Nuova iniziativa editoriale benefica della nostra Associazione

E’ tradizione ormai consolidata nel tempo che la nostra Associazione si faccia promotrice ed editrice di libri che raccontano la storia degli animali che condividono (o hanno condiviso) la nostra vita.

L’iniziativa ha il duplice scopo di ricordare e consegnare alla memoria gli animali che ci sono cari e devolvere il ricavato della vendita dei libri a un associazione che si occupi degli animali più bisognosi di cure e attenzioni (di solito un ricovero ).

I proprietari degli animali vengono invitati ad inviare alla nostra redazione un racconto ( 2 paginette circa) sui loro animali, i racconti vengono letti, impaginati e inviati all’editore per la stampa.

Non abbiamo alcuna pretesa sulla perfezione del testo, sulla lunghezza del racconto (può essere anche una poesia), a noi interessa il ricordo e la celebrazione dei nostri amici animali che sempre più spesso ci aiutano a superare momenti complicati della nostra vita.

Questi sono alcuni dei libri che fino ad ora abbiamo pubblicato. Ci eravamo appoggiati al nostro Cyberdogs Magazine, il nostro giornale, che ora non è più in stampa. Ora ce ne occupiamo direttamente.

Questo è il link dove trovate alcuni libri editi da noi

Solo per te
AMICI PER LA VITA

Chi volesse vedere la storia dei suoi animali pubblicata sul libro è ancora in tempo ad inviarcela a questo indirizzo emal : manu44@aruba.it

Facciamo una doverosa precisazione, non chiediamo denaro, e contributi di alcun genere, solo il piccolo sforzo di scrivere e inviarci il racconto. A breve pubblicheremo il titolo del libro che insieme riusciremo a scrivere.

Forza che facciamo una cosa bella e un gesto di carità.

