedicata.

Tra coloro che hanno ammesso di aver stipulato una polizza specifica per il proprio ‘amico’, le più diffuse sono state la responsabilità civile e la tutela legale, scelte dall’89,5% dei sottoscrittori. Il primo tipo di copertura interviene nel momento in cui l’animale causa involontariamente danni a terzi o a cose, nell’ambito dei rischi inerenti alla proprietà o custodia dell’animale, mentre la seconda è una garanzia utile a ottenere un rimborso spese per l’assistenza giudiziale e stragiudiziale in caso di sinistro.

Entrambe queste coperture possono essere molto utili e mettono al riparo da gravi conseguenze, con costi assai contenuti: assicurare un cane per la responsabilità civile e tutela legale ha un costo che parte da circa 65 euro l’anno e scende a 45 euro per i gatti. Bisogna, però, tenere in considerazione che l’età dell’animale e la razza possono andare a incidere sul costo dell’assicurazione.

Tra le altre polizze sottoscritte dai proprietari troviamo quella che offre la copertura sui danni a oggetti domestici di proprietà, scelta dal 34,5% di chi ha stipulato un’assicurazione, e l’assistenza in viaggio, che tutela i proprietari nel momento in cui si dovessero affrontare emergenze veterinarie quando ci si allontana da casa per alcuni giorni (20,3%). Lo stesso tipo di imprevisto può essere coperto anche se si resta fra le mura domestiche, ma nonostante spese veterinarie, chirurgiche ed esami abbiano costi molto elevati, solo il 10,7% di chi ha stipulato una copertura assicurativa ha deciso per questo tipo di polizza.

FONTE

ECCO GLI ANIMALI CHE POTREBBERO ESSERE INFETTATI DAL CORONAVIRUS

Una pecora

Biologi del Regno Unito e della Malesia hanno condotto simulazioni al computer sulla suscettibilità di vari animali al coronavirus SARS-CoV-2 e hanno scoperto quali di loro potrebbe potenzialmente contrarre il COVID-19.

Le conclusioni degli scienziati, pubblicate sulla rivista specializzata Scientific Reports, sono generalmente coerenti con gli esperimenti di laboratorio condotti finora su animali vivi, così come con i casi di infezione segnalati. Alcune conclusioni sono tuttavia innovative e sorprendenti.

Gli autori hanno scoperto che uccelli, pesci e rettili non sono suscettibili a questo tipo di infezioni, la maggior parte dei mammiferi invece può essere potenzialmente infettata. Ci sono già stati casi di infezione di gatti, cani, visoni, leoni e tigri. Studi di laboratorio hanno confermato la possibilità di infezione anche nei furetti e nei macachi.

I ricercatori hanno studiato come la proteina spike del virus SARS-CoV-2 interagisce in diversi mammiferi con la proteina ACE2, attraverso la quale entra nelle cellule. Per intenderci la proteina spike (S) è quella proteina del virus che forma le caratteristiche protuberanze a forma di corona (da cui il nome ‘Coronavirus’). Finora, questo è l’unico meccanismo noto di infezione, sebbene gli autori non escludano che possa funzionare in modo differente in alcuni animali.

Sono state effettuate simulazioni al computer per 215 specie. Gli scienziati hanno cercato di vedere se le mutazioni nella proteina ACE2 potessero rafforzare o indebolire il legame tra la proteina virale e la proteina ospite. I risultati hanno mostrato che 26 specie di mammiferi con contatti regolari con l’uomo possono essere suscettibili alle infezioni.

In particolare si è scoperto che, come tutte le grandi scimmie – scimpanzé, gorilla, oranghi e bonobo, anche gli ovini posso essere infettati. Le loro proteine ​​si legano non meno saldamente che negli esseri umani. È pur vero che casi di infezione nelle pecore non sono ancora stati segnalati, ma è anche vero che test su questi animali non sono ancora mai stati effettuati.

