Vicino Roma c’è un’oasi dove gli animali salvati dallo sfruttamento vivono liberi

Incontrare gli animali, ascoltare le loro storie, osservare come si comportano e creare un legame con loro. A Castel Sant’Elia c’è il Rifugio Hope, un luogo in cui vivono liberi e insieme circa 300 animali di varie specie salvati dallo sfruttamento. Ecco come arrivare e quali attività si possono fare.

A un’ora da Roma c’è un luogo dove gli animali salvati dallo sfruttamento umano vivono liberi e tutti insieme. Il Rifugio Hope si trova nelle campagne di Castel Sant’Elia, in provincia di Viterbo ed è gestito da Corinna Elfie, che si divide tra due lavori e che ha dedicato la sua vita ad una missione: quella di accogliere e proteggere come se fossero figli suoi cani, cavalli, mucche, bufali, conigli e tanti altri ospiti del suo rifugio, circa 300. Fanpage.it l’ha raggiunta, per farsi raccontare il suo progetto, sostenuto dalle decine di attivisti che si danno quotidianamente da fare per rendere possibili le spese e la gestione degli animali e che fa parte di altre realtà che in Italia, da Nord a Sud, ospitano gli animali cosiddetti ‘da reddito’ strappati all’industria alimentare e non solo.

Come nasce l’idea del rifugio e da cosa prende il nome?

La mia attenzione nei confronti degli animali è nata fin da piccola, da adulta ho vissuto a Roma e lavoravo in ufficio, poi mi sono spostata in campagna dove ho comprato una casa con giardino ho preso con me cani e gatti. Di questo mezzo ettaro non sapevo che farmene, così vent’anni fa volevo sfruttarlo e ho contattato un’associazione che dà in adozione cavalli salvati dai macelli e sono arrivati i primi tre, poi un agnellino, un maialino vietnamita una capretta. Piano piano l’impegno di accudirli si è affiancato al mio lavoro, poi ho detto basta ad una ‘vita di neon’ e ho lasciato il lavoro in ufficio per dedicarmi a loro. Il nome del rifugio viene da Hope, una pecora speciale. L’avevo notata sola in un campo e dopo giorni e giorni l’ho presa, ce la voleva fare ma è morta e ho dato il suo nome al rifugio.

Che differenza c’è tra un rifugio e altre realtà come fattorie e allevamenti anche piccoli?

Qui gli animali non producono nulla e non gli viene sottratto niente. Non si insegna a cosa serve ognuno di loro come nelle fattorie didattiche, ma vengono riconosciuti come individui. Vivono insieme, lilberi nella natura e di interagire tra loro e con le persone che visitano il rifugio, ognuno si rapporta diversamente dall’altro. Sono animali che provengono da situazioni di abusi e sfruttamento, ma dopo un recupero comportamentale riaquistano fiducia nelle persone, infatti chi viene si meraviglia di quanto sono socievoli, cercano proprio il contatto con l’essere umano. Gli animali hanno ognuno le loro abitudini e il loro posticino del cuore, so dove si mette ognuno di loro e da questo capisco come stanno e se ci sono tutti.

Cosa si può fare in un rifugio?

Solitamente facciamo due eventi al mese organizzati con un team di volontari, anche a tema, pranzi e cene con musica ed artisti o pomeriggi in cui si può partecipare a tante attività, come yoga, il veterinario che spiega gli animali, percorsi sensoriali tra la natura e siamo molto attenti al sociale. Abbiamo allestito una nuova area eventi, con tavolini e panche e giochi per bambini. Con gli eventi organizzati paghiamo le spese per il cibo degli animali, la gestione del rifugio e i controlli del veterinario. C’è tanto da fare dalla distribuzione del cibo, alla manutenzione di staccionate e strutture varie, alla pulizia delle stalle.

Ci racconti le storie di alcuni animali?

La mucca Moony è stata la prima presa a Nepi da un allevamento di mucche da latte, era un vitellino che si è fermato e mi ha iniziato a tirare i pantaloni, ho litigato con l’allevatore per farmela lasciare ma l’ho portata a casa. I due bufali Timon e Pumba sono stati trovati piccolissimi legati dietro ad un cassonetto dell’immondizia a Carpineto Romano, Casper il vitello bianco era a Salerno, abbandonato in montagna dall’allevatore, che non stava in piedi non vedeva e non sentiva ed è arrivato da me con gli staffettisti. Riuscire a farlo vivere è stato un miracolo per me.

