In Che Modo il Cibo Può Influire sull’Intestino del tuo Cane?

Uno studio del 2017 condotto presso l’Università dell’Illinois a Urbana-Champaign, ha esaminato l’effetto di 4 diversi tipi di diete sul microbioma intestinale di 8 cani adulti (1). Le diete utilizzate nell’esperimento erano:

  1. Freshpet Vital Balanced Complete Nutrition (CO) – una dieta leggermente cotta
  2. Pasti arrostiti Freshpet (RM) – anche leggermente cotti
  3. Freshpet Vital Raw (VR) – una dieta cruda
  4. Purina Dog Chow (DC) – una dieta estrusa (crocchette)

Lo studio è durato 28 giorni e l’obiettivo era di determinare il microbiota fecale e le concentrazioni di metaboliti in ciascuno dei cani. Non sorprende che i risultati dello studio abbiano dimostrato che ci sono effettivamente differenze nei batteri intestinali, a seconda della dieta con cui i cani vengono nutriti.

Cibo sano per cani
Alimentazione sana per animali domestici

e Diete Fresche e Crude siComportano meglio delle Crocchette

La coautrice dello studio Kelly Swanson, professoressa di scienze animali e nutrizionali all’Università dell’Illinois, afferma con precisione che il cibo che mangiano i cani ha un effetto significativo sui tipi di microrganismi presenti nel loro intestino. “La qualità e la composizione chimica degli ingredienti e la digeribilità dei nutrienti sono fattori chiave”, ha detto Kelly. “Questo è un fattore importante nel nostro studio perché l’elenco degli ingredienti, la composizione chimica (profilo dei nutrienti) e la digeribilità dei nutrienti erano abbastanza diversi tra le diete.

Le diete leggermente cotte e crude erano un po’ più ricche di proteine e/o grassi, ed erano più digeribili della dieta estrusa” (2). Sulla base della dichiarazione di Swanson, sembra che le diete leggermente cotte e crude si sono rivelate più facili da digerire per i cani, rispetto alla dieta estrusa ultraelaborata.

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Le Diete Leggermente Cotte e Crude sono più Digeribili delle Crocchette

Dato che tutti e tre i tipi di cibo per cani non sembravano causare problemi di salute, uno dei risultati di questa ricerca potrebbe essere che gli alimenti per cani estrusi, leggermente cotti e crudi, possono soddisfare le esigenze nutrizionali dei cani se realizzati utilizzando linee guida e sicurezza basate sull’evidenza dei protocolli. Sfortunatamente, dopo un breve test di alimentazione di 28 giorni, nei cani ci si aspetterebbero pochissimi problemi di salute visibili.

Dopotutto, la maggior parte delle carenze nutrizionali negli animali domestici non sono evidenti anche dopo mesi di diete squilibrate e di scarsa qualità, da qui la facilità con cui gli alimenti per animali domestici di pessima qualità superano le prove di alimentazione “gold standard” dell’AAFCO per determinare l’adeguatezza nutrizionale. Alla luce di tutti questi studi effettuati, l’industria degli alimenti per animali domestici ultraelaborati non ha davvero altra scelta che iniziare a valutare i benefici per la salute degli alimenti freschi per cani (crudo e cotto delicatamente)

Leggi anche: Microbioma Intestinale del Cane: Ecco Cosa Sapere

I Cani Alimentati con Cibi Crudi sono più Sani rispetto a quelli nutriti con le Crocchette

Altre ricerche sull’impatto della dieta sul microbioma intestinale del cane, hanno fornito una migliore comprensione dei benefici dell’alimentazione di diete specifiche per specie. Ad esempio, uno studio italiano del 2016 ha confrontato l’influenza di una dieta a base di carne e verdura cruda, rispetto a una dieta estrusa in 8 Boxer sani. Gli autori dello studio hanno concluso che l’alimentazione di una dieta cruda ha promosso una crescita più equilibrata delle comunità batteriche, e un cambiamento positivo nelle letture delle funzioni intestinali sane rispetto a una dieta estrusa (3).

E in uno studio del 2017 in Nuova Zelanda su 15 cani adulti, i ricercatori hanno scoperto che i cani alimentati con una dieta a base di carne rossa cruda, mostravano livelli più elevati di digeribilità di proteine, ed energia rispetto ai cani alimentati con crocchette. Hanno anche prodotto meno feci con livelli più bassi di acidi grassi volatili fecali (4). 

Per quanto riguarda i batteri intestinali, gli autori dello studio hanno osservato che:

La dieta ha influenzato in modo significativo 27 famiglie microbiche e 53 generi nelle feci. In particolare, le abbondanze di Bacteriodes, Prevotella, Peptostreptococcus e Faecalibacterium erano inferiori nei cani alimentati con dieta a base di carne, mentreFusobacterium, Lactobacillus e Clostridiumerano tutti più abbondanti. Il cambiamento nel microbiota è correlato alla digeribilità di proteine e grassi nei cani. Comprendendo la relazione tra il microbioma di un cane e la digeribilità del cibo consumato, possiamo ottenere informazioni sull’influenza della dieta sul benessere generale dei nostri animali domestici.

