Morte di un animale domestico, come aiutare i bambini a superarla

Per i tuoi bimbi: LA LEGGENDA DEL PONTE ARCOBALENO la leggenda degli indiani d’america sul luogo dove vanno gli animali che ci lasciano….

La perdita di un cane, un gatto, un coniglietto, un criceto o qualunque altro animale con cui si sia instaurato un legame di affetto, è un lutto e i bambini hanno bisogno di uno spazio per esprimere il loro dolore

Di Lucia Montesi – 7 Settembre 2020

Me lo ricordo ancora come fosse adesso. Avevo nove anni e stavo facendo i compiti in soggiorno. Nonno stava trafficando in cucina quando, tra una faccenda e l’altra, si affacciò sulla porta e se ne uscì candidamente con l’abominevole frase che poi rimase negli annali della nostra storia familiare: «Ah, Lucia…Leo è duro!» – dove “duro” stava per morto, stecchito – , e tornò ad armeggiare con le pentole! Immagino si sentisse in difficoltà nel darmi la notizia della morte del mio adorato gatto Leo che mancava da qualche giorno e, da uomo molto concreto e di poche parole, non fu in grado di elaborare un modo meno maldestro per farlo. Gli riconosco però il merito di avermi detto la verità, senza inventare bugie come molti fanno pensando di risparmiare un dolore ai bambini. Ho anche avuto la fortuna di avere un papà sensibile verso gli animali come me, che ad ogni perdita di ogni nostro animale, condivideva con me lo sconforto e mi aiutava a costruire tombe in giardino, a trovare graziose statuine di gattini addormentati e ad incidere nomi nella terracotta.

La perdita di un animale domestico, che sia un cane, un gatto, un coniglietto, un pesciolino, un criceto o qualunque altro animale con cui si sia instaurato un legame di affetto, può essere motivo di grande dispiacere e di sofferenza per i bambini, ed è spesso la loro prima esperienza di incontro con la realtà della morte degli esseri viventi. Si tratta di un lutto, così come avviene per la perdita di una persona, e come tale ha bisogno di un tempo di elaborazione e di un atteggiamento accogliente, comprensivo e amorevole da parte degli adulti, che riconosca il dolore e non lo sminuisca, anche in buona fede.

Come per altre difficili esperienze della vita, si crede che sia meglio non dire la verità ai bambini, non dirgli che il loro piccolo amico sta male e sta morendo, oppure nascondere la morte avvenuta dicendo che il cagnolino o il gatto è scappato, è partito per un viaggio o è stato preso da un’altra famiglia. Quando il nostro animale sta molto male e sappiamo che morirà, è importante che anche i bambini lo sappiano, perchè, come noi adulti, hanno bisogno di tempo per prepararsi e per poter salutare il loro amico. Noi adulti ci sentiamo in colpa e arrabbiati se ci viene nascosto che qualcuno che amiamo sta per morire, possiamo rimproverarci di non aver fatto qualcosa di importante o rimpiangere di non aver vissuto più intensamente gli ultimi periodi insieme cercando di dargli tutto il nostro amore. Lo stesso accade ai bambini. Possiamo spiegare che il nostro amico sta molto male e che pensiamo non vivrà a lungo. Se è necessaria l’eutanasia, possiamo spiegare che è stato fatto tutto il possibile e che purtroppo le cure non funzionano, ma possiamo fare in modo che non abbia più dolore e che muoia in modo sereno accompagnato dal nostro amore.

Quando la morte è improvvisa, è più forte la tentazione di mentire, ma dire che il cane è scappato non diminuirà il dolore della sua mancanza, e, anzi, aggiungerà una straziante, illusoria attesa del suo ritorno, la rabbia verso l’animale che ha preferito andare via piuttosto che stare con loro, il senso di colpa per aver fatto qualcosa di sbagliato che possa aver provocato l’allontanamento, e, infine, la rabbia per essere stati ingannati, una volta che scoprano la bugia. Anche se è difficile, dire la verità con le parole adatte all’età dei bambini li aiuterà ad accettare la realtà e ad elaborare la perdita. Mentire non protegge i bambini dalla morte, che comunque c’è, ma li priva della possibilità di esprimere il dolore, condividerlo e infine superarlo.