Manuela Valletti

Prima Guerra Mondiale. Uomini, Soldati, Eroi… E Animali…

Durante la Grande Guerra, oltre ai sacrifici immani dei soldati, un altro contributo a quella
vittoria va ricordato ed onorato, ed è quello offerto da centinaia di cani, per lo più di razza
maremmana-abruzzese, adibiti al traino ed al trasporto di viveri e munizioni negli scenari
bellici.
In una Relazione della brigata Pistoia del 1916, conservata dall’Ufficio Storico
dell’Esercito, si legge: “L’addestramento dei cani non richiede molto tempo, e presto si
abituano allo scoppio vicino dei proiettili d’artiglieria. Rispetto ai muli, i cani possono
giungere, allo scoperto, in maggiore prossimità della prima linea e il loro mantenimento è
di pochissimo costo”.
I cani prestarono servizio non solo in pianura ma anche nei contesti montani più impervi e
pericolosi, come quelli della “guerra bianca” che si sviluppò nelle Alpi, dalle Giudicarie
all’Adamello-Presanella e all’Ortles-Cevedale, a 3000 metri e con temperature che
nell’inverno 2017 toccarono i 30 gradi sotto lo zero, con valanghe rovinose ed
abbondantissime nevicate.
In questo scenario proibitivo muli ed asinelli si ammalarono di polmonite, e furono ben
presto sostituiti dai cani.
E così i cani da gregge, requisiti in tutto l’Appennino, dopo aver sfidato il caldo torrido del
deserto nella guerra di Libia, dove avevano suscitato l’ammirazione del col. inglese Edwin
H.Richardson furono di nuovo “richiamati” per affrontare il ghiaccio e le nevi delle Alpi.
“Robusti, volenterosi….fra le stanghe dei loro carrettini, col petto affannato le brave bestie
guardano il soldato che le guida…hanno imparato, conoscono la strada; il frastuono del
combattimento non li spaventa. E vanno al fuoco come veterani”, dirà di loro Luigi Barzini,
nel suo libro “Al fronte”, mentre ne “La Lettura”, rivista mensile del Corriere della Sera, nel
dicembre 1919 si legge: “sui monti si attaccavano quasi sempre in tre alla troika ed
assicuravano, rifornendole, il mantenimento di posizioni talmente avanzate che sarebbero
state altrimenti insostenibili. Sull’Adamello i cani sommarono presto a cinquecento; su tutta
la fronte, nel 1917, furono oltre tremila… I cani da guerra sono stati dei soldati, in tutto e
per tutto. Avevano, per quanto preparata in modo speciale, la stessa razione del
soldato…ebbero anche le loro vittime e le loro glorie sanguinose. E’ stata calcolata per
essi una mortalità del sessanta per cento per ferite e malattie…La razza migliore e più
resistente si è dimostrata quella dei pastori dell’Alto Abruzzo, dai bei lunghi mantelli per lo
più bianchi, non di rado macchiati di scuro”.
Del resto che il contributo dei cani fosse risultato determinante si desume anche da una
compiaciuta menzione nella Relazione del Comando Supremo diramata il 23 marzo 1917
sotto la supervisione del gen.Cadorna, in cui si legge:
“Infine è da ricordare il largo aiuto dato ai trasporti ordinari in alta montagna dai cani da
guerra, dimostratisi assai resistenti al freddo, capaci di trainare in pariglia, con qualunque
tempo, anche in mezzo alla tormenta, una slitta con carichi da 70 a 80 chilogrammi”.
Un commosso apprezzamento ricorre anche nelle memorie del gen. Quintino Ronchi,
comandante dal 1917 del settore Adamello-Alta Val Camonica. Ne “La Guerra
sull’Adamello”, edito nel 1921, il gen. Ronchi ricorda:
“Nell’estate del 1916 si sperimentò un gruppo di cani per il traino di slitte sui ghiacciaio, poi
il numero aumento’ gradualmente… Preziosi animali. Erano in prevalenza razza da
pastore requisiti negli Appennini ed addestrati al canile militare di Bologna. Mantello per lo
più bianchi, non di rado macchiati di scuro”.
Del resto che il contributo dei cani fosse risultato determinante si desume anche da una
compiaciuta menzione nella Relazione del Comando Supremo diramata il 23 marzo 1917
sotto la supervisione del gen.Cadorna, in cui si legge:
“Infine è da ricordare il largo aiuto dato ai trasporti ordinari in alta montagna dai cani da
guerra, dimostratisi assai resistenti al freddo, capaci di trainare in pariglia, con qualunque
tempo, anche in mezzo alla tormenta, una slitta con carichi da 70 a 80 chilogrammi”.
Un commosso apprezzamento ricorre anche nelle memorie del gen. Quintino Ronchi,
comandante dal 1917 del settore Adamello-Alta Val Camonica. Ne “La Guerra
sull’Adamello”, edito nel 1921, il gen. Ronchi ricorda:
“Nell’estate del 1916 si sperimentò un gruppo di cani per il traino di slitte sui ghiacciaio, poi
il numero aumento’ gradualmente… Preziosi animali. Erano in prevalenza razza da
pastore requisiti negli Appennini ed addestrati al canile militare di Bologna. Mantello di
massima bianco, pelo ricciuto, alti, forti, intelligentissimi, dimostrarono subito uno spiccato
adattamento ed un eccezionale resistenza ai rigori del clima…Con attacchi a tre a tre
trainavano le slitte con un carico utile da 130 a 150 kg. Erano quasi tutti dislocati a Passo
Garibaldi in una grande baracca costruita ad uso canile con doppie pareti e sollevata di
circa un metro sul piano della neve. Avevano una razione quasi identica a quella del
soldato e quindicinalmente il capitano della Sussistenza faceva loro omaggio dei rifiuti di
macelleria… Nessuna malattia contagiosa ebbe mai a svilupparsi. I loro nomi erano quelli
comuni alla stirpe canina, ma non mancavano quelli chiamati Crispi, Garibaldi ecc. ecc…
Iniziavano il servizio all’alba e di massima compivano due viaggi giornalieri dal Passo
Garibaldi ai centri di Passo Lobbia, Passo Fargorida e teleferica del Cavento.
Complessivamente trasportavano dai 150 a 200 quintali di carico al giorno… Nell’inverno
durante la tormenta, erano meravigliosi. Il gelo ricopriva la loro testa, il collo, le zampe di
ghiaccioli, il nevischio sferzava i loro occhi ed essi con le code basse, soffiando dalle nari,
procedavano instancabilmete attraverso quel paesaggio lunare… Erano
disciplinatissimi…”
E quanto dura fosse la vita a quelle altezze è lo stesso Ronchi a descrivercelo:
“Il combattente viveva nel ghiaccio e ad una altitudine che logora e disturba e che affatica
enormemente anche gli organismi più perfetti. Non un filo di verde che riposasse la vista,
non un sorso d’acqua che non fosse quello avuto dalla neve liquefatta al fuoco. Un silenzio
infinito, un vuoto opprimente, un clima contro il quale non vi era riparo, un gelo che
uccideva, una tormenta che rendeva impossibile il movimento e il respiro, un cumulo di
neve che affogava. Cento metri di percorso spesso fiaccavano un uomo. ”
Eppure i cani da gregge degli Appennini fecero il loro dovere fino in fondo, anche nel
trasporto dei feriti con apposte slitte-barelle.
Il cap. Alfredo Patroni li ricorda “quasi tutti bianchi, dal pelo fitto e ondulato, intelligenti” e,
nel suo libro “La conquista dei ghiacciai 1915-1918” ce ne tramanda il coraggio scrivendo:
“neppure essi tremarono mai, sotto il piombo nemico, non vacillarono mai, sull’orlo degli
abissi e nelle tormente, ma soffrirono anch’essi, da forti, il freddo, gli stenti e le fatiche e
nessuno di questi cari amici dell’uomo, come nessun alpino dei ghiacciai, disertò mai
difronte al nemico…Durante la battaglia i cani moltiplicarono gli sforzi e le attività, sfidando
impavidi le mitraglie nemiche e le valanghe per trasportare le munizioni ed i viveri ai loro
compagni impegnati nella battaglia”.
Anche per questo appare meritoria ed opportuna l’iniziativa del Circolo del Pastore
Maremmano Abruzzese che, nel centenario della Vittoria, ha voluto apporre una targa
commemorativa nel Museo della Guerra Bianca di Temù, ai piedi dell’Adamello, affinchè
non vada perduta la memoria del sacrificio di questi nostri amici, umili eppur grandi eroi a
quattro zampe.
E per concludere non ci si può non soffermare sulla voce secondo cui negli ultimi mesi di
guerra, sull’onda dell’avanzata, i nostri reparti alpini avrebbero abbandonato i cani legati
alla catena i cani e questi sarebbero in parte morti di fame ed in parte si sarebbero liberati,
diventando randagi aggressivi e pericolosi che poi sarebbero stati abbattuti a fucilate dagli
abitanti di Temù. Ristabiliamo la verità: questa notizia, che è spesso rimbalzata nel mare
del web, dove le fake news imperversano senza ritegno e dove molti analfabeti seriali
parlano senza conoscere e senza citare fonti documentali, e’ contenuta nel libro di Folco
Quilici “Storia degli animali nella grande Guerra”, in cui viene riportata come una
confidenza raccolta da un abitante anonimo di Temù nel 1960, e riferita peraltro,
testualmente, a “cani addestrati a combattere a fianco dei nostri Soldati ."
Ora, intendiamoci: tutto va storicizzato ed oltre un secolo fa, in condizioni tanto difficili in
cui spesso non c’era pietà per gli uomini, è possibile che ai cani non sia stato assicurato
ilmassimo del confort, ma va escluso che un corpo tradizionalmente affezionato agli
animali come gli Alpini (leggendario il binomio mulo-alpino) possa essersi comportato con
tanta crudeltà. In reparti in cui certo le munizioni non difettavano, non sarebbe stato più
semplice sopprimere i cani con un colpo di pistola piuttosto che lasciarli morir di fame?
Sembra proprio una bufala o, come la definisce Lucio Fabi, storico esperto del ruolo degli
animali nella prima guerra mondiale, “una leggenda di guerra denigratoria nei confronti dei
soldati italiani… nessuno storico la conferma… non ci sono le fonti…”
Un‘altra circostanza mi sembra importante e, direi, risolutiva nello sfatare la leggenda
infame dell’abbandono di questi cani. Ernesto Tron, nel suo volume “Il Cane” del 1954,
scrive tra l’altro : ”… Il cane Turco si guadagnò i galloni di caporale, concesssigli dal
comandante della Brigata Umbria. Si era in Cadore e si trattava di far arrivare l’acqua
potabile alla truppa in trincea attraverso una zona scopertissima… l’incarico venne affidato
a Turco che lo assolse a meraviglia. Egli partiva coi bidoncini pieni, attraversava come una
freccia la zona pericolosa e ritornava con i bidoni vuoti, dopo essere stato ricevuto lassù
alla mensa degli Ufficiali.
ALLA FINE DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE I CANI REDUCI EBBERO ANCH’ESSI
LA LORO SFILATA TRIONFALE A MILANO, il 20 settembre 1919”. Ed in effetti, a
conferma della notizia citata dal Tron, nel fascicolo del dicembre 1919 de “La Lettura” A.
Splendori scrive : "… I cani che hanno fatto la guerra tornano talvolta con lo stesso
cerimoniale delle brigate gloriose. Di recente alcune squadre attraversarono Milano fra ali
di popolo e riscossero la loro parte di applausi… Così come si pensò di utilizzare
l’aviazione nei servizi civili di pace, si pensa ora di impiegare i cani sull’esempio della
Svizzera, Olanda, Belgio dove latte, verdure, pane si distribuiscono dai mercati sulle
tipiche carrette trainate dai cani… Bisogna farli conoscere nel loro numero e intutte le loro
virtù, i cani smobilitati… e di questo il Ministero della Guerra ha dato l’incarico
all’Associazione nazionale fra Mutilati e Invalidi di guerra, mettendo a sua disposizione i
cani smobilitati ed il relativo materiale d’attacco”.
Da questi documenti d’epoca si evince che la “leggenda” dell’abbandono è una bufala
totale, bella e buona, anche se, ovviamente, nessuno può escludere che si siano verificati
casi isolati e sporadici di abbandono. In generale, però, i cani “reduci”, come era giusto e
come si meritavano, ebbero festeggiamenti e interessamento per il loro futuro.
PER NON DIMENTICARE
Foto Archivio Storico ritrae i cani al Fronte, sul Passo Monte Croce Carnico al fianco dei
Soldati Italiani durante la Grande Guerra
Si ringrazia Pierangelo Botto per la preziosa collaborazione e segnalazione.
IL SOLDATO DIMENTICATO. La storia di Giovanni Battista Faraldi (Leucotea Edizioni
Sanremo). In tutte le Librerie e Webstore.
https://www.facebook.com/ilsoldatodimenticato/?cft[0]=AZWroMKw9vBVt_oxWC2Mv
KN77CxgioWF-
tg06vCbVoFz17vjFzRJE99O0QM_LFjshBYDvFTdezSbsfSY4OO5nKJx2x5K3gtreVH9phd
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E’ morto Tyrion, il cane che tre ragazzi volevano impiccare a Gela Gela