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Il Cibo Fresco è il Miglior Cibo per i Cani

Quando si tratta di diete leggermente cotte, ci sono marchi di eccellente qualità in commercio. E’ importante, quindi, ricercare a fondo l’azienda più adatta. Alcuni dei marchi più popolari venduti nei negozi di alimentari e nei grandi magazzini hanno una data di scadenza di refrigerazione di sei mesi, il che dovrebbe immediatamente dirti che è stato altamente conservato in qualche forma o modo che vale la pena approfondire. Le carni cotte refrigerate dovrebbero in genere essere consumate dopo dieci giorni, secondo la maggior parte degli esperti di sicurezza alimentare, quindi qualsiasi prodotto alimentare refrigerato per animali che pubblicizza mesi di durata di conservazione, è altamente sospetto e vale la pena metterlo in discussione. Il consiglio è di evitare crocchette altamente trasformate e di nutrire il vostro amico a quattro zampe con una dieta specifica per specie, e dal punto di vista nutrizionale meno trasformata, il che significa cibo contenente proteine animali di alta qualità, umidità, grassi sani e fibre, con contenuto di amido basso o nullo.

Una dieta casalinga cruda o cucinata in modo delicato, dal punto di vista nutrizionale è la scelta migliore per gli animali domestici. Anche se inserisci questa modalità solo in uno o due pasti a settimana, è già un buon risultato. Se non vuoi occuparti di dover elaborare una dieta equilibrata a casa, allora puoi nutrire il tuo cane con cibo crudo pre-bilanciato, disponibile in commercio o cucinato delicatamente, fatto con ingredienti di qualità umana. L’alternativa è rappresentata dal cibo disidratato di altissima qualità. Un alimento completo e ricco di antiossidanti, vitamine e minerali, utili al tuo cane. Buono, naturale e facile da preparare, basta solo aggiungere acqua calda e il tuo cane avrà subito un pasto bilanciato e gustoso.

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Riferimenti:

1 – https://academic.oup.com/jas/article-abstract/95/suppl_4/111/4765146?redirectedFrom=fulltext

2 – https://www.petfoodindustry.com/articles/6640-raw-lightly-cooked-extruded-dog-foods-alter-gut-bacteria?v=preview

3 – https://bmcvetres.biomedcentral.com/articles/10.1186/s12917-017-0981-z

4 – https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/28265505/

Matea Skubic

Sull’autore Matea Skubic

Sono una grande amante di tutti gli animali, e ho due cani vivaci e una gatta capricciosa. Da sempre ero interessata nel vivere una vita sana. Avendo letto diversi libri sull’alimentazione salutare e adeguata per gli animali domestici, ho realizzato che sul mercato esisteva una scarsa disponibilità di integratori naturali per animali di qualità elevata. Per questo motivo offriamo nel nostro negozio Fitopets solo prodotti di qualità, che hanno dimostrato essere efficaci con gli animali domestici. Mi tengo aggiornata e partecipo a vari seminari sul tema della salute e della cura dei cani e dei gatti.

La più grande soddisfazione che posso realizzare è un proprietario contento e un pelosetto felice e in salute.

Questo articolo è stato pubblicato in Uncategorized e taggato come Microbioma Intestinaleintestino del canedieta cruda per canedieta estrusa per cane il gennaio 24, 2022 da Matea← Articolo precedenteLASCIA UN COMMENTO

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“Se i gatti sapessero parlare“

© Rosa Maria Corti

Ginevra della Valle Bianca

Quante volte avevo compulsato la pagina di face book alla voce gattile nella speranza di trovare un micio o una micia con cui condividere gioie e crucci, cose meravigliose e anche misteriose? Davvero tante! Purtroppo le gentili signore contattate per avere notizie dei piccolini che avevano attirato la mia attenzione mi avevano fornito più volte la stessa risposta: “Il piccolo è già stato affidato”! “Possibile – mi chiedevo – che siano tutti così veloci nello scorrere gli annunci e nell’ottenere informazioni?”. A dire la verità, tutta la verità, una risposta affermativa l’avevo avuta, ma le caratteristiche del leopardo in miniatura che aveva catturato la mia attenzione mi avevano lasciato un po’ perplessa. Il Bengala, infatti, ha ereditato dai suoi antenati selvatici uno splendido mantello brillante con “rosette” marmorizzate …. ma anche l’abitudine alla caccia, specialmente notturna. Ecco, l’idea di essere svegliata nel cuore della notte da rumorosi miagolii invitanti a partecipare alla sua attività preferita, la caccia appunto, con agili e atletici balzi e corse all’impazzata sulle tracce di prede immaginarie, mi lasciava alquanto perplessa. Eh, eh, non sono più una ragazzina…

Poi, un giorno, per caso mi sono imbattuta nell’annuncio di un’allevatrice neppure molto distate da casa, giusto una quarantina di chilometri, e, che dire? Colpo di fulmine! Quella gattina dagli occhi color zaffiro che cercava una famiglia che la potesse amare e coccolare per tutta la vita, sembrava dirmi: “ Forza, non indugiare! Io ti sto aspettando da cinque mesi!”. Mia madre avrebbe detto che se è destino non c’è niente da fare. Giorni, anni, non importa, quello che deve accadere accadrà.  E così Ginevra, una dolcissima birmana dal musetto bruno e zampine candide, è entrata nella mia vita conquistando subito anche il mio amato consorte. Una leggenda della Birmania dice che Tsun-Kyanksé, dea della trasmutazione delle anime, aveva il potere di reincarnare i monaci a lei fedeli in un animale sacro prima di riprendere le loro sembianze in un corpo Aura, corpo della perfezione totale. Così accadde al più santo di tutti i monaci, il Kittah Mun-Hà. Quest’ultimo, vittima di un attacco di predoni penetrati nel suo monastero, si accasciò morente ai piedi della dea. Il suo fedele gatto bianco Sinh iniziò a fissare gli occhi della dea come per chiederle aiuto e, improvvisamente, il suo mantello divenne dorato come la pelle della dea; le zampe, il muso, le orecchie e la sua coda maestosa assunsero il colore della terra e diventarono brune. La Dea donò poi a Sinh ciò che aveva di più bello: i suoi occhi mutarono in un blu zaffiro intenso e profondo; solo i piedi di Sinh posati sul corpo del monaco, rimasero di un bianco candido, simbolo di purezza. Da cattolica, non dovrei credere alla teoria della reincarnazione o “trasmigrazione delle anime”- la metempsicosi dei greci- che fu condannata nel lontano 553 durante il Concilio ecumenico di Costantinopoli indetto da Giustiniano, ma questa gatta ha qualcosa di monacale, di severo e saggio contemporaneamente, quantomeno si direbbe una maestra zen di cui sto diventando discepola devota.