“Volevamo andare oltre le specie che erano state studiate sperimentalmente per vedere quali altri animali potrebbero essere a rischio di infezione e richiedere ulteriori ricerche e monitoraggio”, ha detto il capo della ricerca Christine Orengo, professoressa di ricerca strutturale e biologia molecolare, in un comunicato stampa dell’University College di Londra: “Alcuni degli animali che abbiamo identificato sono specie protette o da allevamento industriale. Queste ultime potrebbero divenire un serbatoio per il virus, con il rischio di reinfezione nell’uomo, come nel caso degli allevamenti di visoni”.

I ricercatori hanno effettuato analisi strutturali dettagliate e identificato soglie per il rischio di infezione per varie specie animali.

“I dettagli dell’infezione e la gravità della risposta sono più complessi del modo in cui la proteina spike interagisce con ACE2, quindi stiamo esaminando le interazioni che coinvolgono altre proteine ​​ospiti”, ha aggiunto la professoressa Orengo.

Il primo autore dell’articolo, Su Datt Lam dell’Università statale della Malaysia, ha osservato che, a differenza degli esperimenti di laboratorio, l’analisi al computer che hanno sviluppato può essere eseguita automaticamente.

“Di conseguenza, questo metodo può essere applicato ad altri focolai di infezioni virali, che, purtroppo, stanno diventando più frequenti a causa dell’invasione umana dell’ambiente naturale”, ha detto.

Gli autori ritengono che sia necessaria una sorveglianza su larga scala per prevenire la trasmissione da uomo ad animale e viceversa, soprattutto per quanto riguarda gli animali domestici e da fattoria, per rilevare i casi prima dell’inizio di un’epidemia. Inoltre, secondo gli scienziati, è importante prevedere misure igieniche durante la manipolazione degli animali, simili a quelle che vengono ora adottate tra gli esseri umani.

FONTE

Aumentano gli incidenti gravi fra veicoli e animali

Sono stati 164 nel 2019, 16 in più rispetto al 2018. E nel 2020, nonostante il lockdown, ne sono stati registrati 86 in sette mesi.

Aumentano gli incidenti gravi fra veicoli e animali

IN AUMENTO – L’ultimo incidente è avvenuto ieri, lungo l’autostrada A26 Genova-Gravellona: dopo aver investito due cinghiali, un’auto è finita fuori strada e, nell’impatto, sono morti due uomini. Non è un episodio isolato, perché sono in aumento gli incidenti gravi, con persone ferite o decedute, fra veicoli e animali: nel 2019 sono stati 164, secondo i dati dell’Osservatorio dell’Associazione Sostenitori Amici della Polizia Stradale, contro i 148 registrati nel 2018.  

LE AUTO  COINVOLTE PIÙ SPESSO – Nel 2019, gli incidenti gravi fra veicoli e animali hanno causato 15 decessi, 4 in più rispetto al 2018, e 221 feriti gravi, contro i 189 dell’anno precedente. In 141 casi, lo scontro è avvenuto fra un veicolo e un animale selvatico; in 23, con un animale domestico. Inoltre, 131 incidenti sono avvenuti di giorno e 33 di notte, 162 si sono verificati nelle strade della rete ordinaria e 2 in autostrade o strade extraurbane. Le auto sono state coinvolte in 131 incidenti, contro i 41 dei motocicli, i 6 dei velocipedi ed i 3 degli autocarri (il totale è superiore al numero degli incidenti perché in alcuni sinistri sono rimasti coinvolti veicoli diversi). La situazione non è migliorata nel 2020: nonostante i quasi 2 mesi di lockdown, nei quali i trasporti si sono quasi azzerati, l’Osservatorio dell’Asaps ha rilevato 86 gravi incidenti, 5 decessi e 111 feriti.

NONOSTANTE IL LOCKDOWN – Nel 2019, la Lombardia è stata la Regione italiana con il maggior numero di incidenti gravi fra auto e animali: ne sono stati registrati 20, contro i 17 della Campania, i 16 dell’Abruzzo, i 14 del Lazio, i 12 delle Marche ed i 10 della Toscana.

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