E’ morto Tyrion, il cane salvato da tre minorenni che lo volevano impiccare alla stazione di Gela

Tyrion non ce l’ha fatta. La fine di questa storia era quasi scontato se guardiamo a quanto male è stato fatto al piccolo cucciolo di Pi Bull. Il cucciolo ha cercato disperatamente di difendersi, ha lottato, lui così piccolo contro i suoi carnefici, si è dimenato e ha urlato tutta la sua disperazione, ma i tre continuavano a picchiarlo e a tendere quella orribile corda.

PER QUEI DELINQUENTI CHE LO HANNO AMMAZZATO

“Non sono servite le cure, non è servita tutta l’assistenza del mondo, era anche già malato. Lo hanno fatto per gioco, per divertimento. Allora io voglio dire una cosa. Volevo farlo anche l’altro giorno, con la notizia disumana di quel pastore tedesco semicieco ed invalido abbandonato in una casa dai suoi padroni che si erano trasferiti, a strisciare per terra in cerca di aiuto, e poi morto in riva al mare dopo aver ricevuto un po’ di affetto da dei volontari. Ma mi son frenato perché sembrano le strappastorielacrime. Ora però basta. Chi è crudele con gli animali lo è anche con gli uomini. Alcuni si devono togliere dalla testa l’idea che fare cose del genere, dimostrarsi così crudeli, ma farlo “solo” con gli animali sia un’attenuante e quindi debba essere punito, sì, “ma non tanto perché in fondo era un cane”. Quello è solo un sintomo di qualcosa di più profondo: è sintomo, chiarissimo, di essere – e mi scuso per il termine forte – feccia. E la feccia, appena può, stupra, ammazza, ruba, frega, inganna, truffa e non si fa problemi a predare l’altro, specialmente i più fragili. La feccia non ha riguardo per la fragilità, non ha empatia, non ha anima. Per questo l’individuo che per divertirsi impicca un cane, è lo stesso che domani, in situazione di caos, ti ritrovi a infilarti un coltello nella pancia per portarti via il portafoglio. È garantito. Da qui bisogna ripartire, da questo concetto cardine, principe, primario. E ripartendo da qui, da questo principio, occorre adeguare la legge in materia rendendola più dura così da provocare dissuasione dando pene esemplari, adeguare i mezzi per rendere più rapidi gli interventi e far passare la voglia a questa gentaglia. Se non lo faremo, se il sistema continuerà a minimizzare questi comportamenti e non a punirli adeguatamente, si moltiplicheranno anche su spinta dell’emulazione più facile attraverso i social, e non solo a danno degli animali, ma anche degli uomini.