Intendiamoci però, per ora alla pratica della meditazione ci dedichiamo per poco tempo! Dobbiamo imparare a conoscerci reciprocamente e Ginevra si deve abituare alla sua nuova casa. Se sentiamo un rumore, non riusciamo a non pensare a esso, il nostro respiro accelera anziché rallentare…

Le scrivanie, al momento, sembrano essere la sua passione e sugli schermi del computer e del tablet la piccola mostra di apprezzare lo scorrere delle immagini dei suoi simili, dei fiori e degli alberi; naturalmente non manca di esprime le sue preferenze toccando il soggetto prediletto con la zampina Inoltre, non dimentichiamo che è cucciola e come tale adora il gioco, la caccia al topo soprattutto. Il topo è un fermacapelli di visone appartenuto alla nonna al quale abbiamo attaccato una lunga coda-cordoncino color vinaccia che Ginevra in una sorta di danza sfrenata fa saltare in aria per afferrarlo in seguito con balzi e avvitamenti perfetti. Poi lo rilascia, lo studia, si avvicina lentamente a piccoli passi furtivi, strisciando un poco sulla pancia e, infine, lo cattura nuovamente. In confidenza vi dico che tutti questi assalti anziché indebolire il topo, mettono a dura prova la sottoscritta che cerca di partecipare alla singolar tenzone con l’obiettivo fotografico sentendosi un po’ Walter Chandoha alla ricerca di qualche scatto fatto sì con gli occhi ma per il cuore…

Natale con Ginevra

Primo Natale con Ginevra. Un’antichissima leggenda dice che nella grotta di Betlemme, mentre nasceva Gesù Bambino, sulla paglia accanto a lui una gatta dava alla luce i suoi piccoli. Per noi è stata una vera gioia l’arrivo della piccola Dea della Valle Bianca, Ginevra, dal mantello simile a quello del suo babbo, Gic Wladimir, un maschio seal point, che è un vero campione.  In poche ore la piccola ha rivoluzionato la nostra vita; la dolce compostezza, ereditata dalla mamma Tahobis Elouera, infatti, lascia il posto alla sfrenatezza nei momenti di gioco. E, allora, sono corse pazze che vedono lei nella parte della cacciatrice e la sottoscritta nella parte della preda che si nasconde dietro le tende fino a quando viene scovata. Cosa che avviene molto presto! Il batticuore che ci aveva accomunate durante il tragitto verso la sua nuova casa, ha lasciato ben presto spazio a un’intesa speciale e la mattina di Natale è stato dolcissimo essere risvegliata con leccatine sul viso, testatine, dolci morsetti alle dita, tiratine al polsino svolazzante della camicia da notte e fusa a profusione! Un vero diesel ha commentato Giorgio, mio marito, che comunque è stato gratificato d’identico trattamento, come espressione di grande senso di appartenenza al gruppo. Quelle fusa ci hanno comunicato un grande senso di pacificazione e questo stato d’animo ci ha accompagnato per tutta la giornata natalizia.

Prima settimana di Gennaio.

Ginevra cresce in fretta, si fa più sicura di sé; il suo aspetto, nel breve volgere di due settimane mi sembra diventato più imponente. La osservo quando mi viene incontro e mi sfiora delicatamente le gambe con la coda ritta come un pennacchio che si muove come se tremasse al soffio leggero del vento e mi fa pensare alla piumosa e soffice salvastrella dei boschi orobici. Tiene la testa sollevata e, più che con la voce, mi parla con il corpo, soprattutto con gli occhi. Ha uno sguardo profondo ed espressivo, accentuato da stupendi occhi blu intenso, che mi fissano attentamente, cosa insolita per tutti gli altri felini e mostrano interesse non solo alle novità ma anche al funzionamento delle cose. Quando alzo le tapparelle osserva lo scorrere della cinghia, quando gioca con il suo pescetto sembra capire che le mosse del tapino dipendono dal movimento del cordino legato a sua volta con bel nodino a una bacchetta di legno. Sa muoversi leggera ed elegante ma diventa addirittura irruente quando, premiata con goloso croccantino al formaggio, per aver eseguito, ad esempio, alcuni palleggi fantastici con la sua pallina di stagnola, ripete agilmente il gioco.  A proposito di agilità, se prima Ginevra utilizzava diversi piani di appoggio per giungere all’altezza desiderata, ora spicca eleganti balzi per arrivare sul letto, per rincorrere le piume–uccello sulla testata della poltrona, per risalire l’armadio quattro stagioni ricoperto con pannofix adesivo marrone che lo rende molto simile a un albero.  In quest’ultimo caso ho cercato di dissuaderla, ma la birbante se la ride, mi guarda con i suoi occhioni spalancati e un’espressione furba, finge noncuranza per qualche istante poi parte come un razzo fino a un’altezza di circa un metro e ottanta. L’armadioalbero ne fa le spese, mi sono però pentita d’aver redarguito Ginevra, in fondo è cucciola e femmina, e anche se la sua personalità si sta rivelando forte e spiccata, chiede soprattutto coccole e tanto affetto. I rimproveri alla fine sono serviti solo a mortificare la sottoscritta.  Se rido quando balza sul letto, si diverte a inscenare scatti con fuga per poi tornare a ripetere la messa in scena e poi andare a riposarsi in salotto sulla sua poltrona preferita nella posizione della Sfinge con le zampine stese in avanti che mettono in mostra i suoi candidi guanti. A proposito, il suo soffice e setoso mantello mi sembra diventato più spesso. Saranno i golosi premietti che il mio consorte, suo adoratore-schiavo, le concede a mia insaputa (almeno così crede lui… ah, ah, ah), o il gene Hymalaiano che vien fuori con la crescita?