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Ecco come tenere impegnata la mente del vostro cane

Questo articolo è stato pubblicato il luglio 16, 2021 da Matea per fitopet

Un cane annoiato al guinzaglio

Sai che il tuo cane ha bisogno di cibo sano e di esercizio fisico regolare? Questo è un dato di fatto, ma hai pensato ai suoi bisogni mentali? Molti cani non hanno la stimolazione mentale di cui hanno bisogno per raggiungere livelli ottimali di vita e quindi di felicità. Il risultato è che il tuo cane potrebbe passare troppo tempo a oziare e dormire, causando problemi come l’obesità o la depressione.

C’è anche una buona possibilità che il tuo cane si annoi se non gli vengono dati gli sbocchi adeguati per la stimolazione mentale, che può manifestarsi come una serie di problemi comportamentali. Un cane annoiato può impegnarsi in comportamenti di ricerca eccessiva di attenzione, come far cadere oggetti dai tavoli, oppure può diventare turbolento o distruttivo, masticando il tappeto o scavando nel cortile di casa. Non puoi davvero biasimarlo. Sta cercando qualcosa da fare, ed è compito tuo fornirglielo.

Esistono molti modi economici per tenere impegnata la mente del tuo animale domestico. Gli animali hanno bisogno di un rigoroso esercizio fisico e mentale, ogni giorno. Fornire solo esercizi fisico al tuo cane, senza opportunità quotidiane di impegnarsi in esercizi cerebrali ponderati, significa che non stai soddisfacendo tutte le sue esigenze. Inoltre, la ricerca mostra che i cani che hanno problemi mentali regolari e in corso, hanno meno declino cognitivo più avanti nella vita.

Giocattoli interattivi e puzzle

Se al tuo cane piace interagire con i giocattoli, le opzioni interattive, come giocattoli da riporto, possono essere l’ideale. Ciò richiede che tu o un altro membro della famiglia giochiate con il vostro cane – lanciando palline o tenendo un’estremità di un asciugamano – e manterrà il vostro cane impegnato fisicamente e mentalmente.

Per i momenti in cui il tuo cane è solo, puoi lasciare giocattoli, puzzle alimentari. Ci sono molti giocattoli di gomma che puoi riempire con yogurt bianco, burro di mandorle o zucca in scatola e congelare, oltre a giocattoli interattivi di alto livello per tenere impegnato il tuo cane. Puoi anche dividere i pasti del tuo cane, trasformando la cosa in una sorta di caccia al tesoro alimentare e lasciare che il tuo cane scovi dove è nascosto il cibo.

Anche i tappetini da fiuto e da leccare sono modi popolari per distrarre il tuo cane durante le cene di famiglia. Un semplice trucco per mantenere i giocattoli interessanti per il tuo cane è ruotarne l’uso. Dai al tuo cane solo uno o due giocattoli alla volta mentre metti via gli altri. Dopo alcuni giorni, ripresenta i giocattoli che avevi messo da parte, vedrai che si divertirà come la prima volta.

Organizzare uscite con altri cani

A molti cani piace giocare con altri cani e organizzare un appuntamento con il cane di un amico, può essere un modo ideale per stimolare la sua mente senza spendere soldi. Idealmente, scegli un cane con uno stile di gioco e una personalità simili al tuo cane, così come un cane di taglia ed età simili. Assicurati di introdurre i cani gradualmente e controlla la sessione di gioco.

Attività fisica: fallo anche annusare

Come detto l’esercizio fisico è essenziale per la salute mentale del tuo animale domestico. Se l’esercizio quotidiano del tuo cane non prevede il gioco, assicurarti che svolga almeno una sessione di gioco intensa al giorno, oltre all’allenamento fisico. Anche cambiare il percorso delle passeggiate può aggiungere interesse, ed è essenziale dare al tuo cane il tempo di fermarsi e annusare.

Uno “sniffari” è quando vai a fare una passeggiata e lasci che il tuo cane faccia da guida, annusando tutto a suo piacimento. I cani esplorano il mondo con il naso, usando i profumi per dipingere un’immagine vivida che gli umani non possono vedere. Quindi il tempo per annusare durante le passeggiate protegge la loro sanità mentale.

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Un cane che porta carote nel musoGiochi per stimolare il tuo cane

Un’opzione divertente per i cani che amano scavare, è creare una scatola per scavare da riporre nel tuo giardino (1). Riempilo di sabbia e seppellisci i giocattoli per farli scoprire al tuo cane. Insegnare al tuo cane giochi più complessi, come nascondino, è anche divertente sia per i cani che per i loro proprietari.