VERGOGNA CHI SI MACCHIA DI COSE SIMILI E’ VIGLIACCO E CAROGNA”

apr-italia.org

CONDOMINIO E ANIMALI

da La legge è auguale per tutti


La condivisione degli spazi comuni in un immobile quando in uno stabile vivono anche animali d’affezione. Tutele, norme e imposizioni previste dalla legge a carico dei proprietari.

Oltre a permettere di stringere un legame affettivo fuori dal comune, accudire e prendersi cura di un animale è anche terapeutico. Tuttavia, a fronte di questi benefici, sussistono anche degli svantaggi, almeno stando al numero di sentenze emesse dai tribunali italiani. La maggior parte di queste giunge a disciplinare rapporti poco conviviali tra i proprietari di un animale e il resto dei condomini.

Se sei finito su questa pagina, probabilmente hai anche tu lo stesso problema. Ed è per questo che abbiamo pensato di scrivere un articolo riguardante il rapporto tra animali e condominio: regole e divieti che devono essere rispettati dai condomini-proprietari. In questo modo, avrai a disposizione uno strumento aggiornato per far valere i tuoi diritti, che tu sia proprietario di un esemplare domestico, oppure che tu sia un condomino che non gradisce la presenza di animali all’interno dello stabile.

Dunque, vediamo insieme cosa dice la legge a tal proposito e quali sono le norme che devono essere rispettate dai pet lovers.

Indice

Animali in condominio: cosa dice la legge?

Andrea, Anna e il loro piccolo Fido, si sono da poco trasferiti in un nuovo appartamento, sito in un condominio molto lussuoso. Qualche giorno dopo il loro arrivo, qualcuno bussa alla porta di casa e i due giovani ragazzi ricevono una sorpresa poco gradita. Infatti, il vicino di casa, sventolando il regolamento, afferma che i cani non sono ospiti ben accetti. In un’ipotetica controversia, chi la spunterebbe? I due neo-condomini con l’amico a quattro zampe, oppure i condomini che hanno stabilito un regolamento per la condivisione degli spazi comuni?

La legge dice espressamente che, all’interno di un condominio, non è possibile vietare il possesso di animali domestici [1].

Questo significa che tutte le clausole previste dal regolamento condominiale volte a impedire la detenzione di un animale domestico sono considerate nulle e, pertanto, vanno disapplicate. Tale mancanza di applicazione deve effettuarsi sia che si tratti di regolamento contrattuale (ossia quello stabilito dal proprietario originario dell’immobile prima della parcellizzazione), sia che si tratti di regolamento assembleare (e cioè quel regolamento deciso a tavolino dai condomini).

Dunque, per tornare al contenzioso plausibile tra il condominio e i due proprietari di Fido, non vi sono dubbi sul fatto che sarebbero stati questi due a spuntarla.

Quali animali possono vivere in un condominio?

Il caso che abbiamo riportato in apertura di articolo aveva al centro della disputa un cane. L’happy ending non sarebbe diverso se, al posto di Fido, vi fosse stato un micio, un coniglio, un pappagallo, un criceto o un pesce rosso. Ma l’esito della controversia sarebbe stato lo stesso se, al posto di un cane, vi fosse stato un animale diverso da quelli d’affezione?

Nel 2015, a Bolzano, si è verificato un caso curioso che ci offre il destro per rispondere a questa domanda. In quell’anno, venne portato in tribunale un condomino-proprietario di un ghepardo africano. Il detentore tentò di giustificarsi dicendo che, per lui, l’esemplare rappresentava un animale domestico.

In effetti, sulla definizione di animale domestico non esiste una scuola di pensiero unica. Pertanto, la legge italiana ha previsto che nei condomini non può essere vietate la permanenza di quegli animali che, per consuetudine e solitamente, si considerano animali d’affezione.

In merito al caso di Bolzano, però, il proprietario, per quanto non sapesse che il ghepardo africano non è un animale domestico, resta comunque un esemplare il cui ingresso in Italia è espressamente vietato dalla legge.

Due navi cariche di animali malati vagano da mesi nel Mediterraneo

Partite dalla Spagna, rifiutate dalla Libia, si trovano ora una al largo di Cagliari e l’altra a Cipro

Due navi cariche di animali malati vagano da mesi nel Mediterraneo

di GreenReport.it

Animal Welfare Foundation (AWF)Animal Equality ed Enpa denunciano gravi violazioni in corso su una nave partita dalla Spagna carica di animali vivi rifiutata in Libia per via di una malattia zoonotica: «Ora migliaia di animali si trovano al largo delle coste italiane in Sardegna senza una destinazione, in viaggio in condizioni terribili da oltre due mesi e molto probabilmente con cadaveri a bordo o scaricati in mare illegalmente. Chiediamo che le autorità italiane intervengano quanto prima a mettere fine a una situazione allarmante, sia per la completa violazione dei diritti di questi animali sia per il pericolo costituito da trasporti effettuati nello sprezzo delle regole igienico-sanitarie e di benessere animale anche più basilari».