L’Epifania tutte le feste porta via

 La Befana ha dimenticato sul nostro tavolo le sue calze rosse. Ginevra si è avvicinata ad esse con circospezione e le ha annusate senza osare toccarle; forse ha pensato che la Befana sarebbe tornata a riprendersele. Invece la vecchina non solo ha dimenticato le calze manon si è portata via nemmeno il virus, anzi durante le vacanze natalizie quest’ultimo si è diffuso fra studenti, e anche ministri e virologi. Il tasso di positività è schizzato oltre il 19% e si sono registrati più di 200000 nuovi contagi in un giorno. Sono numeri che preoccupano Presidi e Presidenti di alcune regioni che chiedono a gran voce la didattica a distanza. L’obbligo alla vaccinazione per chi ha più di cinquant’anni non risolve il problema della scuola, con i ragazzi che spesso utilizzano i mezzi pubblici stipati come sardine nelle scatolette. Accanto a genitori che temono una sorta di lockdown scolastico, molti addetti alla sanità temono che non sarà possibile sostenere i ritmi dei tamponi agli studenti nei prossimi giorni… Ginevra viene a strofinarsi silenziosamente e delicatamente sulle mie gambe con un accenno di fusa. Sembra voler dire “Non ti preoccupare, guarda c’è il sole che splende là fuori e sono sbocciati i ciclamini!”. Allora usciamo sul balcone e Ginevra, che tengo in braccio perché non abbiamo ancora provveduto alla necessaria recinzione-protezione, annusa un ciuffetto di gerani rossi che hanno aperto le loro corolle fuori stagione e sembrano offrirle un festoso benvenuto.  In lontananza, sul Monte Legnone, qualcosa che brilla in mezzo alla neve pare farci l’occhiolino.

Domenica 9  gennaio. In attesa di nuove regole

Dopo la consueta mattinata di coccole con tanto di riporto nel lettone di “topo-topo” (per intenderci quello fatto con il fermacapelli di visone e coda-cordino color vinaccia, non quell’altro acquistato in negozio, un topino bianco con la boccuccia rossa al quale Ginevra fa spiccare balzi prodigiosi fino a quando riesce a sciogliere il nodino dell’elastico che lo tiene agganciato al pomello di un’anta) e la sessione di gioco, nel pomeriggio Ginevra si è acciambella sulla scrivania davanti al computer. Sembra pensierosa e ascolta mio marito che mi espone le ultime novità sulla scuola la cui ripresa si prospetta complicata. Ci sono studenti positivi – mi dice- studenti in quarantena o in sorveglianza, studenti impossibilitati a recarsi a scuola, studenti che hanno fatto il tampone di controllo ma non hanno ancora comunicato il risultato. Anche fra i docenti e il personale ATA c’è qualche assente. Ginevra aguzza le sue orecchiette piccole, con le punte arrotondate poi, ci mostra il suo profilo alla romana, si accomoda meglio ed emette un sospiro. Eh, sì, non c’è da stare allegri, tant’è che alcuni giornalisti oggi scrivono che ci saranno classi con più banchi vuoti di quelli occupati dagli studenti e che i numeri dei positivi schizzano man mano che i presidi aggiornano i dati. A questo punto Ginevra si alza, fa la gobba, si stiracchia, agita la sua morbidissima coda a pennacchio, che con il riflesso del sole ha qualcosa di magico, poi mi guarda e sembra volermi dire di non essere pessimista.  Di certo ha ragione Ginevra, alla fine si trova sempre una soluzione.  Una professoressa di Lodi nel periodo buio del Covid, quando sembrava che il mondo fosse impazzito con i vicini che si spiavano vicendevolmente, i fratelli che iniziavano a litigare fra loro e i figli che si allontanavano dai genitori, aveva proposto ai suoi studenti di raccontarsi storie come fecero i protagonisti del Decameron durante la peste del 1348. Se si dovesse ricominciare con la didattica a distanza si potrebbe prendere spunto da quell’idea, e se class room fosse ancora complicata per qualcuno, ci sono pur sempre i messaggi vocali e Whatsapp. Raccontarsi storie, scrivere poesie!  Beh, si può tentare. Ci provo anch’io con un testo dedicato alla mia piccola Ginevra intitolato:

  Ho veduto”.

Ho veduto vibrare
le tue labbra nel sonno
forse rincorrevi gli uccelli
che hai udito cantare
nella realtà virtuale.
Ho veduto l’ombra
di un sorriso beato,
specchio di un sonno fidato
che appaga come una carezza.
Per non risvegliarti
a labbra chiuse ti ho ringraziato.