Proprietario che gioca con il suo cane

Trascorri del tempo con il tuo cane

I cani sono animali ti vedono come uno del loro branco (2). Non sono nati per trascorrere lunghi periodi di tempo da soli. Quindi uno dei modi migliori per garantire che la mente del tuo cane sia stimolata, è semplicemente passare più tempo possibile con il tuo cane, giocando con lui, accarezzandolo e coccolandolo sul divano: tutte queste cose aiutano il tuo cane a sentirsi parte del branco.

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Quando interagisci con il tuo cane, concentrati sull’essere consapevole e completamente presente. Scoprirai che ti connetterai meglio con il mondo che ti circonda, compresi i tuoi animali domestici, se metti il telefono in modalità silenziosa e dai ai tuoi animali qualche minuto della tua totale attenzione, almeno più volte al giorno.

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Nuovo negozio online: “No ai test sugli animali, ecco i profumi vegani”

test su animali cosmetici: profumi vegan per tutti | Life&People Magazine

Una bioprofumeria. Vegana e online. Da poco più di due mesi un nuovo magazzino-negozio, a Copparo, si è dunque proposto ai consumatori offrendo una gamma di prodotti legati al make-up e con una caratteristica importante: non sono di derivazione animale. Francesco Magnani responsabile commerciale dell’azienda, spiega in cosa consiste la merce venduta: “Sono tutti articoli che riguardano la cura della persona, con due caratteristiche di fondo: sono biologici e non hanno alcuna derivazione animale, nè diretta nè indiretta”. Ciò significa che, per fare un esempio, nessun prodotto è a base di miele perché prodotto dalle api. Parliamo, in sostanza, del mondo vegano che però “viene conosciuto e apprezzato da un numero crescente di persone”. Titolare dell’azienda è la compagna di Magnani, Beatrice Maria Moschetta (nella foto) che cullava da anni sogni così, anzi era “il suo sogno nel cassetto”. Questa particolare attività commerciale è in definitiva frutto del nostro tempo e tocca molteplici ambiti della cura della bellezza: “Sì, perchè vendiamo anche creme viso e corpo, saponi, trattamenti per i capelli. Non solo per donna, naturalmente. Abbronzanti particolari per gli uomini, ma anche prodotti per bambini e bebè. Abbiamo anche prodotti per animali”. Il valore aggiunto di questa attività, spiega Magnani (gestisce anche una libreria antiquaria online), sta nella selezione che facciamo dei tantissimi articoli : cioè noi verifichiamo sul mercato quali prodotti hanno i requisiti giusti (e convenienti) per essere definiti biologici e vegan. Evitiamo, in sostanza, che i consumatori perdano tempo; e questo credo sia un servizio importante. La clientela sta intanto crescendo grazie a un’intensa opera di informazione effettuata a partire dai social.

Alberto Lazzarini

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Gli animali prendiamoli sul serio

Heini Hediger, direttore dello zoo di Zurigo dal 1954 al 1973, è considerato il fondatore della biologia dei giardini zoologici. Si è sempre concentrato sulle necessità degli animali. Un concetto applicato oggi in tutti i migliori zoo.Questo contenuto è stato pubblicato il 15 luglio 2021 – 12:3015 luglio 2021 – 12:30

Per conoscere il lavoro e il pensiero di Heini Hediger sul campo, abbiamo appuntamento con il suo successore Alex Rübel, [ex] direttore dello zoo di Zurigo [che ha guidato fino al 2020]. Ci porta nella cosiddetta Freiflughalle (“sala del volo libero”), la prima del suo genere in Europa – e opera di Heini Hediger.

All’interno, una luce crepuscolare e un turbinio di richiami d’uccelli. Quando gli occhi si abituano alla penombra, si può ammirare una foresta tropicale e innumerevoli uccelli che saltellano in giro scavando con i becchi nel terreno o volano liberamente. Non ci sono sbarre né vetri – eppure nessun volatile esce dalla foresta svolazzando.

“Non ne hanno motivo”, spiega Rübel. “All’interno del recinto aperto possono soddisfare tutti i loro bisogni”. In questo modo il direttore dello zoo cita il principio più importante di Heini Hediger, pioniere della moderna biologia dei giardini zoologici: “Un animale non è un oggetto da esporre, ma un essere vivente con varie esigenze che vanno ben oltre quella dell’essere nutrito”.