La Elbeik, che ha lasciato Tarragona, in Spagna a dicembre 2020 ed è arrivata a Tripoli, in Libia il 10 gennaio 2021, trasportava 1.776 vitelli trovati affetti dalla malattia della lingua blu. La Elbeik è stata respinta dalla Libia e ha lasciato il porto di Tripoli a pieno carico il 25 gennaio. E’ stata poi avvistata ancorata a Lampedusa dal 26 al 27 gennaio. L’1 febbraio era nel porto di Alessandria, in Egitto, da dove è partita 4 febbraio nel pomeriggio. E’ rimasta ancorata al largo di Alessandria fino al 10 febbraio e poi si è diretta a nord verso una destinazione ignota. Ora è al largo di Cipro e ha comunicato di essere «parzialmente carica».

La Karim Allah, che trasportava 895 vitelli, ha lasciato Cartagena, in Spagna, il 18 dicembre 2020, dicendo di essere diretta a Iskenderun, in Turchia, ma poi ha cambiato rotta e si è diretta anche lei  a Tripoli. Anche il suo carico di bovini è sospettato di essere affetto dalla malattia della lingua blu. Il centro nazionale libico per la salute degli animali ha rifiutato di approvare l’ingresso del bestiame malato. La Karim Allah è quindi ripartita dalla Libia e  ha chiesto il permesso di attraccare a Bizerte, in Tunisia, presumibilmente per caricare  foraggio per gli animali, ma le è stato negato l’attracco sua a Bizerte che in qualsiasi altro porto tunisino. Successivamente, la  Karim Allah è stata avvistata il 28 gennaio nel porto siciliano di Augusta che ha lasciato, dichiarandosi «parzialmente carica», per andarsi ad ancorare  al largo di Cagliari, dove è ancora alla rada.

Le associazioni animaliste spiegano che entrambe le navi hanno l’approvazione dell’Unione europea con certificato per il trasporto di animali vivi nell’Ue, in particolare dalla Croazia e dalla Romania, ed evidenziano che «La vicenda dimostra ancora una volta l’inadeguatezza dei viaggi di animali vivi anche sul territorio europeo e il dramma a cui sono costantemente e inutilmente sottoposti gli animali».

AWF, Animal Equality ed Enpa hanno deciso di procedere legalmente contro la Karim Allah e di segnalare la situazione al Ministero della Salute, alla Procura della Repubblica di Cagliari e Capitaneria di Porto di Cagliari, chiedendo un intervento urgente della Capitaneria di Porto di Cagliari e di un veterinario competente.

Le associazioni fanno notare che «La nave infatti avrebbe dichiarato alle autorità sarde di trasportare solo mangimi, quando solo pochi giorni fa aveva dichiarato alle autorità portuali di Augusta, in Sicilia, di trasportare animali vivi. I casi sono due: o la nave sta mentendo e quindi trasporta in condizioni agghiaccianti da mesi migliaia di bovini rilasciando dichiarazioni false, oppure ha scaricato in mare i corpi degli animali morti durante il viaggio. In entrambi i casi si tratta di violazioni gravissime. Chiediamo che le autorità italiane intervengano quanto prima a mettere fine a una situazione allarmante, sia per la completa violazione dei diritti di questi animali sia per il pericolo costituito da trasporti effettuati nello sprezzo delle regole igienico-sanitarie e di benessere animale anche più basilari».

Inoltre, fonti anonime hanno riferito ad Animal Welfare Foundation che «per gli animali ancora a bordo della Elbeik stia finendo il cibo. I bovini sono a bordo di questa nave già da quasi 2 mesi e secondo gli informatori il capitano e i membri dell’equipaggio sono disperati e non sanno come trovare una soluzione per questi animali».

AWF dice di aver «già segnalato la problematica alle autorità europee competenti, all’interno di numerose denunce già presentate nei mesi scorsi a sostegno dei dossier al vaglio in Europa proprio contro questi viaggi ingiusti e spesso operati in completa violazione delle norme europee e nazionali».