 10 gennaio

Questa mattina Ginevra ha deciso di anticipare la sveglia alle cinque con doppia dose di fusa, testatine e leccatine; evidentemente l’istinto felino le ha fatto capire che sono terminate le vacanze natalizie e per mio marito oggi riprendono le lezioni. Detto addio al sonno, eccomi lì’ a leggere due pagine, poi doccia e pettinata veloce con l’orecchio alla radio dove un tizio sta parlando di pesci con la pancia piena di mozziconi di sigarette, di montagne fatte di abiti usati, ma anche nuovi, con tanto di cartellino, che giacciono nel deserto di Atacama, un’enorme discarica frequentata da donne con bambini che cercano qualcosa per sé o da poter vendere. Il tale che sta parlando alla radio aggiunge qualcosa a proposito del Leviatano. Penso subito al gigantesco e voracissimo mostro acquatico della tradizione biblica, ma tizio, che si esprime per metafore, allude all’onnipotenza dello Stato nei confronti dell’individuo e lamenta la mancanza di comunicazione da parte di chi invece dovrebbe metterci la faccia su provvedimenti come quello dell’ obbligo vaccinale per chi ha più di cinquant’anni, sulla situazione della scuola, sull’aumento delle bollette, ecc, ecc. A questo punto spengo la radio, esco dal bagno e accompagnata dal miagolio dolce e sommesso di Ginevra, mi reco in cucina per darle un po’ di tonno e gamberetti di cui sembra molto golosa, preparo la terza pallina di carta stagnola- è  stata abilissima nel nascondere le altre due – e gioco un poco con lei.  Per la verità oggi Ginevra fa tutto da sola: lancia la pallina con la zampetta, la rincorre, palleggia, poi la riporta stringendola in  bocca e si sdraia sul tappeto per riprendere fiato. So che le basterà poco tempo, ma ne approfitto comunque per sbrigare le faccende di casa; c’è da  sparecchiare il letto, passare l’aspirapolvere, pulire la sua lettiera e preparare un po’ di verdura come accompagnamento al pollo arrosto.

11 gennaio

“I professori ci sono tutti, mancano invece un po’ di alunni”, mi informa Giorgio al suo ritorno da scuola. Lo stile è telegrafico, evidentemente oggi non ci sono grosse novità e poi, intuisco, vuole sapere di Ginevra. Lo prevengo raccontandogli che durante la mattinata si è mostrata interessata alle verdure che stavo affettando per la preparazione del minestrone, a verze e porri, in particolare, che ha annusato con il suo simpatico tartufino scuro; ha annusato anche il vento attraverso la portafinestra a vasistas che dà sul terrazzo dove sono fioriti i ciclamini rosa e premono gonfie le rosette delle Kalanchoe. É un vento che spazza il cielo e rischiara il paesaggio facendo sognare la primavera, che trasporta per sentieri conosciuti in angoli remoti dove dimenticare per qualche istante distanziamento e isolamento. Il virus imperversa ancora, nonostante tutto, e mi fa sentire prigioniera, chiusa in una bolla, come la “Tusa del canatori”, nume tutelare, protettrice del focolare domestico, che mi è stata regalata a Natale dall’amica Rina.  Se guardo la “tusa”, questa piccina con le treccine, simbolo del faticoso lavoro minorile, che, insieme alle sue coetanee in Valle Intelvi, ma non solo, faticava per trasferire il filo di seta dalle matasse del bozzolo ai rocchetti della filatura, non posso non ricordare che gli incannatoi, quelli sì che potevano diventare una prigione! Quando si hanno nove, dieci, undici anni, si dovrebbe poter giocare all’aria aperta e non lavorare notte e giorno in un ambiente non sempre sicuro; così poco sicuro che, quella notte del 1930, due giovani di Schignano perirono nell’incendio del “canatori” di Dizzascodopo aver tentato inutilmente di scappare dalle finestre cinte di robuste grate. Lo stare insieme, tanto agognato in tempo di lockdown, certo loro era concesso, unicamente perché stando sedute molto vicine le une alle altre potevano meglio essere controllate dai direttori. “Controllare, testare, tamponare, chiudere, isolare”, riusciremo mai a dimenticare queste parole? Per ora credo di no, ci sentiamo ancora fragili come l’esercito di terracotta cinese, quello della città di Xian dove, da prima di Natale, è scoppiato il più grave focolaio dai tempi di Wuhan. Ginevra a questo punto sbadiglia, sembra dirmi che l’ho fatta un po’ troppo lunga e che è disposta a scusarmi solo in cambio di un goloso croccantino.  Direi che se lo è meritato e così, mentre lei sgranocchia il suo premietto al formaggio, io leggo un Haiku che ho improvvisato in suo onore:

 “Scende la sera./ Risplende il cielo/ nei tuoi occhi”.   

Ginevra mi propone le sue considerazioni feline sotto forma di fusa. Pare che l’Haiku le sia piaciuto! Forse è stata solleticata nella sua vanità femminile o forse ha colto il sincero stupore, uno stupore quasi infantile, che mi prende talvolta osservandola, oppure, terza ipotesi, ama la poesia come la gatta certosina dell’amico Wolfango, artista e poeta. Allora decido di leggerle un antico Hokku del maestro Matsuo Basho:

Al vecchio stagno
una rana salta dentro.
Suono dell’acqua.

Il tuo gatto è sociopatico?