Decidere insieme di fare un piccolo funerale può essere di aiuto, perchè i rituali servono a circoscrivere il dolore, ad arginarlo dentro gesti prestabiliti che ci danno conforto e sicurezza. Alcuni bambini vogliono scrivere una poesia dedicata al loro piccolo amico, o creare un album con le sue foto. Anche il gioco può essere un mezzo con cui elaborano la perdita, mettendo in scena con pupazzi e peluche la morte dell’animale. Anche se possono sembrare giochi tristi, è bene lasciare che i bambini usino questo prezioso strumento a loro molto familiare per avere una sensazione di controllo sull’angoscia.

I bambini che soffrono per la perdita del loro animale devono sentirsi legittimati ad esprimere quello che sentono, a piangere ed essere tristi e arrabbiati, sapendo che è normale, senza che qualcuno dica loro che era “solo” un animale, o che devono essere forti. Se anche noi ci sentiamo tristi e ci viene da piangere, non dobbiamo nasconderlo e ostentare freddezza, pensando di aiutare così i bambini ad affrontare la perdita. Al contrario, se anche noi mostriamo con naturalezza i nostri sentimenti, i bambini hanno un modello per affrontare un momento difficile, si sentono capiti e meno soli e si rassicurano che non sono gli unici a sentirsi così.

Spesso, quando qualcuno muore, che sia una persona o un animale, si crede sia meglio parlarne meno possibile, per non riaprire la ferita. In realtà, poterne parlare aiuta a mantenere il ricordo e fa sentire ai bambini che quell’argomento non è un tabù, che possono rievocare i momenti felici, esprimere la mancanza, fare domande se vogliono. Alcune domande possono metterci in difficoltà. «Dov’è adesso? Dove vanno gli animali quando muoiono?»: possiamo rispondere attingendo ai valori della nostra famiglia, alle nostre credenze religiose e alle nostre idee su cosa avvenga dopo la morte. Possiamo anche rispondere onestamente “Non lo so”, perchè la morte resta per tutti un mistero, ma possiamo dire che abbiamo l’opportunità di ritrovare sempre dentro il nostro cuore e nei nostri ricordi coloro che abbiamo perduto.

FONTE

NON SOLO GLI ESSERI UMANI: ECCO TUTTI GLI ANIMALI VULNERABILI AL COVID-19

Non solo gli esseri umani: ecco tutti gli animali vulnerabili al Covid-19


Non solo per gli esseri umani: il nuovo coronavirus rischia di essere pericoloso anche per alcuni animali. Una nuova ricerca, per questo motivo, ha scoperto quali specie potrebbero essere più vulnerabili. Nello specifico, gli esperti della UC Davis hanno studiato 410 specie di vertebrati, come uccelli, pesci, anfibi, rettili e mammiferi.

La specie che ovviamente è più a rischio di tutti sono i membri della famiglia dei primati, come i gorilla, gli oranghi, i gibboni, i bonobo e gli scimpanzé. Le creature considerate ad alto rischio di vulnerabilità sono una serie di mammiferi, come balene beluga, narvali, balenottere minori, renne, orche e delfini tursiopi.

Più in basso nella raccolta troviamo gli animali considerati a rischio medio: pecore, bisonti americani, yak selvatici, giraffe, giaguari, leopardi, tigri siberiane e ghepardi. Gli animali a basso rischio, infine, sono orsi grizzly, orsi polari, cani, rinoceronti, cavalli e tapiri.

Come si fa a capire quale animale è vulnerabile al SARS-CoV-2? “Semplicemente” osservando i recettori proteici trovati su alcune delle loro cellule. Il coronavirus irrompe nelle cellule umane utilizzando la sua proteina “Spike” per attaccarsi a una proteina specifica nota come ACE2, che si trova sulla superficie di molti diversi tipi di cellule umane. Quest’ultima è composta da 25 sequenze di amminoacidi, se una cellula animale ha una proteina che ha una sequenza simile di aminoacidi, allora è giusto presumere che anche loro saranno suscettibili alla proteina Spike del cornavirus e vulnerabili alle infezioni.

Negli ultimi mesi alcuni animali sono stati contagiati dal virus: canigatti perfino delle tigri. “Queste nuove informazioni ci consentono di concentrare i nostri sforzi e pianificare di conseguenza per mantenere gli animali e gli esseri umani al sicuro“, afferma il coautore dello studio Klaus-Peter Koepfli, della Smithsonian-Mason School of Conservation.

