Senlat, attenti alla sindrome che viene dalle zecche

Si tratta di una malattia batterica, trasmessa dalla puntura di alcune zecche, che può dare sintomi particolarmente fastidiosi anche se solitamente non pericolosi

E’ chiamata SenlatDebonel, o Tibola ed è una sindrome causata da batteri trasmessi dalle zecche, come ha ricordato recentemente in una nota anche l’Izs Lazio e Toscana, dopo un recente caso avvenuto in Toscana.

Cosa è

E la Senlat (o Debonel, o Tibola) è causata nella maggior parte dei casi dal batterio Rickettsia slovaca (e in percentuale minore dal batterio Rickettsia raoultii) identificato nelle zecche nel 1968 e accertato per la prima volta come causa di una sindrome nell’uomo nel 1997 in Francia.

Da allora in Europa sono stati registrati diversicasi in vari paesi, tra cui Spagna, Portogallo, Germania, Svizzera, Ucraina, Austria, Russia e anche in Italia.

E proprio in Italia è stato registrato un caso recente, che è stato preso in carico e studiato dall’Izs Lazio e Toscana insieme all’Ospedale pediatrico Meyer di Firenze.


I nomi

Riguardo ai nomi della malattia, Tibola, Debonel, Senlat sono sigle dei nomi inglesi con cui viene chiamata.

  • Tibola è il primo nome usato in ordine di tempo e sta per Tick-borne lymphadenopathy – Linfoadenopatia trasmessa da zecche.
  • Debonel sta per Dermacentor-borne necrosis erythema and lymphadenopathy – Linfoadenopatia eritema e necrosi trasmessi da Dermacentor, il genere di zecche che solitamente trasmette la malattia.
  • Senlat è il termine più recente ed è la sigla di Scalp eschar and neck lymph adenopathy after a tick bite – Escara del cuoio capelluto e linfoadenopatia del collo in seguito alla puntura di zecca.


Da chi è trasmessa

Come dicevamo questa malattia è causata da due batteriRickettsia slovaca nella maggior parte dei casi studiati e Rickettsia raoultii in un numero di casi minore, trasmessi da zecche del genere Dermacentor.

In particolare le specie di zecche principalmente coinvolte sono la specie Dermacentor reticulatus, parassita principalmente dei cani e diffusa nella fascia centrale dell’Europa, dall’Atlantico alla Russia e dalla specie Dermacentor marginatus, associata soprattutto alla pecore e diffusa in gran parte del bacino del Mediterraneo e nell’Europa centrale.

Come riporta l’Izs Lazio e Toscana, anche il contatto con i cavalli può comportare il rischio di prendere questa malattia. E ovviamente è necessaria una certa attenzione anche con i cani.

Sintomi

I sintomi possono apparire dopo un periodo di incubazione che in media vada cinque a dieci giorni.

Come dicono i nomi della malattia, i sintomi principali sono il rigonfiamentodoloroso dei linfonodidel collo e poi eritemi ed escare, cioè delle necrosi intorno alla zona della pinzatura. Questo a differenza di altre rickettsiosi trasmesse dalle zecche che possono portare ad eritemi diffusi in varie parti del corpo.

Oltre a questo si può avere febbredebolezza e cefalea. Le necrosi guariscono generalmente in circa due mesi, ma possono lasciare cicatrici e alopecia.


Chi colpisce

Come riporta l’Izs Lazio e Toscana la maggior parte dei casi sono stati riscontrati in donne e bambini, con punture sul cuoio capelluto, e sembra che i capelli lunghi siano un fattore di maggior rischio. Negli uomini invece i casi sono minori in numero, con punture localizzate soprattutto tra i peli del petto.


Periodi di maggior rischio

I periodi di maggior rischio per questa malattia, quelli in cui si conta il maggior numero di casi, sono nelle cosiddette mezze stagioni: damarzo a maggio da settembre a novembre.


Cosa fare

Innanzitutto non allarmarsi. Lo scopo di questo articolo è quello di informare, non certo quello di creare allarmismo.

Se si è o si è stati in contatto con animali come cavalli o pecore o in ambienti frequentati da questi animali o dove si sa essere presenti comunemente le zecche, è utile controllarsi il corpo, magari durante e dopo una doccia, per cercare eventuali zecche.

Nel caso se ne trovassero la cosa migliore da fare, prima di qualsiasi cosa, è contattare il proprio medico che vi darà tutte le indicazioni corrette da seguire e se opportuno vi prescriverà la terapia antibiotica specifica.

Fonte: Agronotizie

Autore: Matteo Giusti