Se il tuo gatto ha comportamenti strani, potrebbe avere problemi di personalità: uno studio ha sviluppato un test per scoprirlo.

fonte FOCUS.IT

Esiste un test che si chiama CAT-Tri+ composto da 46 affermazioni che i padroni dei gatti devono valutare per arrivare a capire se il loro amico è più o meno sociopatico (perché un po’ lo è sempre). Real Moment/Shutterstock

È possibile applicare le stesse categorie psicologiche che usiamo per gli esseri umani anche ad altri animali, nello specifico a un certo animale domestico che ha la fama (spesso immeritata, ma questo è un altro discorso) di essere scostante, imprevedibile e in certi casi completamente fuori di testa? Stiamo parlando del gatto, soggetto di uno studio (e di un sondaggio al quale potete partecipare anche voi) condotto dall’università di Liverpool il cui scopo è cercare di capire se, come noi umani, anche i gatti possono mostrare segni di sociopatia. Lo studio è pubblicato su Journal of Research in Personality, mentre per il sondaggio dovete pazientare ancora un istante, perché dobbiamo spiegarvi un paio di cose.

Psicogatto

Ad alcuni proprio non piace, ma sono molti di più coloro che lo amano. Si calcola che in tutto il mondo ci siano ben 600 milioni di gatti domestici: quasi il doppio degli abitanti degli Stati Uniti! Insomma, è il più diffuso animale da compagnia, eppure su questo felino persiste tuttora un alone di mistero che avvolge l’origine del rapporto con l’uomo, tanto che ancora oggi alcuni studiosi ritengono che questo animale non abbia mai per davvero completato il passaggio da felino selvatico a gatto domestico.

Negli ultimi anni, però, nuovi dati provenienti dalle indagini genetiche e dai ritrovamenti archeologici stanno aiutando a chiarire alcuni dubbi che riguardano la storia di questo affascinante animale:

  • nuovi studi sono in corso sulla genetica dei gatti;
  • il rapporto con l’uomo è cominciato con la nascita dei primi villaggi;
  • Egizi e Fenici li hanno diffusi in tutto il Mediterraneo;
  • i gatti si sono incrociati di continuo con gli esemplari selvatici.

I PRIMI GATTI SELVATICI. Prove anatomiche e genetiche hanno accertato che l’antenato selvatico del gatto domestico è il Felis libycao, gatto selvatico fulvo (o libico), specie distribuita in ampi territori e che ha almeno tre sottospecie attualmente riconosciute. Confrontando il Dna mitocondriale (di origine solo femminile, ossia matrilineare) e brevi sequenze di Dna nucleare (le microstelliti) delle specie di gatti selvatici eurasiatici e mediorientali del genere Felis (F. silvestrisF. bietiF. libyca ornataF. libyca cafraF. libyca libyca) con il Dna di 979 esemplari di gatti domestici di tutto il mondo si è scoperto che gli esemplari addomesticati condividono tutti lo stesso Dna, e che quest’ultimo è praticamente indistinguibile da quello dei gatti selvatici mediorientali (Felis libyca), una delle tre sottospecie del gatto selvatico fulvo. Ciò dimostra non solo che il gatto domestico (Felis catus) deriva dai gatti selvatici mediorientali, ma anche che la prima domesticazione è avvenuta proprio in questa regione.

I 50 migliori film del 2021 nel Regno Unito, No 1: The Power of the Dog

Con Benedict Cumberbatch nei panni di un cowboy beffardamente malizioso nel Montana degli anni ’20, il teso psicodramma western di Jane Campion, il suo primo lungometraggio in oltre un decennio, è il nostro miglior film del 2021

Il cavallo oscuro... Phil, il malvagio allevatore del Montana di Benedict Cumberbatch, prende una svolta a sorpresa in The Power of the Dog.
Dark Horse … Phil. Il malvagio allevatore del Montana di Benedict Cumberbatch. Fotografia: Netflix/AP

TIl miglior film dell’anno è un western, basato su un romanzo degli anni ’60 (di Thomas Savage) quando il western era un genere popolare più accettato sia nei film che nei libri di quanto lo sia ora. Ma modifica quel genere, creando qualcosa di più sfuggente e ingestibile: lo psicodramma western? gotico occidentale? E affronta questioni riguardanti la politica sessuale, la mascolinità tossica e le disfunzioni familiari in un modo molto contemporaneo.

Jane Campion fotografata da Grant Matthews.

The Power of the Dog è il primo lungometraggio di Jane Campion in oltre un decennio, gli ultimi 10 anni sono stati per lo più occupati dalla sua serie TV in streaming di successo, Top of the Lake, con Elisabeth Moss . Forse quel progetto ha influenzato l’elemento del mistero dell’omicidio in questo ultimo film, il cui titolo è tratto da Salmi 22:20: “Libera la mia anima dalla spada, la mia preziosa vita dal potere del cane!”

Benedict Cumberbatch e Jesse Plemons interpretano due fratelli, Phil e George, che gestiscono un ranch nel Montana degli anni ’20. Phil è un ruffiano sudato: un prepotente istintivo e feroce che chiama suo fratello “cicciotto”, incoraggia i braccianti del ranch a deriderlo e deride le pretese di George di vestiti e cappelli stravaganti. Nel suo modo presuntuoso e autocelebrativo, Phil è ossessionato dal fatto che è lui quello con il know-how pratico per far funzionare il ranch, a differenza di suo fratello milksop, perché ha imparato queste abilità da un veterano allevatore , ora morto, chiamato Bronco Henry. Ma Phil è anche represso e dipende completamente da George emotivamente: questi due uomini adulti condividono una camera da letto nella loro grande casa come bambini piccoli.https://www.youtube-nocookie.com/embed/ELvKuuXdfCU?wmode=opaque&feature=oembed

Ma quale di questi due si sta dando delle arie? Chi sta mettendo in scena? I due fratelli vengono dal denaro: i loro genitori ricchi, sofisticati e politicamente ben collegati li hanno messi in gioco negli affari. C’è una scena straziante quando la coppia di anziani viene a cena: George insiste per vestirsi in smoking. Ma Phil mette tutti in imbarazzo presentandosi sudato e sporco.