Per consultare tutto l’elenco in questione basta raggiungere questo sito.FONTE:IFLSCIENCEQUANTO È

Senlat, attenti alla sindrome che viene dalle zecche

Si tratta di una malattia batterica, trasmessa dalla puntura di alcune zecche, che può dare sintomi particolarmente fastidiosi anche se solitamente non pericolosi

E’ chiamata SenlatDebonel, o Tibola ed è una sindrome causata da batteri trasmessi dalle zecche, come ha ricordato recentemente in una nota anche l’Izs Lazio e Toscana, dopo un recente caso avvenuto in Toscana.

Cosa è

E la Senlat (o Debonel, o Tibola) è causata nella maggior parte dei casi dal batterio Rickettsia slovaca (e in percentuale minore dal batterio Rickettsia raoultii) identificato nelle zecche nel 1968 e accertato per la prima volta come causa di una sindrome nell’uomo nel 1997 in Francia.

Da allora in Europa sono stati registrati diversicasi in vari paesi, tra cui Spagna, Portogallo, Germania, Svizzera, Ucraina, Austria, Russia e anche in Italia.

E proprio in Italia è stato registrato un caso recente, che è stato preso in carico e studiato dall’Izs Lazio e Toscana insieme all’Ospedale pediatrico Meyer di Firenze.


I nomi

Riguardo ai nomi della malattia, Tibola, Debonel, Senlat sono sigle dei nomi inglesi con cui viene chiamata.

  • Tibola è il primo nome usato in ordine di tempo e sta per Tick-borne lymphadenopathy – Linfoadenopatia trasmessa da zecche.
  • Debonel sta per Dermacentor-borne necrosis erythema and lymphadenopathy – Linfoadenopatia eritema e necrosi trasmessi da Dermacentor, il genere di zecche che solitamente trasmette la malattia.
  • Senlat è il termine più recente ed è la sigla di Scalp eschar and neck lymph adenopathy after a tick bite – Escara del cuoio capelluto e linfoadenopatia del collo in seguito alla puntura di zecca.


Da chi è trasmessa

Come dicevamo questa malattia è causata da due batteriRickettsia slovaca nella maggior parte dei casi studiati e Rickettsia raoultii in un numero di casi minore, trasmessi da zecche del genere Dermacentor.

In particolare le specie di zecche principalmente coinvolte sono la specie Dermacentor reticulatus, parassita principalmente dei cani e diffusa nella fascia centrale dell’Europa, dall’Atlantico alla Russia e dalla specie Dermacentor marginatus, associata soprattutto alla pecore e diffusa in gran parte del bacino del Mediterraneo e nell’Europa centrale.

Come riporta l’Izs Lazio e Toscana, anche il contatto con i cavalli può comportare il rischio di prendere questa malattia. E ovviamente è necessaria una certa attenzione anche con i cani.

Sintomi

I sintomi possono apparire dopo un periodo di incubazione che in media vada cinque a dieci giorni.

Come dicono i nomi della malattia, i sintomi principali sono il rigonfiamentodoloroso dei linfonodidel collo e poi eritemi ed escare, cioè delle necrosi intorno alla zona della pinzatura. Questo a differenza di altre rickettsiosi trasmesse dalle zecche che possono portare ad eritemi diffusi in varie parti del corpo.

Oltre a questo si può avere febbredebolezza e cefalea. Le necrosi guariscono generalmente in circa due mesi, ma possono lasciare cicatrici e alopecia.


Chi colpisce

Come riporta l’Izs Lazio e Toscana la maggior parte dei casi sono stati riscontrati in donne e bambini, con punture sul cuoio capelluto, e sembra che i capelli lunghi siano un fattore di maggior rischio. Negli uomini invece i casi sono minori in numero, con punture localizzate soprattutto tra i peli del petto.


Periodi di maggior rischio

I periodi di maggior rischio per questa malattia, quelli in cui si conta il maggior numero di casi, sono nelle cosiddette mezze stagioni: damarzo a maggio da settembre a novembre.


Cosa fare

Innanzitutto non allarmarsi. Lo scopo di questo articolo è quello di informare, non certo quello di creare allarmismo.

Se si è o si è stati in contatto con animali come cavalli o pecore o in ambienti frequentati da questi animali o dove si sa essere presenti comunemente le zecche, è utile controllarsi il corpo, magari durante e dopo una doccia, per cercare eventuali zecche.

Nel caso se ne trovassero la cosa migliore da fare, prima di qualsiasi cosa, è contattare il proprio medico che vi darà tutte le indicazioni corrette da seguire e se opportuno vi prescriverà la terapia antibiotica specifica.