Nella Freiflughalle, gli uccelli possono ritirarsi in zone protette e vivere le loro relazioni sociali – dalla riproduzione al volo territoriale. Come in natura.

Ma perché non volano fuori dalla foresta e non vanno ad esempio nell’auditorium? “Perché noi siamo al buio, ma la foresta è illuminata. Un uccello diurno non ha motivo di avventurarsi in un’oscurità sconosciuta”, spiega Rübel.

Vedere il mondo dal punto di vista degli animali: è la linea giuda seguita da Heini Hediger per costruire anche la Afrikahaus, nel 1965, senza angoli retti o pavimenti piatti, senza scale e porte convenzionali – e senza grate.

Qui non si trovano solo i rinoceronti neri, ma anche diversi uccelli: bufaghe e aironi guardabuoi che si arrampicano sui grossi pachidermi e, come nella loro terra d’origine, beccano i parassiti.

Hediger è stato il primo a far convivere in un recinto animali che vivono in simbiosi in natura. Molti pensano che i modelli di un allevamento rispettoso degli animali siano zoo famosi come quello di San Diego. Ma l’idea è di Heini Hediger.

Heini Hediger mit Chamäleon
 Heini Hediger era prudente. Ogni volta che toccava un animale allo zoo, indossava i guanti (1965). Zoo Zürich

All’ingresso del prossimo recinto, Rübel ci indica il piccolo pannello informativo sugli animali. Questo dettaglio che oggi i visitatori danno per scontato è un’invenzione di Hediger diventata standard per i migliori zoo di tutto il mondo.

La cosiddetta “scheda Hediger” contiene anche il nome scientifico dell’animale e informazioni concise su distribuzione, habitat e il modo di vita. “Prima di Hediger, gli zoo esponevano animali solo per l’intrattenimento”, spiega Rübel, “senza alcuna scientificità, né motivazione educativa”.

Elefanten, die baden
Gli elefanti amano fare il bagno. La piscina fa parte del recinto aperto nel giugno 2014. I pachidermi possono essere osservati sott’acqua attraverso una grande parete di vetro. Jean-Luc Grossmann/Zoo Zürich

Nato a Basilea nel 1908, Hediger si è interessato agli animali come creature a sé stanti. Cresciuto vicino allo zoo della città, da ragazzo ha tenuto rettili, scorpioni, pesci e anche una volpe per alcuni mesi, fino a quando il padre non l’ha cacciata di casa a causa del peggiorare dei voti del figlio a scuola.

Già allora, Hediger diceva che sarebbe diventato direttore di uno zoo per poter concretizzare le sue idee. Si recava a quello di Basilea più volte a settimana ed era convinto che i giardini zoologici non dovessero essere dei serragli, ma istituzioni culturali.

Tuttavia, come tutti gli zoologi dell’epoca, da studente Hediger prese parte a spedizioni in tutti gli angoli del mondo, dove catturava gli animali e li portava in patria, dove venivano esposti impagliati nel Museo di storia naturale.

Nel 1937, in Marocco, stava sviluppando un metodo per uccidere in modo delicato i serpenti, quando arrivò a una nuova presa di coscienza. “Quella fu l’ultima volta”, si legge nel suo diario. D’allora in poi, ha sempre cercato di guardare il mondo attraverso gli occhi degli animali.

Mentre era studente viaggiò ancora in lungo e in largo per svolgere delle ricerche e pubblicò diversi articoli sulle reazioni di fuga dei rettili. Ottenne il dottorato a soli 24 anni e, poco tempo dopo, il Museo di storia naturale di Basilea lo nominò curatore del dipartimento di zoologia.

A 30 anni raggiunse il suo obiettivo, diventando l’amministratore dello zoo di Dählhölzli a Berna. Cinque anni più tardi era alla guida dello zoo di Basilea. Una lite con gli influenti zoologi Rudolf Geigy e Adolf Pormann lo portò poi allo zoo di Zurigo che diresse fino al 1973.

Hediger non si limitò ad ottimizzare il modo in cui erano custoditi gli animali, ma svolse ricerche sulla loro psicologia e il loro ciclo del sonno che pubblicava senza sosta. Il suo libro “Wildtiere in Gefangenschaft” (“Animali selvatici in cattività”) è considerato l’opera fondamentale della biologia dei giardini zoologici.

Assieme a Konrad Lorenz e Bernhard Grzimek, nel 1960 fondò la rivista “Das Tier”. Fece anche radio, televisione e tenne lezioni all’Università di Basilea per ben 84 semestri. I suoi interventi erano estremamente popolari anche ben oltre la cerchia dei biologi.