Le tensioni esistenti tra i fratelli esplodono allo scoperto quando George rivela a Phil di essersi sposato, a Rose ( Kirsten Dunst ) la vedova che gestisce il caffè in città e ha un sensibile figlio adolescente Peter ( Kodi Smit-McPhee ), ora essere il figliastro ed erede di George. Rose sta per trasferirsi come padrona di casa e Phil avverte l’immediata perdita del proprio status: sottopone Rose a un’odiosa campagna di molestie e rende Peter oggetto di bullismo omofobico. Ma poi avviene una strana inversione di tendenza: fa amicizia con il giovane Peter e dichiara che lo porterà a cavalcare nelle remote colline dove lo istruirà sui modi di allevare e di essere un uomo, come gli ha insegnato Bronco Henry.

Cumberbatch rende Phil un mostro vivido e orribile, tanto più inquietante per i suoi lampi di intelligenza e astuzia. Quando Rose porta il suo pianoforte nella grande casa (un’eco irresistibile del precedente classico di Campion ) e tenta di suonarci la Marcia Radetzky di Strauss, Phil si unisce maliziosamente al suo banjo a cinque corde, allontanando la povera Rose dal suo colpo e rivelando che lui è, infatti, un po’ più talentuoso musicalmente di lei. Ma la performance di Kodi Smit-McPhee nei panni di Peter eguaglia lui in presenza e potenza, e la storia non va affatto dove pensi. È un film dal morso letale.

Perché i bulldog francesi sono più esposti ad almeno 20 malattie

bulldog francesi sono piu esposti ad almeno 20 malattie

Studio del Royal Veterinary College Hertfordshire pubblicato sulla rivista Canine Medicine and Genetics. La vulnerabilità di questa razza in parte è dovuta al tipico muso più corto e alla testa piatta

I Bulldog francesi rischiano di ammalarsi di più rispetto ad altre razze canine, con una probabilità di contrarre almeno 20 patologie in più rispetto ai suoi simili.  A riportarlo, uno studio del Royal Veterinary College Hertfordshire, in Inghilterra, pubblicato sulla rivista Canine Medicine and Genetics.

La vulnerabilità del Bulldog francesce in parte è dovuto al tipico muso più corto e alla testa piatta e quindi, per ridurre i rischi di disturbi respiratori associati al suo aspetto, gli autori propongono di concentrare l’allevamento verso esemplari con caratteristiche fisiche più moderate.

Per la ricerca, gli scienziati hanno analizzato i dati delle pratiche veterinarie in tutto il Regno Unito dal 2016 avvalendosi di un ampio database della VetCompass, che includeva 2.781 Bulldog francesi e 21.850 esemplari di altre razze canine.

Gli autori hanno analizzato 43 disturbi specifici e confrontati tra Bulldog francesi e altre razze canine. Dai dati emerge un problema del Bulldog legato alle narici ristrette di 42 volte maggiore rispetto alle altre razze, della sindrome delle vie aeree ostruttive di più 30 volte maggiore.

In più, si rileva un problema di secrezione dell’orecchio più 14 volte e di dermatite cutanea di 11 volte maggiore agli altri cani. Dai risultati emerge un ‘gap’ diagnostico rilevante: solo 1.764 dei bulldog francesi, cioè il 63,4% di loro ha ricevuto diagnosi per uno o più disturbi, rispetto a 14.442, quindi al 66,1% di altre razze canine.

Ciò suggerisce che i Bulldog francesi hanno probabilità leggermente inferiori di ricevere diagnosi di patologie, ma potrebbe anche indicare che i proprietari sono più bravi a identificare i problemi di salute in altre razze canine. 

In conclusione, nonostante abbiano un rischio maggiore di sviluppare almeno una ventina di disturbi comuni, i Bulldog francesi hanno minori probabilità di avere diagnosi rispetto ad altri cani, inclusi comportamenti indesiderati, zoppia e obesità con una percentuale di 11 su 43 disturbi comuni.

Ciò evidenzia che la razza ha un ampio margine di miglioramento riguardo la salute. Gli autori suggeriscono che l’allevamento selettivo lontano dalle caratteristiche fisiche sono associate a disturbi di salute, potrebbe migliorare la salute generale della razza. I ricercatori chiedono di “dare la priorità alla salute dei cani rispetto ai desideri umani per l’aspetto di questi cani e ora di continuare questa evoluzione della razza verso una conformazione più moderata.

Bonus animali domestici 2022, tutte le informazioni necesarie

Riconfermato dalla Legge di Bilancio, il Bonus animali domestici sarà presente anche nel 2022 con alcune novità

Cuccioli (Screen Pinterest)
Cuccioli (Screen Pinterest)

Il Bonus animali domestici è stato riconfermato anche nel 2022 dalla Legge di Bilancio, apportando però novità a quello dell’anno precedente. In primis i diritti e la salute degli animali selvatici, fornire un supporto e aiuto concreto a tutti gli animali randagi che vivono nelle strade del nostro paese e ovviamente un supporto economico per tutte le famiglie che hanno in casa un quattro zampe.