Fonte: Agronotizie

Autore: Matteo Giusti

Gli animali ricompensano chi li ama

Le particolari immagini che giungono dalla Turchia hanno destato non poca curiosità tra gli utenti, tanto da fare il giro del web. In questo video, girato casualmente per le strade di Istanbul, durante una normale giornata di bel tempo, si vede una donna camminare e, al suo seguito, una schiera di animali – di specie diverse – accompagnarla. Uno strano ‘fenomeno’ che ha incuriosito tutti. Per qualcuno sembra la scena di un film, oppure c’è chi si è spinto a considerarlo quasi come un evento magico: la donna e i suoi animali per le strade di Istanbul non hanno niente di irreale. La loro storia è stata raccontata da Dilara Ilter, che ha condiviso per prima la clip su Twitter.

Da tempo la donna nutre e si prende cura degli animali che incontra per le strade della città turca. Cani e gatti randagi, ma anche corvi e altri volatili ricambiano quelle premurose cure, accompagnandola nelle sue passeggiate.
Questa signora raccoglie tutti i giorni tutti gli animali del vicinato e li nutre. Nel momento in cui l’ho vista camminare in quel modo, ho pensato che fosse una maga o qualcosa del genere. La scena era così poetica. Sono rimasta stupita di quanto fosse bello quello che stava facendo per gli animali“, si legge nel tweet ricondiviso a distanza di un altro anno. “Ci incontriamo di nuovo – scrive Dilara dal suo account- “Non potevo non parlarne, ma ci incontreremo un giorno, super donna“.

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Pregi dell’aromaterapia per gli animali di casa

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# Aromaterapia

Pregi dell’aromaterapia <br />per gli animali di casa

Melissa, lavanda ed eucalipto sono alcune delle sostanze da utilizzare per stimolare il relax e il benessere di cani e gatti

L’affetto che proviamo nei confronti di cani e gatti è davvero straordinario. Chi convive con un quattro zampe lo considera infatti a tutti gli effetti come un membro della famiglia, a cui dedicare grande attenzione e, perché no, coccole speciali.

Una delle soluzioni più interessanti per migliorare il benessere dei nostri animali consiste nel rivolgersi all’aromaterapia. È risaputo che i profumi sono un vero toccasana per il relax, come dimostrano testimonianze molto antiche. Questa disciplina, basata sull’utilizzo degli oli essenziali, era infatti già conosciuta ai tempi dei Sumeri e degli Assiri, millenni prima della nascita di Cristo. Le proprietà dell’aromaterapia, negli ultimi anni, sono sfruttate anche per gli animali, a maggior ragione in virtù del loro olfatto mediamente molto sviluppato.

Per quanto riguarda i gatti, è importante sottolineare innanzitutto come odori troppo forti, anche se piacevoli, possano risultare inizialmente un po’ fastidiosi. Per questo conviene utilizzare una lampada diffusore di aromi, così da abituare i mici in modo graduale e non troppo invasivo. Se c’è la necessità di rilassare il proprio felino il consiglio è di puntare sulla melissa o, in alternativa, sulla lavanda o sul rosmarino. In questi casi i benefici sono duplici: da una parte si agisce sull’umore del gatto e, dall’altra, si riempie l’abitazione di profumi gradevoli, in grado di suscitare emozioni positive anche agli umani. È fondamentale, in ogni caso, puntare solo su essenze naturali e dal sentore delicato, perfette per stimolare il cervello.

Il discorso è simile quando si parla di cani, per i quali risulta utile il diffusore, prestando però attenzione a tenerlo lontano dalla portata di «Fido» che, spinto dalla curiosità, potrebbe rovesciarlo. Anche in questo caso la melissa è una delle sostanze più indicate, soprattutto nel caso in cui l’animale sia nervoso e abbia difficoltà nel rilassarsi. Per gli esemplari con problemi respiratori – ma non solo – sono indicati il mirto e l’eucalipto, mentre il geranio è perfetto per donare energia ai quattro zampe stanchi e spossati. La lavanda vera è un’ottima soluzione contro i parassiti (in questo caso è consigliabile usarne qualche goccia per massaggiare la pelle). Al contrario di ciò che avviene generalmente con i gatti – che solitamente non amano questo tipo di applicazioni – ai cani possono essere effettuati anche impacchi cutanei, preferibilmente dopo essersi consultati con il veterinario.