“Hediger regalava comunicazioni scientificamente corrette che avevano al contempo un grande valore d’intrattenimento”, scrive René Honegger, ex curatore dello zoo di Zurigo, nel suo necrologio. Descrive il suo ex capo come “uno degli inventori del moderno ‘infotainment'”.

Questo non significa che si debbano costruire degli zoo che tengono conto dei bisogni degli animali ma non di quelli dei visitatori. Anche l’ex direttore Rübel si dice d’accordo con questa filosofia mentre entriamo nella zona del Pantanal, aperta nel 2012.

Qui dei corsi d’acqua serpeggiano tra la vegetazione, ispirata a quella della regione amazzonica ma resistente al clima elvetico. Scimmie scoiattolo e cappuccine si divertono sugli isolotti. Lungo le sponde c’è una capanna di legno all’interno della quale si intravede un prigioniero dietro le sbarre, un manichino. Di fronte, un’auto della polizia brasiliana.

“I visitatori amano questa scenografia”, dice Rübel. “Non si tratta solo di intrattenimento. È un elemento educativo che sensibilizza sui problemi del bracconaggio e della distruzione della foresta pluviale.”

In questo modo e con progetti concreti in loco, spiega Rübel, lo zoo si assume una responsabilità per la conservazione della natura e delle specie. Un aspetto richiesto da Hediger.

I recinti progettati sul modello naturale hanno uno svantaggio: si vedono meno animali. “Questo non disturba i visitatori”, dice l’ex direttore. In un sondaggio svolto nello zoo, solo il 10% degli interpellati ha espresso questa lamentela. “Il design naturalistico dà una sensazione migliore che guardare gli animali attraverso le sbarre”.

Molti animali non avrebbero comunque bisogno di più spazio? Dopotutto, un orso in natura cammina per diversi chilometri al giorno. “Non lo fa perché gli piace girovagare”, spiega Rübel, “ma per trovare cibo. Se un animale può soddisfare i suoi bisogni in uno spazio più piccolo, si trova bene anche in uno zoo.”

Entrando nel padiglione Masoala con i suoi alberi di 30 metri, i fitti arbusti, le scimmie, le volpi volanti, i camaleonti, le tartarughe e gli insetti Rübel dice: “Questo è probabilmente come Hediger lo immaginava: un intero biotopo sotto una campana di vetro”.

Un pioniere, ma non un manager

Hediger aveva sviluppato l’idea degli ecosistemi coperti già negli anni ’50. Voleva, ad esempio, che il laghetto dei rinoceronti nell’Afrikahaus potesse essere visibile anche sotto la superficie dell’acqua grazie a una parete di vetro.

Si sarebbero visti i pesci che vivono in simbiosi con i rinoceronti. Ma all’epoca non c’erano soldi per una tale costruzione. “Hediger si lamentava molto della mancanza di soldi”, ricorda Rübel. “Era un pioniere della zoologia, ma non un buon manager”.

Un’altra dicotomia accompagnò Hediger per tutta la vita: l’incompatibilità tra la sua fede cattolica e il fenomeno scientificamente provato dell’evoluzione. Sebbene l’accettasse come un dato di fatto, non poteva ammettere che qualcosa di così meraviglioso come la ruota del pavone fosse solo il risultato di tentativi ed errori.

“Dobbiamo tutti vivere con un residuo di inspiegabile”, dice Rübel, il quale ha assistito Hediger nell’ultima fase della sua vita, in una casa di riposo. “Lì ha sofferto”, ricorda. Era un creatore spinto dalla passione.

Dopo Hediger, fu Ernst Weilenmann a dirigere lo zoo per 18 anni. Poi, dal 1991 [al 2020], è stato il turno di Rübel alla guida del più grande giardino zoologico della Svizzera. Sa che sono orme importanti quelle lasciate dai suoi predecessori. Ma ne è stato all’altezza. Non solo ha portato avanti la filosofia di Hediger, ma ha reso lo zoo economicamente redditizio, cosa che Hediger riteneva impossibile.

Nel 2012, Rübel ha ricevuto il premio Heini Hediger “per il suo straordinario impegno nella scienza e nell’educazione alla protezione della natura, degli animali e dell’ambiente” – il più alto riconoscimento nel mondo degli zoo.

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Non adottate queste razze…

sembra il titolo di un film giallo e invece è un aiuto a chi volesse acquistare/adottare un cane.