Il fondo stanziato di circa 2 milioni l’anno, per i prossimi 3 anni, servirà anche per sostenere e aiutare gli animali randagi del paese, soprattutto in Calabria, Sicilia, Puglia, Sardegna, Abruzzo, Campania, Molise e Basilicata.

Il Bonus prevede inoltre l’aumento del massimo indicato per le spese veterinarie che da 500euro passa a 550, potendo così arrivare ad un bonus massimo di 80euro. Capiamo meglio le novità, chi può usufruirne e a chi sono rivolte.

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Il Bonus animali domestici 2022 è un aiuto a tutte le famiglie che hanno in casa un quattro zampe. La detrazione fiscale è del 19% sull’importo di tutte quelle spese fatte per i nostri amici animali come visite veterinarie, esami, interventi e farmaci. Il Bonus può arrivare fino ad 80euro, grazie all’aumento del massimo della spesa detraibile passato da 500euro a 550.

Chi può richiederlo? La cosa importante è avere la tracciabilità delle spese effettuate. Può essere richiesto da tutti i cittadini italiani, ma anche da chi è in possesso di un permesso di soggiorno. La richiesta può essere inoltrata una sola volta, tramite il modulo da compilare che si trova sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Non ci sono limitazione legate all’ISEE della famiglia. Serve la documentazione relativa al microchip e dell’iscrizione all’Anagrafe Canina per i cani o per i gatti, dato che non c’è l’obbligo del microchip, l’unico modo è mostrare la fattura di acquisto nel caso si sia comprato il felino.

Altre novità sono il voler aiutare in modo concreto tutti quegli animali che non hanno una fissa dimora vivendo in strada e tutelare i diritti e la salute degli animali selvatici. Come? E’ stato stanziato un fondo di circa 2 milioni l’anno per i prossimi 3 anni, per intervenire sulle regioni che hanno maggiormente bisogno di aiuto con tutti i cuccioli randagi, come Campania, Abruzzo, Calabria, Puglia, Molise, Basilicata, Sardegna e Sicilia.

Si supporteranno anche tutti quegli animali che sono più a rischio della persecuzione da parte dell’uomo come orsi o cinghiali. Inoltre ci sarà la chiusura degli allevamenti di visoni in modo permanente, in quanto oltre alle motivazioni etiche, anche per cause sanitarie in quanto questi animali possono ammalarsi di Covid e permettere al virus di mutare.

fonte

Svelate le canzoni natalizie preferite dai cani

Un sondaggio su 1.000 proprietari di cani rileva che il successo festivo di Wham Last Christmas è la melodia migliore per i cani

Cane Labradoodle dorato a casa sul divano

Da Wham’s Last Christmas a Jingle Bells, gli umani non sono l’unica specie a godersi le canzoni festive.

Un sondaggio condotto su 1.000 proprietari di cani dall’ente benefico Guide Dogs ha rilevato che il classico di Wham era il più amato dai cani, con il 10% dei voti, seguito da Jingle Bells (9%) e All I Want for Christmas is You di Mariah Carey (6% ).

Coloro che hanno preso parte al sondaggio hanno affermato che ai loro animali piacevano le tracce allegre, piuttosto che quelle più tranquille, lente o strumentali. Inoltre, al 90% dei cani piace la musica e può avere un effetto diverso su di loro, che va dal renderli energici (23%) all’aiutarli ad addormentarsi (11%). Un quarto dei proprietari di cani ha affermato che la musica è stata utile per mantenere il cane calmo o a suo agio.

La dottoressa Helen Whiteside, responsabile scientifico di Guide Dogs UK, ha dichiarato: “Mentre non vediamo l’ora di trascorrere il periodo festivo con amici e persone care, questo Natale sarà un cambio di passo per un’intera generazione di nuovi cani nati durante il blocco.

“È probabile che le case siano più affollate del normale e la routine di molti cani cambierà. La musica è spesso usata per calmare i cani in tempi di cambiamento e stress, quindi non sorprende che giocherà un ruolo chiave per i cani questo Natale”.

Ha aggiunto che il sondaggio ha anche mostrato che la musica può far emergere momenti divertenti da condividere tra cane e proprietario. Altri brani preferiti sono stati Driving Home for Christmas di Chris Rea, Sta cominciando ad assomigliare molto al Natale di Michael Bublé e A Wonderful Christmas Time di Paul McCartney.

La crescita della proprietà di cani è stata notata negli ultimi anni poiché le persone hanno acquistato cuccioli durante la pandemia. I dati di marzo hanno rivelato che oltre 3,2 milioni di animali domestici sono stati acquistati dalle famiglie del Regno Unito durante il blocco.

Tuttavia, da quando sono state revocate le restrizioni per il Covid, è stato riferito che alcuni proprietari hanno iniziato a tornare in ufficio e ad abbandonare i loro animali domestici poiché non hanno più tanto tempo per loro.

Molti di questi animali domestici sono stati acquistati online, affermano gli enti di beneficenza, e le loro vere origini e problemi medici non sono stati divulgati. Spesso hanno una maggiore incidenza di problemi comportamentali e di salute e sono quindi più difficili da reinserire. Gli enti di beneficenza e i rifugi per il salvataggio degli animali hanno avvertito che le persone spesso fingono che i cani acquisiti durante il blocco siano randagi per sbarazzarsi di loro.