[Fotografies] Le razze di cani da evitare di adottare secondo i veterinari. Le seguenti razze non sono adatte per l’adozione.

Scegliere la giusta razza di un cane non è assolutamente un lavoro facile, soprattutto se avete dei bambini piccoli a casa. Sì, il cane è considerato il migliore amico dell’uomo, ma non vale per tutte le razze. È molto importante scegliere una razza che possa andare d-accordo ma sopratutto essere adatta ai vostri bambini, e cosa molto importante, che non creino problemi con eventuali ospiti o vicini di casa. Nonostante tutti i cani possano essere addestrati, non tutte le razze possono convivere tranquillamente con i bambini. In questo articolo vedremo le razze di cani, che sono meno adatte a stare a contatto con dei bambini.

I Chihuahua

I Chihuahua sono famosi per essere conosciuti come i cani dall’aspetto piccolo, docile e carino, ma “Non giudicare un libro dalla copertina”, sono i cani meno adatti ad un ambiente di bambini, sono una razza ingannevole! Sono cani molto territoriali e sono abbastanza aggressivi specialmente con i membri più piccoli della famiglia, perchè molto gelosi. Hanno un carattere molto testardo, caparbio e dunque molto difficili da addestrare. Anche se una volta andavano molto di moda, ora non più così tanto.

Alaskan Malamute

Gli Alaskan Malamute sono nati per vivere nelle condizioni più dure che possano presentarsi, poichè sono allevati per stare in ambienti isolati e molto freddi, dunque sono abituati ad essi. Il loro istinto di sopravvivenza è molto forte, dunque hanno l’istinto di attaccare sia gli animali che i bambini. Questa in particolare, è una stranza estremamente difficile da addestare, per il carattere difficile che caratterizza questo tipo di cane. E’ anche un cane, il cui pelo provoca allergia.

I Rottweiler

Una razza di cane nota per la sua grossa taglia e la sua forza, è proprio il Rottweiler. Infatti questo cane, ha un’origine molto dura alle sue spalle, è un tipo di cane che viene usato per radunare il bestiame, trainare i piccoli carri e fare tutti i tipi di lavori che richiedono una certa forza fisica. Sono dei cani molto leali e fedeli, per questo possono assumere di colpo un comportamento aggressivo e violento in presenza di sconosciuti. Il loro ruolo è proprio quello di cane da guardia o di cane polizziotto, perciò meno adatti per una famiglia ricca di bambini.

Bullmastiff

I Bullmastiff sono dei cani di grande taglia, molto potenti e spesso e volentieri anche aggressivi con le altre razze, probabilmente sono la razza meno adatta alla presenza di numerose famiglie con dei bambini. Nonostante la loro reputazione, se vengono ben addestrati, possono diventare il migliore amico dell’uomo. Infatti, questo tipo di cane è di natura molto leale, e tende a vedere il padrone di casa come il leader del branco, quindi una persona a cui portare rispetto.

San Bernardo

Una razza che è diventare molto popolare con gli anni è proprio quella del San Bernardo, conosciuta per il celebre film Beethoven.
Nonostante la loro buona educazione e un addestramento intensivo, questa razza è di natura molto sbadata, quindi c’è sempre il pericolo che, ad una loro mossa, facciano cadere tutto.” Come un elefante in un negozio di vetri”, e quindi pericolossimo per un bambino. Nonostante ciò, sono dei cani di un’estrema dolcezza e bontà, proprio come nel film!

Il Bracco di Weimar

Anche il Bracco di Weimar potrebbe non essere la scelta migliore se si hanno dei bambini piccoli a casa. La loro natura e il loro carattere energetico li rende maldestri e quindi pericolosi, quando entrano a contatto con i più docili. I cani che appartengono a questa razza, sono i tipici cani che sono stati allevati per andare a caccia, si annoiano facilmente, e hanno bisogno di attenzione costante da parte dei padroni.

L’Australian Shepherd

L’Australian Shepherd è un tipo di cane che ha sempre bisogno di stare in movimente, è super energetico. Vengono allevati come cani da guardia e cani da salvataggio, e hanno bisogno di lunghe passeggiate perché in mancanza di movimento, potrebbero sviluppare dei problemi comportamentali. E’ un tipo di cane che si trova a disagio con gli sconociuti e che va molto curato, ma stare dietro questo tipo di razza può rivelarsi davvero impegnativo, dunque se si hanno anche dei bambini piccoli di cui prendersi cura, diventa quasi impossibile.

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